Resta sempre protagonista uno come De Rossi, anche quando, come nella Nazionale attuale, ha un ruolo non di primo piano, componente dello staff tecnico di Roberto Mancini. Tanto che nella puntata inaugurale di "Sogno Azzurro", la miniserie della Rai realizzata in collaborazione con la Federcalcio, con riprese e interviste a Coverciano, si torna a parlare dell'ultimo capitolo infelice della storia della Nazionale, l'eliminazione nel playoff con la Svezia, costata la mancata partecipazione al Mondiale del 2018 (seconda volta nella storia del calcio italiano). Era il 13 novembre 2017, Italia-Svezia 0-0 a San Siro: agli scandinavi, che avevano vinto 1-0 l'andata, bastava il pari per andare in Russia. E a un certo punto Ventura chiede a De Rossi di scaldarsi, e le telecamere riprendono il romanista che esprime tutte le sue perplessità, sul fatto che non abbia fatto la stessa richiesta a un attaccante, magari Insigne. «Non fu un rifiuto - spiega De Rossi - la telecamera dopo un paio di secondi ha staccato, e non si è visto che mi sono tolto la giacca e sono andato ad allenarmi. Magari sarei entrato e avrei fatto 2 gol, non lo puoi mai sapere, ma non è la prima soluzione, visto il mio ruolo. Comunque alla fine il mister ha messo altri giocatori, non me. E quella è stata la mia ultima volta in Nazionale».

Pelle e Zaniolo

Si è parlato anche di cose più recenti, come le prime due gare dell'Italia 2020-21, a partire dall'1-1 con la Bosnia a Firenze (gol di Dzeko). L'Italia era reduce da 11 vittorie di fila, quella gara fermò la serie. Pellegrini, che giocò i primi 86', parla di stanchezza: «Col mio fisico ci metto un po' per stare bene - ha ammesso il romanista, in palestra - a inizio stagione non sono mai al massimo. Avevo gli occhi aperti, non riuscivo a dormire: avevo fatto 6 giorni di allenamento, prima di quella partita di Nations League». Tre giorni dopo, alla Johan Cruijff Arena di Amsterdam, l'Italia torna a vincere, 1-0 sull'Olanda, gol di Barella, su cross di Immobile, che sfrutta un'azione avviata da Spinazzola. Ma quella fu anche la partita della (seconda) rottura del crociato per Nicolò Zaniolo. «Dopo l'infortunio, a fine primo tempo, Mancini mi ha rincuorato, dicendo che magari era solo una distorsione. Ma in cuor suo secondo me sapeva la diagnosi, come lo sapevano tutti, anche senza avere ancora il referto medico».