Dalla gogna alla passerella trionfale. La parabola che ha accompagnato questo primo scorcio di avventura romanista di Santon è singolare e al tempo stesso sintomatica dei tempi. L'eccellente prestazione fornita nel derby lo ha riportato agli onori delle cronache. Ma all'inizio erano stati soltanto oneri. Nonostante lui fosse esente da responsabilità.
Accolto da scetticismo diffuso, quando non da aperta ostilità, i ripetuti insulti "virtuali" ricevuti lo hanno costretto a chiudere i commenti degli utenti sui propri profili social, al momento dell'arrivo a Roma. Uno sbarco all'aeroporto in tono dimesso, senza folla ad attenderlo e acclamarlo come da protocollo tipico del mercato estivo. Ma con una presenza oltremodo significativa, quella di Monchi. Il direttore sportivo si mosse personalmente, per dare il benvenuto al nuovo acquisto già a Fiumicino e attestare così al giocatore la vicinanza della società, a fronte di un approccio così difficile.

Santon però ha le spalle larghe e non ha fatto una piega alle critiche preventive. Si è catapultato nella nuova realtà mettendosi a lavorare e attendendo il suo momento. In silenzio, facendo parlare i fatti. Che raccontano di un esordio in giallorosso proprio nello stadio che a lungo lo ha visto protagonista, quel Meazza calcato tante volte quando vestiva il nerazzurro. Scampolo finale contro il Milan, in una sorta di riedizione di derby personale a distanza. Una gara finita in modo sfortunato, non per sue colpe.
Poi di nuovo nelle retrovie, alle spalle di uno dei volti più rappresentativi della Roma, quel Florenzi che ha iniziato la stagione all'insegna di un rendimento più che buono. Non solo: nelle gerarchie estive, l'ex interista veniva indicato come possibile terza scelta, anche dietro Karsdorp. Ma con l'olandese ai margini nelle ultime settimane, il turno di Davide non ha tardato ad arrivare.

Tutto in una settimana. Quella decisiva, nella quale la squadra ha finalmente ingranato la marcia giusta. Prima il Frosinone, affrontato dopo un mini-ritiro che ha condotto Di Francesco a scelte impopolari e differenti rispetto alle prime gare. Fra le quali è rientrato lo stesso Santon, in campo per la prima volta dall'inizio. Sicuro nel suo ruolo come propositivo in fase offensiva, autore di un'ottima prestazione. Gara poco probante quella con i ciociari, è stato detto. Eppure la controprova è arrivata tre giorni dopo, nella sfida più importante. Il derby, stavolta vero e proprio, anche per un neo-romanista come lui. Mossa che ha colto tutti di sorpresa, ma ha consentito a Florenzi di "salire" sulla corsia destra.
E Davide ha risposto da gigante: partita impeccabile la sua, impreziosita anche da qualche percussione che ha rinverdito fasti antichi (ma neanche troppo). Quando Mourinho lo fece esordire appena diciottenne in tutte le competizioni. Un debutto sfolgorante - al punto da diventare in breve titolare in una squadra ricca di campioni - che fece sprecare paragoni illustri. Poi la curva discendente, complice un infortunio serio e qualche incomprensione di troppo coi tecnici che lo hanno allenato. Da qui la fama non all'altezza degli inizi, quando in tanti lo avevano ribattezzato "il nuovo Maldini". Ma il piglio messo in campo nelle prime in giallorosso può far riprendere un discorso interrotto. E regalare alla Roma una risorsa ulteriore. Di ottimo livello.