AS Roma

Determinazione ed efficacia, dal Velez a Bologna: la storia di Santiago Castro

A 16 anni l'esordio coi grandi. Il fisico non è imponente, ma lotta e sgomita, mentre sotto porta sa farsi trovare pronto. Nell'ultima stagione, 11 gol, uno alla Roma

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Sergio Carloni
25 Luglio 2026 - 16:52

A volte la vita sembra uno scherzo. Una casualità così grande da far dubitare dell'effettiva veridicità del momento. Quando si sta per perdere tutto, tutto perde significato. Succede spesso. E la Roma ha dovuto superarlo, quel pensiero, per proiettarsi in Champions League nel 2025-26; ha dovuto gettare il cuore oltre l'ostacolo. L'esempio? Quell'eliminazione in Europa League all'Olimpico, dopo gli stop in campionato con Juve, Genoa e Como. Quel Bologna affrontato forse con troppa disinvoltura, poca cura nei dettagli. Il 19 marzo finisce 3-4, anche grazie a un certo Santiago Castro. È arrivato poco più di due anni prima, nel gennaio del 2024; ha lottato per conquistare il posto lì davanti; e nella Capitale, con un assist e un gol, spedisce i bolognesi ai quarti, dove poi perderanno con l'Aston Villa, a maggio campione. La determinazione, più di tutto, attira gli occhi. E non è un caso se oggi, col caldo torrido estivo, c'è pure la Roma sulle tracce dell'argentino.

Di tutto un po'

Perché, appunto, Santiago Castro non è plasmato solo dai gol che segna: uno nel 2023-24, 10 nel 2024-25, 11 nell'ultima stagione. Sono tanti, sì. C'è però altro. La sua è la storia di un argentino che cresce tra le vie di Buenos Aires e si forma calcisticamente nel Velez. Le giovanili del club di Liniers lo accompagnano negli anni decisivi: 10 in totale, che scorrono tra la curiosità verso il pallone e la convinzione nei propri mezzi. Ma è nel 2021 che il Torito, classe 2004, dà definitivamente prova del suo repertorio. Esordisce coi grandi ad agosto, quando ha ancora sedici anni e un foglio bianco tutto da dipingere davanti a sé. Le prime apparizioni sono il manifesto del suo modo d'essere: esuberante, per nulla contenuto, ma non per questo inefficace. Gioca con la palla e coi compagni, fa a sportellate malgrado il suo fisico non esponenziale (un metro e settantanove centimetri). Davanti ha strada da fare. La farà.

Diventare grandi

Il 2021-22 è la stagione delle prime volte. A marzo è tempo del primo gol, col Cipolletti in Copa Argentina, mentre col Talleres si ripete trovando un colpo da biliardo da fuori area. È sintomo della sua fantasia applicata al calcio, che non si ferma lì. Piano piano, diventa uomo d'area, come aveva già fatto vedere al primo sigillo. 2 reti totali lasciano spazio alle 7 (di cui 6 in Copa de la Liga) nel 2022-23. Finita qui? No. O meglio, , ma solo perché a gennaio è Sartori a notarlo e a prelevarlo per poco più di 13 milioni di euro. "Me ne vado tranquillo, perché ho dato tutto", scrive sui social nel giorno dell'addio. E tutto darà pure nella sua nuova casa, Bologna, dove in attacco c'è un certo Zirkzee, ma le occasioni sono all'ordine del giorno, in allenamento e non.

Tutte le strade portano a Roma

Alla fine dei suoi primi sei mesi, la cessione dell'olandese gli apre le porte. C'è la Champions, c'è l'Argentina (con cui aspetta ancora il debutto) a impreziosire sogni e speranze. Che prendono forma quando ha davanti il pallone: se è lontano dall'area, punta o lotta; se è nel box, sgomita e in qualche modo ne esce spesso vincitore. Il suo 2025-26 si apre con una clamorosa traversa... proprio contro la Roma. Segna un gol capolavoro alla Fiorentina, un altro di tacco al Genoa. L'eleganza oltre al pragmatismo. Dove va la palla, lui sta: che sia a due passi dalla porta o un po' più lontano. Caratteristiche niente male, che hanno catturato l'interesse della Roma. Al momento, si tratta. O lui, o Tresoldi. Il tempo dirà di più.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI