Balsamo sulle ferite di questo assurdo primo scorcio di campionato, la goleada al Frosinone la festeggeremmo come col Barcellona se non suonasse ridicolo dopo per aver battuto una squadra che non riesce a far gol neanche per sbaglio (l'ha sfiorato Chibsah al 90', dopo aver lui stesso respinto di sedere la punizione di Soddimo, poi il palo gli ha negato la gioia) e che immaginare il prossimo anno in serie A è esercizio di ingiustificato ottimismo. Ma la gioia nel cuore è tanta a vedere la Roma vincere. Come ora bisognerà tornare a fare spesso e volentieri. Da sabato.

Ci ha pensato subito Ünder a mettere le cose a posto decidendo semplicemente di metterle a posto da solo, e quindi partendo dalla sua posizione, rientrando correttamente dentro al campo proprio come piace all'allenatore, facendosi beffe prima di Crisetig (tunnel) e poi di Chibsah, e poi sparando un sinistro diagonale su cui Sportiello è riuscito solo ad arrivare con la punta delle dita senza avere la forza di deviare la traiettoria. In pratica, la partita è cominciata dall'1-0 e allora il lussuoso assetto scelto da Di Francesco - con tre punte vere (con Schick, per la prima volta in campo dall'inizio al posto di Dzeko, e sugli esterni il turco ed El Shaarawy) più Pastore sulla tre quarti e due registi come De Rossi e Nzonzi - è parso congruo rispetto all'impegno richiesto, contro una squadra che in serie A non aveva ancora segnato una rete. A titolo di puro spavento, al 4' minuto Chibsah ha sfiorato il pareggio su un rimpallo da corner che ha fatto rumoreggiare molti tifosi, che già prima della partita avevano trovato il modo di ricordare a Pallotta la scarsa stima che in molti nutrono nei suoi confronti, oltre ad omaggiare l'indimenticabile Giorgio Rossi.

Quella di Chibsah resterà l'unica occasione del primo tempo per il Frosinone, mentre la Roma, senza neanche spingere particolarmente, costruirà azioni sufficienti per vedere altre due splendide segnature e altre tre occasioni da rete, per un 3-0 parziale che ha permesso a Totti (auguri per i 42 anni, maledetto tempo), Baldissoni e a Monchi in tribuna di ridersela finalmente sereni. Sul taccuino, dunque, sono finiti al 22' Schick che ha rifinito non con troppa convinzione un bel suggerimento di El Shaarawy, al 26' Pastore a deviare di piatto fuori misura un ottimo assist di Kolarov basso da sinistra, al 27' ancora Schick con un gran sinistro da dentro l'area deviato superamente da Sportiello sulla traversa. Poi al 28' la magia di Pastore, in carta carbone sul gioiello già regalato con l'Atalanta, stessa dinamica, stessa porta, stesso angolo di chiusura della giocata, stesso tacco; è cambiato solamente l'assistman, non più Ünder ma Santon.

Sul 2-0 Longo è parso sconsolato, anche se non si è scomposto nel suo elegantissimo completo blu. Ma servirebbe altro al suo Frosinone, scaglionato sul campo con 5 difensori (gli esterni del centrocampo in fase di non possesso sono totalmente proiettati sulla difesa), con tre centrocampisti centrali di poca qualità (Cassata ha cercato qualche giocata, con poco successo) e due attaccanti mai in evidenza (Pinamonti e Ciano nel primo tempo, ma nulla è cambiato neanche nel secondo, quando sono entrati anche Ciofani, Soddimo e Campbell). Tanto meglio per la Roma che ha avuto il compito facilitato e dopo altri sette minuti dal regalo di Pastore ha fatto registrare il terzo gol con un'altra spiritata iniziativa di Ünder a destra, approfittando di un regalo di Capuano (non l'unico, nella serata), che ha permesso ad El Shaarawy di spingere la palla nella porta vuota da un metro. Nell'infinito giro-palla del secondo tempo sono entrati, senza mai cambiare il sistema di gioco, prima Marcano per Manolas, poi Zaniolo per Pastore e infine Luca Pellegrini per De Rossi, per la standing ovation delle 600 gare con la Roma e in un ideale passaggio di consegne tra il capitano non più giovanissimo e il giovanissimo, che magari un giorno sarà capitano, terzino sinistro all'esordio tra i professionisti (come Zaniolo), bagnato peraltro con un bellissimo assist per Kolarov che ha segnato dalla sua inedita posizione di centrocampista centrale, ruolo occupato negli ultimi dieci minuti di partita. Per ora, bene così.