Segnare. Esultare. Festeggiare. Dubitare. Scoprite l'intruso. Non c'è, in realtà. Perché è accaduto tutto in un derby che ci fa ancora godere. La firma è di Henrikh Mkhitaryan, trentadue anni compiuti nel gennaio scorso, indiscusso front man della sua Armenia, quarantacinque presenze in questa stagione, quattordici gol totali, capocannoniere giallorosso con dodici in campionato, quattordici pure gli assist a completare quella che lui stesso ha definito la migliore stagione della sua carriera. Numeri che, già quattro mesi fa, erano diventati propedeutici all'automatico rinnovo del suo contratto per un'altra stagione. Contratto, peraltro, che quando qualcuno lo ricorda a Tiago Pinto, fa cambiare di botto l'umore al dirigente portoghese che lo considera un suicidio sportivo, visto che lascia soltanto al giocatore il potere di decidere in un senso o nell'altro. E, infatti, l'armeno non ha firmato. Ha tempo fino al prossimo trentuno maggio per esercitare la sua opzione di uscita. E, proprio nel dopo derby, nella festa di una Roma che dopo quasi due anni era tornata a vincere il derby, Mkhitaryan ha sollevato il dubbio sul suo futuro con la Roma: «C'è ancora una partita, dopo vedremo che succederà. Sono innamorato di questa città, dei tifosi e del gruppo, ma ho trentadue anni e non è facile fare una scelta. Devo analizzare tutto. L'arrivo di Mourinho? Quello che è successo a Manchester rimane a Manchester, adesso siamo a Roma e se lavoreremo insieme dovremo iniziare da zero per fare il meglio per la squadra e la società. Farò tutto per aiutare la Roma e anche lui, avremo le stesse ambizioni per vincere qualcosa».

Qualcuno dice: il dubbio dell'armeno è proprio figlio legittimo dell'arrivo di Mourinho a Trigoria. I due a Manchester hanno avuto più di qualche frizione e queste sarebbero alla base dell'incertezza del giocatore. All'United, Mkhitaryan gradì poco alcune dichiarazioni del tecnico portoghese che lo aveva invitato ad allenarsi di più e meglio. E proprio in conseguenza di quelle parole, l'armeno accettò volentieri il trasferimento all'Arsenal. Tutto vero, ma non è questo il motivo del dubbio dell'armeno. Basti ricordare, per esempio, che il giocatore avrebbe potuto firmare già nel febbraio scorso il suo nuovo anno di contratto a tre milioni di euro netti più quasi uno di bonus. Non l'ha fatto e, all'epoca, Mourinho era ancora il tecnico del Tottenham e nessuno avrebbe mai scommesso neppure dieci centesimi sull'arrivo dello Special One a Trigoria. C'è dell'altro, insomma. E quest'altro ha il nome e cognome del suo procuratore, Mino Raiola. Al quale, essendo uno dei più bravi nel suo mestiere, non pare vero di poter mettere Mkhitaryan sul mercato a parametro zero, al motto chi offre di più per il suo stipendio (e le sue commissioni)? E' quello che sta succedendo già da un paio di mesi. Con una richiesta di cinque milioni netti a stagione per due anni che, poi, è un modo per farlo sapere anche alla Roma. Richiesta, ovviamente, che può essere fatta solo a un grande club. E pare che tra quelli allertati sulla questione, il Milan che probabilmente perderà Calhanoglu, è quello che si è dimostrato più interessato ad accontentare le richieste di Mkhitaryan, anzi di Raiola. Il rischio che l'armeno vada a giocare da qualche altra parte c'è ed è piuttosto concreto. E la Roma fino al trentuno maggio non potrà fare niente per ridimensionarlo. A meno che non decida di alzare la sua offerta per il giocatore rispetto a quella che è stata messa su carta nel passato mercato estivo quando il giocatore arrivò a Trigoria a parametro zero e senza che fosse pagato un euro di commissioni. Cosa che, per quello che ci risulta, è da escludere, soprattutto pensando all'esigenza societaria di ridimensionare comunque un monte ingaggi fin troppo alto.

L'armeno ha detto chiaro e tondo di voler aspettare la conclusione della stagione prima di prendere la sua decisione che poi è più quella di Raiola. Che quest'anno vuole riprendersi con gli interessi i soldi lasciati sul piatto nel trasferimento a parametro zero del suo assistito dall'Arsenal alla Roma. Molto, comunque, dipenderà da Mourinho che, come da accordi con la proprietà quando ha firmato il suo contratto triennale con la Roma, ha e avrà ampi poteri anche per quel che riguarda le scelte di mercato. Il portoghese deciderà di incontrarsi con Mkhitaryan per un confronto in cui mettere una pietra sopra su tutto quello accaduto a Manchester, oppure lascerà che vada via senza strapparsi i capelli? E' possibile che, a fine campionato, tra i due ci possa essere un contatto per chiarirsi su passato e futuro. Confronto che se dovesse concludersi con una fumata nera, vorrebbe dire salutare il giocatore. L'impressione, soprattutto dopo le parole dell'armeno nel dopo derby, è che non sarà semplice vedere la fumata bianca.