La collocazione del bond è stata indubbiamente un successo, ma non servirà a finanziare la campagna acquisti della Roma, semmai a riparare qualche danno dell'ultima e ad accompagnare la crescita del club. Per operare sul mercato in entrata, e dunque assicurare all'allenatore i giocatori che mancano (ne ha parlato Fonseca stesso: la priorità è il difensore centrale, il resto è tutto un gioco di incastri e se uscirà un titolare ne dovrà entrare un altro), bisogna invariabilmente procedere alle cessioni. Al momento la lista dei soldi spesi (98 milioni) equivale più o meno a quelli incassati (95). C'è però un tesoretto teoricamente raggiungibile con i giocatori in vendita che supera i cento milioni di euro, ma nessuno crede davvero che entro la fine del mercato (2 settembre) sarà totalmente incassato. Al momento però si è nella fase dello stallo più preoccupante ed è quello, al di là delle difficoltà eventuali a raggiungere accordi per acquistare i giocatori nel mirino di tecnico e ds, a bloccare il mercato in entrata.

Alderweireld, Lovren, Icardi, Higuain, Suso, Hysaj, solo per nominare i giocatori più discussi delle ultime ore: ad ognuno di loro è legata una diversa trattativa con diverse particolarità, ma nessun colpo può essere affondato se prima non si vende. E al momento Petrachi (e Fienga che poi di ogni operazione è il responsabile finanziario) è preoccupato dai problemi che derivano dall'invendibilità di giocatori pesanti (per ammortamento e ingaggio) come Olsen, Pastore, Nzonzi, Gonalons, Karsdorp e persino Defrel, sulla via di Cagliari ma non ancora sbloccato. La Roma con ognuno di questi giocatori è stata chiara, ognuno evidentemente nella particolarità della sua personale situazione. Perché se per esempio è evidente ed assodato che Olsen, Nzonzi e Gonalons (com'era anche la situazione di Defrel) non faranno in alcun caso parte del progetto di Fonseca, per giocatori tipo Karsdorp e Pastore potrebbe esserci spazio anche all'interno della rosa se non ci sarà modo di venderli con reciproca soddisfazione.
Sono un po' quelli che dentro Trigoria vengono definiti "i guai combinati da Monchi", con evidente riferimento soprattutto ai casi Nzonzi e Pastore (e in parte anche Olsen). L'argentino è stato un po' il vero vulnus alla base degli insuccessi dello scorso anno. È stata la vera scommessa persa da Monchi e, di conseguenza, dalla Roma. Il costo del cartellino e soprattutto durata e costo dell'ingaggio sono le zavorre che oggi impediscono al club di programmare in maniera diversa il proprio futuro. L'idea di base era di provare a cederlo, ma l'argentino non ha mai preso in considerazione le proposte più esotiche mentre dal fronte del calcio che conta non sono arrivate offerte di alcun tipo. Fonseca apprezza le sue qualità tecniche e sta provando a responsabilizzarlo per riuscire nel miracolo di far tornare fertile un terreno diventato arido. Ma appena spinge un po' sull'acceleratore ecco che Pastore è costretto a fermarsi: saltata la sfida di mercoledì a Perugia, non è stato convocato neanche per quella di oggi a Lille.

Diverso appunto il discorso di Nzonzi. È anche probabile che per forzare un po' la mano Fonseca decida di non utilizzarlo nei prossimi test (anche lui non è stato convocato per l'amichevole francese), ma ogni abbozzo di trattativa non trova il consenso dell'arcigno genitore/procuratore del giocatore. Così sul mercato in entrata la Roma è costretta a restare a guardare: sogna Icardi, vorrebbe Higuain (ma nel frattempo hanno già cominciato a dire a Dzeko che probabilmente sarà lui il centravanti della prossima stagione) e deve prendere un difensore. Ma al momento è tutto fermo.