All'improvviso la strada si è fatta in salita. A un tratto s'è fatta notte. Il progetto di assegnare la squadra del prossimo anno ad Antonio Conte rischia di naufragare prima ancora di prendere forma e proprio a causa del clamoroso rilancio operato dalla rivale che a Trigoria consideravano superata: l'Inter. Niente Juve, niente Psg, niente Bayern Monaco. La favorita a questo punto è diventata proprio l'Inter. Dunque, l'intervento di Marotta non era un bluff. Dunque, il bluff era quella rassicurazione, l'ultima, giunta proprio lunedì, legata al futuro di Spalletti a Milano.

E mentre tutto il mondo del calcio si convinceva che i destini tra la Roma e Conte parevano davvero pronti ad unirsi, e soprattutto mentre tutti i tifosi giallorossi cominciavano a farci la bocca, l'amministratore delegato nerazzurro affondava un nuovo colpo, ribaltando ancora il quadro e ottenendo da Conte una sorta di preferenza quantomeno verbale: così in attesa di una proposta ufficiale dalla Cina, la Roma è stata messa in naftalina. A Trigoria restano ancora fiduciosi, pensano di mantenere dei margini di manovra e dei piani di rilancio. Ma hanno ripreso a studiare eventuali alternative che ad oggi non è facile trovare: perché l'altro nome che piace a tutti è quello di Sarri che però non è libero (e non sa neanche se tra un mese lo sarà). E al momento nessun'altra ipotesi viene presa in considerazione: l'input di Pallotta era stato chiaro, «ripartiamo con un top coach», cancellati i piani B che portavano a Giampaolo o Gasperini.

La manovra d'aggiramento della Roma, orchestrata dal Ceo Fienga in prima persona, era stata organizzata anche nei dettagli e si era dipanata su diversi livelli. A Conte erano stati illustrati sia i piani tecnici e sportivi sia quelli economici e finanziari. Con il tecnico hanno parlato a più riprese lo stesso Fienga, Franco Baldini e Francesco Totti mentre Pallotta rifiniva l'intesa con il ds Petrachi, forse il miglior amico che Conte ha nel mondo del calcio. E così a poco a poco le iniziali titubanze si erano trasformate in aperture di credito, persino in disponibilità più o meno manifeste. In un incontro addirittura il tecnico si era spinto su dettagli tecnici, manifestando il desiderio di lavorare con Dzeko, informandosi sui destini di Manolas e degli altri giocatori. E mentre Ed Lippie si premurava di contattare Paolo Bertelli, il preparatore atletico che ha lavorato in questi anni al Chelsea prima con Conte e ora con Sarri, Petrachi studiava il modo per liberarsi dal vincolo col Torino, per ricostituire a Roma la coppia col suo amico Antonio. Ora sembra tutto più difficile.