Non sarà lo strano caso del dottor Jekyll e di mister Hyde, ma quello della Roma ci si avvicina molto. Negli ultimi due mesi e un pezzetto (dal 18 febbraio, data del primo turno a eliminazione diretta dell'Europa League) la squadra di Fonseca ha messo in atto un cammino a dir poco ambivalente fra campionato e coppa. Ai limiti della schizofrenia calcistica. Percorso quasi netto in ambito internazionale, costellato da cinque vittorie e un solo pareggio (frutto di tredici gol realizzati e appena quattro subiti), arrivato nell'ultima gara, quella di ritorno contro l'Ajax, sulla quale era già stata messa una seria ipoteca con la splendida vittoria conseguita ad Amsterdam. Di segno completamente opposto il cammino dentro i confini nazionali, composto da tre vittorie, altrettanti pareggi e cinque sconfitte. Undici le reti messe a segno, addirittura sedici quelle incassate nelle undici giornate prese in esame, che hanno portato un misero bottino di dodici punti.

La Roma è così precipitata da quella zona Champions occupata più o meno costantemente da inizio stagione, al pieno limbo del settimo posto, che al momento vale la qualificazione in Conference League. Ormai abbandonata l'aspirazione di migliorare la classifica dello scorso anno centrando l'obiettivo dichiarato della qualificazione alla coppa più prestigiosa, la posizione attuale tiene ancora aperta una (flebile) speranza di accesso alla prossima Europa League. Ma il paragone con le stesse partite disputate all'andata fa emergere un ulteriore dato negativo: oltre a non sconfiggere alcuna delle squadre che occupano dalla prima all'ottava posizione, la Roma ha iniziato a non vincere anche contro le cosiddette "piccole". Dal turno disputato a Benevento in poi, è arrivato un solo punto (proprio in casa dei campani) contro quattro delle ultime cinque in classifica affrontate nell'ultimo periodo: oltre alla squadra di Pippo Inzaghi, Parma, Torino e Cagliari. Che sia un caso o meno, si tratta di tutti match a cavallo degli impegni internazionali.

Alle delusioni accumulate in Serie A fa però da contraltare un cammino europeo quasi da rullo compressore. Se gli ottimi risultati ottenuti nel girone (primo posto assicurato con due giornate d'anticipo, quattro successi, un pari e un ko a giochi già decisi) erano da molti stati connessi alla modestia degli avversari, l'argomentazione crolla di fronte alla caratura delle squadre incrociate nella fase a eliminazione diretta. Il Braga, ora quarto in Portogallo, ha giocato coi giallorossi mentre tallonava il Porto, che nello stesso periodo ha fatto fuori la Juventus dall'Europa. Shakhtar e Ajax sono seconda e prima nei rispettivi campionati, arrivavano dalla Champions e la loro esperienza nelle coppe non è in discussione. Giovedì è in programma la terza sfida consecutiva contro una squadra proveniente dalla prima competizione continentale, ennesimo incrocio che nobilita il percorso della Roma.

Anche le altre tre rimaste in lizza per ambire al trofeo hanno innestato il turbo in Europa League. Anche se in campionato due balbettano e la sola che ha tenuto un passo importante su entrambi i fronti è proprio il Manchester United, prossimo avversario dei giallorossi. Nei turni a eliminazione diretta i Red Devils hanno incassato appena un gol, quello di Kjaer in pieno recupero a Old Trafford. Non male per una squadra che viene descritta "allegra" in difesa. Dall'altro lato del tabellone, l'Arsenal ha subito sì una sconfitta negli ottavi (0-1 in casa con l'Olympiacos), ma dopo aver vinto 3-1 in trasferta la gara d'andata. Lo score dei Gunners è speculare nell'intero torneo è speculare a quello della Roma: nove vittorie, due pareggi e una sola sconfitta, quella citata, ma ben 32 reti all'attivo. Ha fatto se possibile anche meglio il Villarreal, unica fra le semifinaliste ad aver vinto tutte le sei partite che l'hanno portata dai sedicesimi al penultimo atto di Europa League. Il tre volte vincitore del trofeo Emery continua a rappresentare una garanzia. Alla Roma tocca tirare fuori l'abito migliore, quello di coppa.