Avvocato, immobiliarista, a New York dal 1990, Giovanni Peluso è giustamente orgoglioso, e noi con lui, di quello che è riuscito a costruire negli Usa. Ha messo in piedi da anni uno dei più organizzati Roma Club al mondo e, dalla fine d'agosto, con l'inizio del campionato, ha spostato la sede ufficiale di New York al "GreyBar & Restaurant", dove i tifosi romanisti possono vedere tutte le partite della Roma (Campionato, Coppa Italia, Champions League). Una "location" nel cuore della città a due passi dal Flatiron building, al 43 West 26th street.

«Io sono qui da quasi trent'anni, altri amici da cinquanta, qualcuno da pochi mesi, ma tutti - racconta Peluso - quando ci si chiede se ci manca Roma rispondiamo di no. Quello che ci manca veramente è La Roma. È la cosa che ci unisce oltre la nazionalità, la città, le amicizie... quando ricevo un messaggio da un romanista di passaggio a New York che mi chiede informazioni o altro, mollo tutto e rispondo subito. Perché chi è romanista per me è un fratello».

Di passaggio a Roma, dove torna due o tre volte l'anno, Peluso ci è venuto a trovare nella redazione del Romanista e ci ha raccontato il suo piccolo, grande, "miracolo" americano: «Il Roma Club New York è nato nel 2008 da un piccolo gruppo di amici romanisti. Ne parlavamo da tanto tempo di costituirci ufficialmente come Roma Club, e avere un luogo dove vedere le partite e fare in modo che il nostro striscione fosse sempre presente all'interno dello stadio. Non pensavo però - dice Peluso - che quella che era una passione, la cosa più importante che ci lega a Roma e tanti ricordi dall'infanzia in poi, avrebbe riscontrato tante adesioni, e dato tante soddisfazioni».

Il presidente del Roma Club più invidiato al mondo è riuscito a trasformare la comune passione in un impegno piacevole e costante, mettendosi anche a disposizione dei centinaia di tifosi giallorossi che passano da New York o che lo vanno a trovare da altre capitali europee.

«Le cose più belle - prosegue Peluso - sono sempre i messaggi che ci scrivono i tifosi: abbiamo avuto romanisti in viaggio di nozze e quelli che ci dicono di non aver mai perso una partita da quarant'anni... e così via. A tutti garantiamo un clima familiare. Grande è poi la soddisfazione per quanti ci ringraziano con video e messaggi digitali una volta tornati a casa, dicendoci che hanno trovato a New York un pezzo di Roma e di Curva Sud. È una cosa che ripaga di tanto impegno e tanto lavoro mio e di tutti quelli che si impegnano per il Club. È anche per loro che abbiamo iniziato a fare gadgets, magliette, sciarpe e cappellini, oltre che logicamente per autofinanziarci. E vanno proprio "a ruba" e noto sempre tifosi allo stadio sia all'Olimpico che in trasferta, con le nostre sciarpe e cappellini».

«Siamo in contatto - continua Peluso - con la Roma, e, oltre al Presidente Pallotta, che so avere nel suo ufficio due sciarpe del Roma Club New York vicino alla scrivania, ci conoscono bene anche il dottor Gandini e gli uffici della Roma negli Usa, con cui stiamo preparando le iniziative per il nostro decimo anniversario e per i novant'anni della società».

Vip e abitudinari, tutti al Grey

Circa quattrocento soci, tra i quali molti vip, a partire dal presidente della Roma, James Pallotta che talvolta fa delle vere e proprie improvvisate al club quando da Boston si sposta per lavoro a Manhattan, si ritrovano al "Grey Bar" sulla 26esima strada, tra sesta Avenue e Broadway, per raggiungere i "fedelissimi". Sono oltre cento i romanisti assidui, tra soci e clienti giallorossi di passaggio, che assistono alle partite abitualmente e che possono trovarsi gomito a gomito, sciarpa a sciarpa, con un Carlo Verdone o un Luigi Abete, con Massimo Ghini, Sabrina Ferilli o Massimo D'Alema, in transito nella "Grande Mela". Indipendentemente dagli orari di messa in onda. Le riprese non sono sempre eccezionali, fa notare Peluso, in particolare quando le partite sono trasmesse dalla Rai, che non ha, inspiegabilmente, l'alta definizione. Ma quello che non finisce mai di stupire Peluso, a distanza ancora di tanti anni, è «quanto la Roma sia seguita negli Stati Uniti da molti che non sono neanche di origine italiana. Alle nostre partite vedo arrivare gente da tutte le parti del mondo. E quando chiedo il perché siano tifosi della Roma non essendo neanche italiani, o non essendo mai stati nel nostro paese, mi rispondono sempre: perché abbiamo amato e amiamo Francesco Totti». Che, ovviamente, è anche socio onorario del "Roma Club" di New York.