Castronomia, il reparto avanzato si agghinda
Sbarca il primo tassello in attacco voluto da Gasperini. Santiago è arrivato in città a tarda sera: sarà il vice Malen
(MANCINI)
E uno. È arrivato ieri intorno a mezzanotte Santiago Castro, il primo colpo di mercato firmato da Tony D’Amico. Non si sono fatti scoraggiare dall’orario e dal giorno feriale le diverse centinaia di tifosi bramosi di celebrare il nuovo acquisto. Anche se, fino a poco prima dell’arrivo, sembrava destinata a essere una serata priva di focose esultanze. Invece, fuori dalla stazione Termini una valanga di sostenitori, tra grandi e piccoli, si è unita di corsa (forse tradita dal luogo di ritrovo errato) ai circa 30 già presenti proprio quindici minuti prima che l’attesa e il desiderio lasciassero spazio alla passione immensa dei romanisti. Un’accoglienza festosa in piena regola, con tanto di cori già nei minuti precedenti: «Passa il tempo, cambia la gente»; «Forza Roma Alé»; l’immancabile “Campo Testaccio”. Momenti in cui iniziava già a intravedersi una maglia un po’ insolita, forse “premonitrice”: cognome Castro, numero 9. È probabilmente la prima immagine vista da Santiago una volta messo piede nella Capitale. Sorriso smagliante, emozione alle stelle, alle 23.53 di una calda serata di luglio, circondato da circa 200 romanisti passionali come lui. E da una sciarpa giallorossa, nonostante le temperature proibitive, lanciata da qualcuno presente nella folla. Tanta fatica per compiere il tragitto tra varco e van, lì presente per lui; altrettanta la carica infusa ai sostenitori da dietro i finestrini, felice e scalpitante per un’avventura tutta da vivere. Il tutto proprio a pochi metri di distanza dalla zona con la quale l’argentino condivide parte del nome: Castro Pretorio, ovvero l’accampamento pretoriano voluto da Tiberio poco più di duemila anni fa per fargli da guardia imperiale. Un labaro color oro su campo rosso nello stemma del rione, quasi un segno del destino. E nella città che lo ha visto per la prima volta alzare al cielo un trofeo (la Coppa Italia del 2025), l’attaccante classe 2004 avrà senz’altro l’ambizione di stabilirsi dopo le due stagioni e mezzo a Bologna. Apprendistato utilissimo a fargli conoscere bene il nostro campionato nonostante la giovane età e scongiurare - almeno su carta - i fisiologici problemi di ambientamento.
Questa volta il neo direttore sportivo romanista ha giocato d’anticipo, conducendo l’operazione a fari spenti e chiudendola nel giro di pochi giorni, ieri pomeriggio. Trenta milioni il costo di quello che sarà il vice-Malen, più tre di bonus, più una percentuale sulla plusvalenza della futura rivendita; oggi le visite mediche di rito. Ma per sbloccare l’affare è stato decisivo l’inserimento di Dovbyk. Artem farà percorso inverso rispetto al neo-romanista: prestito con diritto di riscatto in favore dei rossoblù fissato intorno ai venti milioni, cifra utile a non generare una minusvalenza nella prossima estate. Lo stipendio dell’ucraino (3,6 milioni all’anno), al contrario di quanto sembrava in una prima fase di trattativa, sarà completamente a carico del Bologna. Mentre Castro alla Roma guadagnerà 1,5 milioni di ingaggio più bonus per cinque anni, con percentuali a crescere.
Un’operazione finanziariamente sostenibile per età e costo totale del ragazzo, tra cartellino e soldi percepiti. Ora, i canonici test fisici che anticiperanno la firma da apporre sul nuovo contratto. Poi, El Torito (così lo chiamano per la somiglianza calcistica con Lautaro Martinez) sarà a tutti gli effetti un nuovo giocatore della Roma. Col sorriso e la voglia di regalare grandi gioie ai tifosi della Roma. Proprio come ieri alla stazione. L’in bocca al lupo è doveroso.
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