Prima Napoli. Poi Firenze. Quindi Mosca. Tutto in dieci giorni. Partendo domani sera al San Paolo. Un potrebbe pure pensare: mamma mia, speriamo bene, vista anche la Roma di questa stagione che non sai mai quale versione andrà in campo. Pensiero legittimo, ma che in qualche maniera si va a scontrare con i numeri italiani della Roma difranceschiana. Che nel suo anno e mezzo circa sulla panchina giallorossa, almeno in Italia le maggiori soddisfazioni se le è prese proprio lontano dall'Olimpico. Un rendimento esattamente opposto a quello casalingo dove, invece, le sconfitte sono state tante (otto) e alcune clamorose. Trovare una risposta a questa anomalia, è materia che lasciamo volentieri a psicanalisti e affini. Noi ci limitiamo a sottolinearlo, sperando pure che ora, alla vigilia di tre trasferte consecutive, la Roma continui a dare materiale per trattati sulla psicanalisi.

I numeri non mentono mai

Da quando Eusebio Di Francesco è tornato a Trigoria, stavolta per sedersi sulla panchina, la Roma in campionato ha affrontato ventitrè trasferte (considerata tale, ovviamente, anche quella nel derby), le canoniche diciannove del passato campionato, quattro in questa stagione. Lo score è roba da non crederci, soprattutto se raffrontato ai risultati ottenuti all'Olimpico. Dunque: 14 vittorie, 6 pareggi, appena 3 sconfitte, un paio maturate in questa stagione (Milan e Bologna), una soltanto lo scorso anno, peraltro sul campo della Juventus con il minimo scarto e, non sappiamo voi, ma noi stiamo ancora qui a smadonnare per quell'occasione di Schick nei minuti di recupero. Sono numeri che se fossero stati ripetuti anche nelle partite giocate all'Olimpico, le distanze dalle prime due posizioni nella passata stagione sarebbero state molto inferiori. L'anomalia è confermata anche dal dato dei gol subiti. Basti dire che in 14 di queste 23 partite, il portiere della Roma (ieri Alisson, oggi Olsen) al fischio finale ha brindato a 14 clean sheet. In tutto in trasferta, la Roma ha incassato appena 14 reti di cui quattro assolutamente ininfluenti, guarda un po' proprio nelle trasferte di Napoli e Firenze dove si impose in entrambi le occasioni per quattro a due. Al contrario, sempre in queste 23 trasferte, i giallorossi hanno segnato 34 reti (quattro gli autogol a favore), non realizzando gol soltanto in tre occasioni (Juventus e Chievo nella passata stagione, a Bologna quest'anno). La media della Roma difranceschiana in trasferta, è superiore ai due punti a gara, roba che sarebbe perfetta pensando ai prossimi tre impegni dei giallorossi lontano dall'Olimpico. Insomma, è un ruolino di marcia che la Roma farà bene a mettersi in valigia in vista delle prossime tre trasferte, tre partite che ci diranno molto sul reale ruolo che i giallorossi potranno avere in Italia e in Europa.

Dzeko capocannoniere

Anche lontano dall'Olimpico, il bomber giallorosso è Edin Dzeko. Il bosniaco ha realizzato nove reti e un paio gli sono state tolte da altrettanti autogol dei giocatori del Benevento per evitare che Edin la buttasse dentro a porta vuota. Alle sue spalle c'è Cengiz Ünder che, dal gennaio scorso, è diventato un giocatore decisivo nelle fortune della Roma. Il turco è andato a segno in quattro occasioni, a Verona con la rete decisiva, a Udine, a Napoli per pareggiare subito il vantaggio dei partenopei, infine a Cagliari con un colpo di biliardo che garantì tre punti e la quasi certezza del terzo posto finale, quindi della qualificazione alla Champions League. Dei trentaquattro gol segnati, quattro non ci sono più, nel senso che sono stati realizzati da Nainggolan e Gerson, peraltro il brasiliano li segnò proprio alla Fiorentina (gli unici con la maglia della Roma) dove ora è andato a giocare in prestito. Il più efficace lontano dall'Olimpico, almeno per quel che riguarda la media punti, è stato Kolarov: due punizioni d'autore, una a Bergamo, l'altra a Torino, totale sei punti che furono fondamentali nella parte iniziale dell'ultimo campionato.