Nella partita d'andata tra la Roma e l'Inter non ancora capolista - si era nella fase in cui Conte non riusciva ancora ad ottenere il meglio dai suoi giocatori - ci furono tre momenti diversi della sfida tra due squadre che sembravano equivalersi (erano staccate di tre punti in classifica, entrambe all'inseguimento del Milan in fuga, l'Inter aveva la sesta miglior difesa del torneo, oggi ovviamente è la prima). In avvio fece meglio la Roma, andando in vantaggio con Pellegrini all'interno comunque di una situazione di generale equilibrio. Nel secondo tempo i nerazzurri tornarono in campo assatanati e in poco tempo ribaltarono la partita con Skriniar e Hakimi, poi però Conte fece alcune sostituzioni conservative, mentre Fonseca non si spaventò per l'assalto rivale e tenne i suoi uomini più tecnici che a poco a poco presero il sopravvento, pareggiando con Mancini e rischiando addirittura la vittoria nel finale. Alla fine il 2-2 fu il risultato ritenuto più giusto, ma nel dibattito post gara ci si interrogò sulla reale natura della Roma. Poi, cinque giorni dopo, ci fu un imprevedibile crollo contro la Lazio e in rapida successione l'incredibile eliminazione di Coppa Italia per mano dello Spezia, nella serata delle sei sostituzioni e del litigio tra Dzeko e Fonseca. Oggi, a distanza di quattro mesi, e con il campionato ormai alle sue battute finali, il dilemma sulla squadra giallorossa è rimasto quasi inalterato: quali sono/erano le reali potenzialità di un gruppo che ha giocato per diversi mesi il miglior calcio d'Italia, ma che ha conosciuto anche diverse umiliazioni in giro per i campi fino al 6-2 che ne ha pregiudicato anche lo splendido cammino in Europa League?

Nessun risultato stasera potrebbe dare una risposta completa, o forse la risposta è già arrivata: persa troppo presto la Coppa Italia e persa abbastanza tardi l'Europa League, la Roma stasera si ritrova a difendere il settimo posto dall'assalto del Sassuolo, l'Inter invece ha già raggiunto il suo risultato, ma non inganni l'idea della sindrome da pancia piena (ne sa qualcosa la Sampdoria che una settimana prima aveva battuto senza neanche faticare troppo proprio la Roma) né sfiori i giallorossi la tentazione di credere che le liti societarie possano aver affievolito l'anima battagliera dei nerazzurri. Ieri Conte ha fatto annullare la rituale conferenza stampa della vigilia per non rispondere alle domande sulla situazione finanziaria del club e sulla crescente tensione con i giocatori (e forse con lui stesso). Ha parlato solo al canale del club limitandosi a trattare i temi della partita.

Ma contare su questo non farebbe bene alla Roma che di stimoli ne dovrebbe avere diversi altri. Per Fonseca è la gara numero 100 sulla panchina giallorossa. Finora ha totalizzato 52 vittorie, 20 pareggi e 27 sconfitte, per una media punti di 1,79, curiosamente la stessa del suo predecessore Di Francesco, molto meno di Spalletti (2,15), più di Zeman (1,60) e Luis Enrique (1,39). Lasciare la Roma fuori dall'Europa per lui sarebbe una grave responsabilità. Per stasera ha scelto ancora una Roma giovane nel nucleo, ha ribadito la sua fiducia in Darboe, si affiderà ancora al capitano Pellegrini, ha scelto la coppia Mancini-Ibanez per la difesa, e in porta manderà ancora Fuzato. Il suo tabù di quest'anno riguarda le squadre che precedono la Roma in classifica: finora non ne ha battuta una. Ha perso due volte con il Napoli, ha pareggiato e perso con Juventus, Milan e Atalanta, ha pareggiato con l'Inter e perso con la Lazio. Mancano i ritorni con queste due squadre, e sono le ultime due occasioni rimaste. Ma vincere a San Siro non è mai stato facile: in 105 confronti in trasferta, alla Roma è capitato solo 18 volte (15 in campionato su 89 partite). Non succede da quattro anni (26 febbraio 2017): da allora sono stati sei i pareggi consecutivi tra andata e ritorno. L'Inter al Meazza con la Roma non vince dal 31 ottobre 2015.