I cinque derby consecutivi vinti. «È quello il mio ricordo preferito dei cinque anni alla Roma». Parola del Bandito, Nicolas Burdisso. Un difensore di Roma, potremmo definirlo, oltre che uno dei protagonisti dell'era Ranieri (e poi Montella) e della squadra che stava per negare il triplete alla grande Inter di Mourinho, nel 2010. Sì, c'è anche «lo scudetto sfiorato», lo chiama così Burdisso, quel ricordo, quando emozionato per i tanti messaggi d'affetto ricevuti (soprattutto dalla Capitale), gli chiediamo quale è stato il suo momento più bello in giallorosso. Tanto affetto: «È bellissimo». Ma è del tutto naturale, perché Roma non dimentica chi è stato (un grande) romanista. Figuriamoci poi uno che la maglia l'ha sempre strizzata dopo le partite, che non ha mai tolto la gamba (anzi), che partiva sempre in quarta quando qualcuno toccava un suo compagno o provava a sopraffare i suoi colori. Una specie di capitano.

Tranne quella volta che, finito il derby, uno di quei cinque, si accese una mezza rissa, anche tre quarti, perché qualcuno sull'altra riva del Tevere aveva rosicato. Perrotta, Radu, successe un casino vicino alla panchina. Ma Burdisso, insieme a Riise, se ne fregò altamente e iniziò a correre verso la Sud per festeggiare col popolo giallorosso, con i tifosi romanisti che continuavano a godere come ricci. C'era stata una sentenza, era il pollice verso di Totti, c'era da festeggiare «il momento più bello». Quello che ancora oggi, dopo la decisione di appendere gli scarpini al chiodo, Nicolas Burdisso da Altos de Chipión (Argentina), conserva gelosamente nella bacheca del cuore. Lui che la fascia da capitano in quei cinque anni da romanista l'ha pure indossata, in assenza dei simboli di Roma. Che poi, più di un po' romanista, Nicolas ci è rimasto anche con le altre maglie, specialmente quando ha incontrato la Lazio: «È sempre una bella partita da giocare a livello personale», dichiarò l'anno scorso quando affrontò i biancazzurri con la maglia del Toro e "fece" espellere Immobile all'Olimpico.

In tempi di bilanci, poi, Burdisso all'indomani dell'annuncio del suo addio al calcio ha voluto ricordare e condividere la sua esperienza nella Capitale, dalla parte giusta: «Cinque anni bellissimi ed indimenticabili - ha detto Burdisso ai microfoni di Retesport - per la quantità e la qualità soprattutto di ogni giorno che ho vissuto a Roma. Per me resta una delle esperienze più intense della mia vita. Ho avuto delle giornate di gioia veramente. Anche tanto dolore, perché ho dovuto subire un infortunio grandissimo e viverlo tutto con la maglia della Roma. Comunque per me restano anni bellissimi, il momento migliore della mia carriera perché sono arrivato con la maturità giusta anche a livello fisico ed atletico». Ora c'è un futuro da inventare, che - almeno nei desideri di Nicolas - potrebbe anche incontrare di nuovo una delle famose che strade che portano a Roma. «Mi auguro in futuro di poter tornare a Roma - ha concluso - e di lavorare lì perché mi sento identificato con la maniera di vivere il calcio nella città e soprattutto perché è una sfida ancora più bella quella di portare Roma a vincere qualcosa in Italia ed in Europa». Identificazione, la parola chiave, che dimostra ancora, parafrasando lo stesso Burdisso, che è proprio vero che «si gioca come si vive».