Preparati eravamo preparati, ma l'impatto è stato lo stesso pesante. Perché la relazione approvata due giorni fa dal CdA della Roma, ci ha sbattuto in faccia un rosso di bilancio, al trenta marzo scorso, a tre cifre, meno 126,4 milioni relativi solo a una società, considerando pure il resto ci risulta che il meno arrivi a circa 139 milioni. Per dare un ulteriore dato, c'è quello riferito alla stessa data di dodici mesi prima che diceva meno 29,4 milioni, in pratica cento milioni meglio rispetto ai numeri attuali. Cento milioni che in buona parte possono essere spiegati con la mancata partecipazione alla Champions che per il solo girone di qualificazione garantisce introiti tra i cinquanta e i sessanta milioni. Ci sono anche altri numeri che testimoniano come, rispetto a soli dodici mesi fa, i conti economici abbiano subito una contrazione notevole. Per esempio: rispetto allo scorso anno, c'è da registrare un meno 34,026 milioni alla voce introiti dal botteghino, un meno 3,108 alla voce sponsor (l'addio obbligato per legge al marchio Betway), un meno 22,767 alla casella dei diritti televisivi.

Non c'è bisogno di essere laureati con lode in fisica nucleare per capire che la situazione economica della Roma non può lasciare tranquilli. Ma prendendo in prestito uno degli aforismi più celebri di Ennio Flaiano, «la situazione è grave ma non seria», bisogna anche sottolineare come nella stessa relazione, ci siano alcuni elementi che lasciano spazio a una piccola luce in fondo al tunnel economico in cui è caduta la società giallorossa, situazione che era già parecchio negativa prima della diffusione della pandemia. Il primo elemento è che i soci hanno scritto nero su bianco che da qui al trentuno dicembre garantiranno la continuità aziendale, assicurando le risorse necessarie attraverso, per esempio, gli oltre quaranta milioni di aumento di capitale che devono essere ancora immessi. La seconda è che la data fissata al trentuno dicembre, rappresenta lo spartiacque rispetto a qualche possibile novità nell'assetto societario, ovvero l'ingresso di nuovi soci investitori, nuovi soci che in questo caso devono intendersi come una nuova proprietà. Non va dimenticato che il gruppo Friedkin non può essere ancora considerato fuori, così come, attraverso la banca Goldman, l'asset Roma sia stato proposto in tutto il mondo in cerca, appunto, di nuovi soci. La terza via, e che al momento è quella che sicuramente sarà percorsa almeno per ridimensionare i danni, è la cessione dei giocatori. Cessioni che devono far rima con plusvalenze, le uniche che potranno essere detratte dal passivo di bilancio.

Plusvalenze

Da qui al trentuno dicembre se ne dovrebbero fare per circa cento milioni per dare una sistemata importante ai conti. Non sarà facile, soprattutto considerando che a via Tolstoj c'è la volontà di non cedere assolutamente Zaniolo che, da solo, potrebbe garantire una plusvalenza di una settantina di milioni, dimezzando di fatto il passivo. La stessa intenzione, peraltro, c'è nei confronti di Lorenzo Pellegrini con la variante, però, che il ragazzo cresciuto a Trigoria nel suo contratto ha una clausola di cessione (trenta milioni pagabili in due rate) che mette la società giallorossa nelle condizioni di poter essere solo spettatrice sul futuro di Pellegrini. Per questa ragione nei prossimi giorni l'amministratore delegato Guido Fienga si confronterà con il giocatore, illustrandogli le strategie per il futuro che lo mettono al centro del progetto, nella convinzione che il ragazzo, già di suo propenso a rimanere, non cederà alle lusinghe economiche che sicuramente gli arriveranno.

Detto questo, l'obiettivo del club è materializzare le plusvalenze con tutta una serie di altre cessioni: Schick, Gonalons, Florenzi, Kluivert, Ünder, eventuali scambi (Mandragora-Cristante, Biraghi-Spinazzola o Florenzi), più una serie di giovani (Riccardi, Bove, forse Bouah) che potrebbero garantire un certo numero di milioni di plusvalenze. L'obiettivo è quello di realizzare (in plusvalenze) non meno di ottanta milioni che sottratti, garantirebbero contorni meno preoccupanti al passivo. La prima plusvalenza potrebbe essere Schick, ieri di nuovo in gol in Bundesliga, terza rete nelle ultime tre gare, toccata quota dieci in totale, giocatore con cui si punta a incassare non meno di venticinque milioni (sarebbero sette di plusvalenza). Se non dovesse essere il Lipsia, sarà un club di Premier (Everton in pole) ad acquistare l'attaccante ceco. «Ho detto più volte che mi piacerebbe rimanere al Lipsia - ha detto il classe 1996 di Praga -. Tutto è adatto a me qui: la squadra, l'allenatore, il modo in cui giochiamo, la città. Il 3-0 al Barcellona con la Roma la partita più bella della mia carriera. Spero di viverne altre», ha detto.

Acquisti

Pur pensando alle cessioni, la Roma è consapevole che comunque dovrà allestire una squadra competitiva per poter tornare nella panacea della Champions (dovesse riuscirci in questo finale di campionato, molti problemi sarebbero già risolti). In questo senso un obiettivo ormai a un passo è quello di Pedro. È in scadenza di contratto con il Chelsea, il cartellino costerà zero (a parte le commissioni), ha già detto sì al club giallorosso, in Inghilterra danno l'affare già per fatto. Così come per il prolungamento del prestito di Mikitharyan e, pure, la conferma di Smalling anche se per il difensore si deve ancora trovare la formula, ovvero un altro anno di prestito oppure l'acquisto. Zappacosta, se darà garanzie, potrebbe rimanere sempre in prestito. A quel punto mancherebbe solo il vice Dzeko. Il favorito è Kean che può arrivare in prestito, in caso contrario piacciono Eduard (Celtic), Bustos (Talleres), Thuram (Borussia Moenchengladbach).