La racconteranno a figli non ancora nati, i tifosi della Roma, quella volta che al 37' del primo tempo la squadra finì le sostituzioni (anzi, le interruzioni, perché teoricamente si potevano fare due cambi nell'intervallo, quando però sarebbero serviti a poco), trovandosi a giocare il secondo tempo di una gara decisiva con almeno un paio di giocatori - di Diawara lo ha raccontato, con grande onestà, Bruno Fernandes, ma non è che Smalling stesse molto meglio - con la lingua di fuori. Nello stesso stadio in cui, 14 anni prima, in un'altra serata infausta, Spalletti mise in campo nel finale i più giovani che aveva in panchina, Ricardo Faty, Aleandro Rosi e Stefano Okaka, in quello che per molti fu una sorta di scarico di responsabilità, come a dire: «Questi avevo, cosa vi aspettavate?». Ma la serata di giovedì al Teatro degli Incubi non è un episodio isolato, in una stagione maledetta dal punto di vista degli infortuni: quando la Roma ha debuttato in campionato, a Verona, il 19 settembre, giorno del caso Diawara, il tifoso giallorosso aveva già avuto occasione di nominare i santi di riferimento per la seconda rottura del crociato di Zaniolo, che dopo l'infortunio di gennaio contro la Juventus si era rifatto male il 7 settembre, in Nazionale, contro l'Olanda. E il numero 22, pezzo pregiato della rosa giallorossa, non è ancora tornato a disposizione (e quando tornerà in campo, non ci sarà più nulla in palio). All'esordio mancava Bruno Peres, fermato dal Covid, Karsdorp si fece male a metà secondo tempo: lesione all'adduttore, tre partite saltate (le uniche tre giocate da titolare da Davide Santon, prima di Cagliari-Roma).

Il Covid

Dalla quarta giornata, seconda ondata di Covid (la prima, a fine agosto, aveva fatto pochi danni): positivi Calafiori e Diawara, era il periodo in cui iniziava l'Europa League, con la Roma in campo per tre giovedì di fila, per cui saltarono 7 gare a testa. Poi toccò a Dzeko, che grazie alla sosta per le nazionali saltò solo due partite, Genoa e Parma, poi Fazio, Kumbulla e Santon: nessuno dei tre era titolare, ma tre indisponibili nello stesso reparto si fanno sentire. Anche perché nel frattempo si era fermato il titolare più importante, Chris Smalling, che dopo la distorsione al ginocchio sinistro che gli fece saltare l'esordio ebbe un'intossicazione alimentare, che lo lasciò debilitato. La soluzione fu trovata con l'arretramento al centro della difesa di Cristante (ci aveva giocato già a Verona, quando l'inglese era ancora un tesserato dello United), ma trovò spazio anche Juan Jesus, che Fonseca ha sempre considerato l'ultima scelta: ne giocò tre da titolare in Europa League, e subentrò tre volte in campionato, prima di tornare nel dimenticatoio (nelle ultime 31 gare il brasiliano, che a gennaio è stato tolto dalla lista Uefa, ha giocato solamente 18' col Benevento). Contro il Parma, il 22 novembre, Mancini ha finito regolarmente la partita, ma accusando un fastidio muscolare: ha saltato il Cluj, è tornato con il Napoli ma è uscito prima dell'intervallo, e ne ha saltate altre 4. Rientrato il 7 dicembre, non si è più fermato, squalifiche a parte: a conti fatti, con sole 5 gare saltate per infortunio, è stato uno dei più fortunati quest'anno. Contando che Veretout, con giovedì, si è fermato tre volte.

Un solo stop per Mkhitaryan, che si è fermato l'11 marzo contro lo Shakhtar, e cinque gare saltate, anche se, pur tornando in campo, sembra non aver ripreso in pieno la forma che aveva prima dell'infortunio. Pedro si è fermato due volte a gennaio - giocando due gare, tra un infortunio e l'altro - ed è fuori anche ora, dall'intervallo di Torino-Roma, ma per fortuna di Fonseca Lorenzo Pellegrini non ha tradito, saltando solamente una gara per infortunio, peraltro la più inutile, quella con il Cska Sofia, a qualificazione già ottenuta. Anche Carlez Perez c'è stato praticamente sempre - tre sole gare saltate, a novembre - Borja Mayoral, da quando è arrivato dal Real Madrid, è stato sempre a disposizione, Pau Lopez, che si è fatto male nell'ultima gara, era sempre stato convocato.

A parte Pastore, che in estate si è operato all'anca, è stato chiamato per la prima volta il 31 gennaio, e ha giocato due spezzoni ad aprile, con Bologna e Torino, i più sfortunati sono stati i terzini: Spinazzola si è fermato tre volte (le ultime due piuttosto ravvicinate: prima di farsi male a Manchester era rientrato il 25 aprile), Santon è stato più in infermeria che a disposizione, Calafiori dopo il Covid è stato fermo tra gennaio e marzo per problemi muscolari. Ha visto molto di peggio il giovane terzino, che a ottobre 2018, in Youth League, si ruppe il ginocchio per un'entrata che poteva costargli la carriera, ma le tante partite giocate a sinistra da Bruno Peres avrebbe potuto farle lui, quest'anno.