Edin Dzeko e José Mourinho vogliono lavorare insieme, l'indicazione di entrambe le parti appare chiara. All'appello manca il terzo, fondamentale, elemento della società. La Roma cercherà di assecondare le richieste dello Special One con la condizione sine qua non della sostenibilità economica. Una condizione, anzi una visione, che è emersa anche nei comunicati ufficiali, che il "nuovo" portoghese ha sposato, perché sa che non vuol dire affatto ridimensionare (prendendo un allenatore top?), bensì ottimizzare. Edin e José, allora, storia di un vecchio amore. Si stimano a distanza dai tempi della Premier e si sono avvicinati di recente anche nelle dichiarazioni pubbliche, oltre che nelle conversazioni private che lo Special One sta iniziando ad avere con i giocatori dell'attuale rosa. «Il migliore che potessimo prendere», ha detto l'ex capitano bosniaco della Roma a fine stagione dopo l'ufficialità dell'arrivo del tecnico di Setubal. Mourinho ne adora le qualità tecniche e ama il mood (lo elogiò nel 2014 come giocatore dell'anno del torneo inglese e per la sua correttezza), la professionalità e la mentalità vincente di Edin. Un vecchio amore che può cambiare radicalmente le sorti della storia tra il gigante di Sarajevo e la squadra dove ha militato più a lungo nella sua carriera e di cui è il terzo miglior marcatore di sempre.

Un rapporto spesso complicato (tre volte è stato sul punto di andar via, quest'anno è esploso l'attrito con Fonseca), e tutt'ora ha un ingaggio fuori portata per la Roma attuale senza i soldi dell'Europa che conta più delle altre e post-pandemia. E, superata almeno filosoficamente l'idea di separarsi che sembrava scontata solo un paio di mesi fa, proprio questo è il nodo: Dzeko ha dato mandato al suo procuratore Alessandro Lucci di trattare con la Roma per un rinnovo di un anno che tenga anche conto delle esigenze della proprietà e che metta fine a ogni dubbio sul futuro: non sarà facilissimo, ma bisognerà trovare un'intesa che convenga a tutti e su questo si lavorerà. Opzioni alternative il bosniaco è convinto di averne, ma vuole dare la priorità alla Roma, dove si trova bene con la sua famiglia soprattutto ora che è arrivato un allenatore vincente (la moglie Amra è stata tra le prime a mettere like al comunicato ufficiale di Mourinho alla Roma) con il quale potrebbe raggiungere l'obiettivo che manca da troppo tempo alla squadra della Capitale. Obiettivo che manca anche a Dzeko: solo in Italia, infatti, tra i campionati in cui ha giocato, ancora non è riuscito ad alzare un trofeo. Opzioni alternative che, contrariamente a quanto uscito di recente in Bosnia, non riguardano affatto l'Mls, almeno per ora: a Los Angeles ha vissuto sua moglie Amra, prima di venire a Roma, ma quel tipo di calcio può attendere per Edin. Juve e Inter da sempre lo stimano e sembrano le uniche due società in Italia a cui Dzeko potrebbe aprire per l'esigenza di vincere subito, ma le situazioni economiche dei due club che si erano "iscritti" alla Superlega come ancora di salvataggio non suggeriscono un investimento da 7,5 milioni netti all'anno per un giocatore che va per i 36.

Per celebrare il matrimonio tra Dzeko e Mourinho, quindi, non resta che aspettare l'esito dei colloqui tra la Roma e il suo agente. Nel frattempo il calciatore si gode le vacanze a Dubai con la famiglia e alcuni amici e attende tranquillo. Per niente turbato dai programmi tecnici di Mourinho, di cui si fida a occhi chiusi. Il portoghese sta valutando tutti gli aspetti della Roma e sa che senza fare follie vorrebbe l'arrivo di un terzo attaccante che garantisca anche il dopo Dzeko. Gli ultimi indizi parlano di Belotti, che la Roma potrebbe prendere con i soldi, milione in più milione in meno, che avrebbe destinato al riscatto in questa stagione di Borja Mayoral: 15 milioni. Lo spagnolo resterebbe comunque in prestito (l'accordo coi Blancos è biennale) e verrebbe acquistato a giugno 2022 a 20 se, come la Roma si augura, farà bene anche nella prossima stagione. Tre attaccanti di un certo peso che serviranno in una stagione che, Conference League inclusa, non sarà meno logorante di quella appena conclusa e che vedrebbe votata all'attacco la nuova Roma di José Mourinho.