Edin Dzeko e José Mourinho. Dal loro colloquio passa il futuro del bosniaco. L'attaccante ha praticamente finito le vacanze ed è atteso a Roma, dove troverà lo Special One, che dall'altro ieri è ufficialmente entrato in possesso della panchina giallorossa. I due inizieranno un percorso insieme per la prima volta, dopo tanta stima reciproca. Un percorso, però, di cui la durata è un'incognita. Il chiarimento nel nuovo ufficio di José a Trigoria sarà dirimente in questo senso.

Il tecnico portoghese ha ovviamente già parlato col club e ha rinnovato il suo apprezzamento per il bosniaco, uno di quelli che gioca per la squadra, del quale ama le caratteristiche tecniche e fisiche e soprattutto la sua serietà. Fosse per Mou, quindi, Dzeko farebbe parte della rosa della Roma senza se, ma c'è un ma: la sua permanenza dovrà essere sostenibile per la società e il giocatore dovrà calarsi nuovamente al 100% nella nuova avventura. Se da un lato appare indiscutibile la professionalità del calciatore, che da anni ormai convive con voci di mercato costanti ma poi in campo e in allenamento dà sempre il massimo, dall'altro il suo carattere dovrà coesistere con l'esigenze della società (la stessa che avallò, affiancando Fonseca nella scelta, il suo declassamento da capitano) e del nuovo allenatore che ha comunque chiesto un altro attaccante oltre a Borja Mayoral, per avere più soluzioni e per iniziare a pensare anche al futuro.

Dzeko a fine campionato si è detto entusiasta dell'arrivo di Mourinho, definendolo il migliore allenatore possibile. Da sempre i due si rincorrono in carriera. Quando era in Premier League al City, Edin subì un noioso infortunio al polpaccio che lo tenne fuori gioco per 9 partite tra il novembre 2014 e il gennaio 2015 e si "messaggiava" spesso con Mourinho che pure era il tecnico del Chelsea e lo avrebbe voluto con sé già altre volte in carriera. La tentazione di passare sopra a tutto e ricominciare (in una città dove si sente a casa) per Edin è tanta, stupirebbe il contrario. Sempre a fine campionato Dzeko aveva detto che avrebbe parlato del futuro solo a tempo debito. E così è stato: nell'ultimo mese, dato mandato al suo agente di assicurargli un contratto di due anni dando la priorità alla Roma (con eventuali alternative solo squadre di livello superiore), il numero 9 della Roma ha staccato totalmente la spina, dopo un giro a Dubai con la moglie Amra e senza figli al seguito e uno in Turchia che ha lasciato addirittura sognare (invano, assicura l'entourage del giocatore) i tifosi turchi delle squadre più blasonate su un possibile futuro in Süper Lig, è rientrato in patria, anzi, vicino, in Croazia, a Dubrovnik, ormai tappa fissa delle sue vacanze, anche per via di alcune attività che ha aperto negli anni.

Dzeko si aspettava entro metà giugno qualche novità sul suo futuro, in un verso o nell'altro, ma le priorità del club giallorosso sono state rivolte agli esuberi prima che ai rinnovi. I Friedkin non vogliono regalare Dzeko a nessuno, neanche per risparmiare un ingaggio oggi fuori portata per un club costretto alla Conference League. Specialmente perché per Mou il giocatore vale e non sarebbe felicissimo di vederlo vestire maglie diverse in Italia, dove certo non aiuterebbe a colmare il gap. A questo punto, non essendosi ancora mosso nemmeno di un centimetro il mercato, Edin, che l'ha già sentito di recente, incontrerà a breve Mourinho e da quel colloquio si capirà molto se non tutto.