Alla fine sono rimasti in tre. Avrebbero potuto essere il doppio, senza il grave infortunio di Nicolò Zaniolo e quello meno serio, ma arrivato nel finale di stagione e decisivo per l'esclusione dalla Nazionale di Stephan El Shaarawy. Sulla scelta di lasciare a casa Gianluca Mancini ha invece influito la grande abbondanza in difesa, probabilmente il reparto più ricco di scelte a disposizione del ct suo omonimo. Fatto sta che i tre romanisti che faranno parte della rosa azzurra nella fase finale degli Europei costituiscono comunque la pattuglia più numerosa dei club, se si esclude la Juventus (che ne ha uno in più). Come nel 2004 (Totti, Cassano e Panucci) e nel 2016 (De Rossi, Florenzi, Elsha). Ovvero al termine di stagioni importanti per i colori giallorossi, a testimonianza che anche il gruppo dell'annata appena conclusa era fornito di qualità, nonostante i risultati siano stati molto al di sotto delle aspettative. Eppure il rendimento dei tre azzurri non può che essere considerato di buon livello, soprattutto nel percorso in Europa League.

Lorenzo Pellegrini

L'esempio più fulgido è quello del Capitano. Che fosse un talento cristallino, al netto di qualche critica diventata ormai pretestuosa e pregiudiziale, è chiaro più o meno dai tempi in cui fu mandato a farsi le ossa al Sassuolo. Il limite più evidente fino a un anno fa risiedeva nella continuità, minata anche da una serie di malanni fisici cui non si è mai piegato, giocando anche in condizioni non ottimali. Regolarità trovata (eccome) nel 2020-21, che nonostante il rendimento quantomeno altalenante della squadra è diventata la stagione più proficua del numero 7 in termini numerici: undici gol complessivi e sette soltanto in campionato non li aveva mai realizzati. Sommati ai nove assist, Lorenzo è arrivato a ben venti reti procurate. Ma al di là delle cifre, la fascia al braccio gli ha conferito ulteriori responsabilità: nei momenti più difficili si è caricato il gruppo sulle spalle, evidenziando grande maturità e crescita caratteriale. Last but not least, la sua attitudine a giocare da mezzala come sulla trequarti lo rende pedina importante anche in azzurro.

Leonardo Spinazzola

Se Pellegrini è stato una costante della seconda Roma targata Fonseca, l'esterno è stato condizionato dagli infortuni soprattutto nel finale: l'ultima sua presenza risale all'infausta serata a Old Trafford. Eppure il ct non ha mai avuto dubbi sulla sua convocazione. Per tre quarti di stagione, Spina è stato nettamente il miglior giocatore del campionato sulla corsia mancina. Capace di coprire tutta la fascia con profitto e di accelerazioni "inumane" che gli hanno permesso di saltare perennemente il dirimpettaio di turno, quanto costretto gli avversari ad arginarne la propulsione soltanto tramite sistematici raddoppi. Qualunque sia il punto di vista, il risultato diventa la superiorità numerica: a uno così non si rinuncia facilmente.

Bryan Cristante

Fra i giallorossi alla corte di Mancini, il mediano sembrava essere il meno sicuro di un posto agli Europei, legato in gran parte alle condizioni fisiche di Sensi e Verratti. Invece i centrocampisti di Inter e Psg sono rimasti dentro i 26 definitivi, ma del gruppo fa parte lo stesso Bryan. Merito di due fattori fondamentali: la stagione, disputata in gran parte fuori ruolo - in difesa - ma con buon rendimento, che ne ha confermato duttilità e spirito di sacrificio; e la sua unicità in un reparto con tanti piedi buoni ma poco "peso". Cristante garantisce quella fisicità che manca in mezzo al campo e che può diventare un fattore anche sugli sviluppi di calcio piazzato. Meritato premio a un giocatore che sa immolarsi per il gruppo.