Vincere aiuta a vincere, recita un vecchio ma sempre valido adagio. Il ritorno al successo in campionato dopo un mese di digiuno ai danni del Crotone ha fatto seguito a quello strappato con i denti contro il Manchester United giovedì scorso, utile quantomeno a riscoprire l'orgoglio e salutare la coppa con dignità. Due boccate d'ossigeno che possono essere propedeutiche a un finale differente da quello grigio che si prospettava fino a una settimana fa, prima dell'annuncio di Mourinho che ha rinvigorito un po' tutto l'ambiente. Il futuro si prospetta roseo, ma prima bisogna affrontare un presente ancora da definire.

Mai come in questa fase la Roma ha necessità di ritrovare consapevolezza di se stessa e della propria forza. Tramontato fin troppo presto l'obiettivo dichiarato a inizio stagione della qualificazione in Champions; resa una chimera nelle ultime settimane anche quella alla prossima Europa League; abbandonata al penultimo atto l'edizione corrente con un secondo tempo scellerato nella gara d'andata coi Red Devils, l'inizio di maggio sembrava diretto a svuotare di significati il finale di stagione. Almeno apparentemente. Perché in realtà un senso ce l'ha eccome. Perfino doppio. C'è necessità di conquistare l'accesso alle coppe del prossimo anno, sia pure quello minore, ma la Roma non può permettersi di essere schizzinosa. Mai e a maggior ragione dopo mesi tanto avari di soddisfazioni. E qui subentra il secondo punto, che consiste nel dovere morale di fare punti nei big match rimasti.

Il calendario propone un uno-due mica da ridere nel giro di appena tre giorni: prima la sfida nella tana dei neo-campioni d'Italia dell'Inter, poi il derby. Duplice occasione per centrare quella vittoria negli scontri diretti che è mancata per tutta la stagione, contribuendo inevitabilmente a compromettere il cammino verso l'alta classifica. L'attuale settimo posto è tutt'altro che esaltante, ma è pur sempre frutto dell'andamento pieno d'inciampi degli ultimi mesi, e a questo punto va assolutamente salvaguardato dagli assalti del Sassuolo, che dista soli due punti. Il coefficiente di difficoltà degli impegni in programma per gli emiliani è sulla carta più abbordabile rispetto a quello che attende i giallorossi: dopo la Juventus in casa, la squadra di De Zerbi sarà chiamata ad affrontare il Parma già retrocesso. L'accesso alla Conference potrebbe essere ancora in ballo all'ultima giornata, quando i neroverdi giocheranno contro gli avversari di Pellegrini e compagni al derby, mentre la Roma sarà di scena in casa dello Spezia, che è in piena lotta salvezza allo stato attuale, e fra due giornate chissà.

Per prevenire ulteriori danni alla classifica e mettersi al riparo da beffe last minute, l'obiettivo minimo è racimolare almeno quattro punti nei prossimi due turni. Banalmente, l'en plein di vittorie sarebbe la soluzione ottimale. Anche se sembra un'impresa epica per la Roma versione 2020-21, ancora all'asciutto di affermazioni da tramandare ai posteri in campionato e sempre alle prese con un'infermeria che non vuol saperne di svuotarsi. Ma al di là dei due successi, gli ultimissimi giorni lasciano in eredità anche il ritrovamento di diversi elementi chiave.

A partire da Edin Dzeko. L'ultima rete del bosniaco in Serie A è datata 3 gennaio, un girone e una partita fa. Da allora il diverbio con Fonseca, qualche acciacco fisico e la scelta del tecnico di farne il centravanti di coppa capovolgendo i ruoli d'inizio stagione con Mayoral, non hanno aiutato a ritrovare la via del gol. Ma con avversari di livello il numero 9 ha sempre rappresentato un fattore decisivo e le firme recenti con Ajax e United confermano la tendenza.

Alle sue spalle stanno tornando vicini ai livelli di qualche mese fa gli altri due uomini d'esperienza, Pedro e Mkhitaryan. L'armeno ha ripreso domenica il filo interrotto a febbraio, ritrovando gol e assist (due, che lo hanno portato in testa alla specifica graduatoria del torneo a quota dieci). Lo spagnolo non è ancora il giocatore che a inizio campionato sembrava arrivato in Italia da un altro pianeta, ma le sue ultime prestazioni sono state confortanti e - scongiuri consentiti - i problemi fisici sembrano ormai alle spalle.

A supportare il trio di campioni abituati a sfide importanti, c'è poi Lorenzo Pellegrini, sempre più uomo-squadra, nei comportamenti come nei numeri. Dal momento in cui è diventato Capitano designato, il ragazzo cresciuto a Trigoria si è calato nella parte con atteggiamento encomiabile e proprio domenica ha anche superato il proprio record personale di gol stagionali, arrivando a 11 centri complessivi (oltre a 9 assist). Ulteriore potenziale contributo nei tre giorni clou. Cominciando da Milano.