L'uomo della Champions, quel gol al Genoa è ancora nel cuore di tutti i romanisti, fin qui è stato più che altro un'assenza. Complici un paio di problematiche fisiche che ne hanno parecchio limitata la disponibilità. Il risultato è stato che l'argentino nelle dieci partite ufficiali fin qui giocate, è stato in campo appena due volte (una da titolare a Bologna) sommando la miseria di 118' in tutto comprendendo i ventotto disputati nel finale al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Forse è stata un po' sottostimata l'assenza dell'esterno argentino, un giocatore che quando sta bene, è sempre in grado di garantire la superiorità numerica, cosa che nel calcio di oggi spesso e volentieri fa la differenza.

È vero che in quel ruolo di laterale sinistro offensivo, Di Francesco può contare su numerose e valide alternative (El Shaarawy, Kluivert, lo stesso Pastore), ma nessuno di questi ha le caratteristiche di Perotti (in qualche misura forse Kluivert ma è ancora molto giovane). Giocatore, per esempio, che quando la squadra si trova in vantaggio, ha anche la capacità di tenere palla, subire falli, far alzare la squadra. Anche per questo Di Francesco ha bisogno di ritrovare il vero Perotti, proprio per avere un'alternativa che gli possa consentire di avere quella larghezza di campo che spesso può diventare un elemento determinante per battere le difese avversarie. Ora Perotti ha bisogno di ritrovare la salute. E poi tornare a fare Perotti.