Scioccata. Traumatizzata. Incazzata. Stupita. Disorientata. Scegliete il participio passato che preferite, di fatto rappresenta in ogni caso la fotografia della Roma uscita malconcia anzicheno dalla partita casalinga con la Spal. Nessuno si aspettava questo ritorno nell'incubo di inizio stagione. Le quattro vittorie consecutive, tra cui soprattutto quella nel derby, sembravano aver certificato che la nottata fosse passata. E invece si è rispenta la luce, è tornato il buio del dopo Bologna. Solo che stavolta alle porte ci sono Cska in Champions e le trasferte di campionato a Napoli e Firenze, sfide che hanno difficoltà assai maggiori rispetto a quelle che presentava il Frosinone. È vero c'è ancora tanto calcio da giocare, ma un quarto di campionato è andato e il distacco dal quarto posto potrebbe diventare importante. Come fare per riuscire di nuovo dal tunnel in cui la Roma si è andata a cacciare?

Fiducia a Di Francesco

Dopo il Bologna, la società, a eccezione delle esuberanze del presidente Pallotta che peraltro ci sono state anche dopo la Spal, scelse la strada del silenzio e uno per tutti, tutti per Di Francesco. Sarà così pure stavolta, anche se la piazza, in buona parte, è tornata a chiedere l'allontanamento del tecnico, al punto che pure alcuni organi di informazione, in mancanza di notizie, si sono accodati. Almeno quegli organi di informazione che urlano che ci saranno sempre, roba che non c'erano prima e non ci saranno domani, dipenderà solo dal miglior offerente, roba che non sanno neppure cosa voglia dire tifare, amare, gioire, soffrire per la Roma, roba che sarebbe meglio accennare a qualche passo di samba, rumba, tip tap, fate voi. Ma torniamo al tecnico. Di Francesco è e rimane l'allenatore della Roma. Al momento il dubbio non ha sfiorato nessuno della dirigenza, nonostante la rabbia del presidente. Anche perché Monchi sul tecnico, qualche settimana fa, è stato piuttosto chiaro: «Di Francesco l'ho scelto io e si va avanti con lui». In sostanza: un esonero del tecnico vorrebbe dire anche l'addio del direttore sportivo.

Il ritiro fantasma

Come sempre succede in questa città, in occasione delle sconfitte della Roma si scatena il finimondo. Che poi le notizie o presunte tali, siano vere o meno si riduce paradossalmente a un dettaglio. Non vogliamo mettere in dubbio le fonti di nessuno, ma la storia del ritiro ordinato da Pallotta poi convinto da Baldini (Baldini?) a tornare indietro sulla sua decisione, c'è stata definita da Trigoria come «falsa, visto che noi non ne abbiamo mai saputo niente». Ci può stare la deduzione di un ritiro bis dopo il buon esito del precedente decretato dopo la sconfitta a Bologna, ma se poi non corrisponde al vero vuole solamente dire sparare sull'ambulanza giallorossa. E a noi la cosa non piace, fermo restando che pure a questo giornale il rendimento della squadra in questa stagione disturba e parecchio, che non abbiamo condiviso alcune scelte di mercato, che siamo un tantinello preoccupati per il futuro, confidando però sul fatto che la Roma ci smentisca già da domani sera. Ne saremmo felici. Al contrario di chi ci sta sempre (ma ci faccia il piacere).