Era mattina presto, a Boston, quando, con tutta probabilità, al presidente Pallotta è squillato (anzi, trillato per i messaggi) parecchie volte il telefono. Motivo? Neanche a dirlo, l'intervista di Nainggolan rilasciata ieri alla Gazzetta dello Sport, in cui il centrocampista belga ed ex romanista aveva puntato il dito contro la società giallorossa e non aveva risparmiato una frecciatina allo stesso Pallotta. Avrà pensato, «fatemela prima leggere, quest'intervista». Il tempo di informarsi, di leggere la traduzione della sua rassegna stampa e poi - che nessuno si aspetti niente - replicare. E neanche troppo. «Mi dispiace che Nainggolan abbia questo stato d'animo. L'ho adorato. Un guerriero». Secco, lapidario, ha gettato acqua sul fuoco Pallotta, senza andar dietro a chiacchiere e possibili polemiche dopo le parole del numero 14 dell'Inter.

«Mi hanno ceduto facendo le cose alle mie spalle, volevano i soldi della mia cessione», aveva detto Nainggolan senza mezzi termini, rappresentandosi anche inizialmente perplesso dal trasferimento a Milano (e onestamente si era ampiamente capito) ma poi via via adattato. Così si è descritto alla "Rosea", aggiungendo anzi - e Pallotta non deve aver gradito più di tanto - che a differenza di quanto accadeva alla Roma, «il presidente Zhang è sempre qua, Pallotta veniva una volta l'anno... E io penso che una persona dovrebbe essere presente alla guida di una sua azienda. Sarebbe importante anche per i tifosi: ogni anno cambiano 3-4 giocatori, se ci fosse il presidente potrebbe spiegare meglio le scelte». Ma non si è scomposto Pallotta, da Boston: «Passo la maggior parte del mio tempo pensando alla Roma. A volte la prospettiva è migliore se non si è fisicamente sul posto».

Una risposta anche per chi sostiene che con un proprietario lontano non si vada da nessuna parte. Cosa che - condivisibile o meno - Pallotta ha minimizzato anche in questa occasione facendo riferimento, come ha detto aI Tempo, al fatto che lo stato maggiore del club si riunisce spesso: «Ad esempio diversi dirigenti del club sono venuti a Boston questa settimana». Senza considerare, poi, se si vuol badare al sodo, che proprio il raffronto con l'Inter in termini di risultati è impietoso. Perché da quando entrambe le società sono straniere - la Roma è diventata americana nel 2011 e Pallotta è diventato presidente nel 2012, l'Inter nel 2013 - la squadra giallorossa ha dato 83 punti di distacco ai nerazzurri, una media di 16,6 punti a stagione. E anche con notevoli picchi raggiunti, di -25 nelle stagioni 2013-2015 e 2016-2017. Insomma, nella vita tutto dipende, come una vecchia canzone, da che punto guardi il mondo.