La moda dei parametri zero. Di questi tempi è sempre andata in onda. Legittima, per carità, ma con il rischio di andare al di là anche di una realtà oggettiva. Prendiamo la nostra Roma, per esempio. Sono settimane che, con una ciclicità sospetta, spuntano alcuni nomi per la Roma che sarà. I più gettonati? L'attaccante esterno spagnolo Pedro, il difensore centrale belga Jan Vertonghen, la punta pure lui belga Dries Mertens, il centrocampista offensivo Giacomo Jack Bonaventura. I primi tre hanno anni trentatré e alle spalle una carriera, soprattutto i primi due, con stipendi di quelli che possono destabilizzare un bilancio. Il quarto di anni ne ha trentuno e ha capito che la sua avventura al Milan è arrivata al capolinea. Tutti e quattro sono stati accostati alla Roma. Eppure l'identikit che è stato tracciato per i nuovi arrivi a Trigoria, è abbastanza chiaro: giovani, ingaggio non superiore ai due milioni a stagione, emergenti, cioè in grado di rappresentare pure un investimento in modo, tra qualche anno, di poter rappresentare calciatori da plusvalenze. Per rendersi conto di questo identikit, il ds Gianluca Petrachi ha lasciato indizi piuttosto chiari nell'ultimo mercato di gennaio, quando ha continuato la rivoluzione giallorossa prendendo tre ragazzi (Perez, Villar e Ibanez) che rispondono perfettamente all'identikit che vi abbiamo appena tracciato. Quindi, Vertonghen, Pedro e Mertens, giocatori che viaggiano con ingaggi tra i quattro e i cinque milioni di euro netti a stagione, sono da scartare a prescindere (oltretutto l'attaccante del Napoli avrebbe già trovato l'accordo con l'Inter per uno stipendio da cinque milioni). L'unico, insomma, che potrebbe in qualche modo interessare sarebbe Bonaventura, se non altro perché ha due anni di meno e pretese economiche inferiori.

Bonaventura

Ma il vero, eventuale, vantaggio di Bonaventura in chiave Roma, è rappresentato dal suo procuratore, nientepopodimenoche Mino Raiola. Che con la Roma ha una serie di possibili affari, Kean, Mkitharyan, la cessione di Kluivert al migliore offerente, che nell'«io do una cosa a te, tu dai una cosa a me», potrebbe favorire un accordo per il Jack che la Milano rossonera che il prossimo anno si vestirà di tedesco ha deciso di scaricare. Il giocatore è stato offerto alla dirigenza giallorossa, magari anche con l'intenzione di creare concorrenza e quindi eventuale asta per lo stipendio, con altre due società italiane che sono interessate al giocatore, cioè Atalanta e Torino. Solo che la richiesta per il contratto del giocatore è stata un triennale da tre milioni netti a stagione, richiesta argomentata con il fatto che il cartellino costerebbe zero. Cosa, peraltro, che non è mai vera in queste situazioni, visto che i procuratori si dimenticano sempre di mettere a conto le loro commissioni che in questi casi sono spesso esagerate al punto da diventare sospette (esempio: la Juventus quando prese il turco Emre Can a zero, pagò commissioni per circa sedici milioni di euro).

L'Atalanta e il Torino si sono tirate già fuori da questo gioco al rialzo per lo stipendio di Bonaventura. E allora, cara Roma, perché non lo prendi? No, a queste condizioni la società giallorossa non ha nessuna intenzione di portare a Trigoria Bonaventura che pure è un giocatore, quando sta bene, di indiscutibili qualità tecniche. L'operazione, insomma, non sembra destinata a chiudersi con la fumata bianca, a meno che le richieste raiolane non subiscano un taglio non inferiore al cinquanta per cento. Anche se la Roma sta cercando un esterno sinistro alto. Ma soprattutto perché per questo ruolo l'obiettivo numero uno è un altro.

Boga

La prima scelta petrachiana, sempre se avrà il cash a disposizione, è Jeremie Boga, giocatore che risponde alla perfezione all'identikit che vi abbiamo fatto. Ventitrè anni, francese con radici in Costa d'Avorio, fisico che è meglio sempre averlo come amico, in crescita esponenziale, otto gol in questa stagione, uno proprio alla Roma di straordinaria qualità tecnica, ambizione di arrivare in una squadra da coppe europee, possibilità, tra qualche anno, se confermerà la crescita, di trasformarsi in un investimento molto remunerativo, ingaggio entro i parametri giallorossi con tanto di aumento rispetto a quello che prende al Sassuolo. La squadra emiliana, per la verità, è una bottega piuttosto cara, ma con il club griffato Mapei la Roma ha in ballo la cessione definitiva di Defrel che porterà nelle casse giallorosse una decina di milioni garantiti. Non sarebbe male come base di partenza. A meno che non rientri in scena il Chelsea che sul ragazzo che è cresciuto a Stamford Bridge, ha conservato un diritto di riacquisto a quindici milioni. Dovesse esercitarlo, cosa possibile, bisognerebbe trattare con il club londinese, magari inserendo nella trattativa il rinnovo del prestito di Zappacosta. Con diciotto-venti milioni si potrebbe fare. Dieci arrivano per Defrel, l'esborso economico non sarebbe così penalizzante. Petrachi ci sta pensando.