«No comment». Ma veramente ci basta capire la vostra posizione... «no comment». Ok, capito, ma basta un sì o no, «no comment». A forza di no comment, peraltro comprensibili e giustificabili, abbiamo capito che ufficialmente, almeno per ora (non è escluso che tra oggi e domani possa esserci un comunicato ufficiale), la Roma non ha nessuna intenzione di prendere una posizione pubblica sul terremoto (e chiediamo scusa ai terremotati veri) scatenato dalla notizia che dodici dei migliori club europei hanno deciso di mettersi in proprio, perché loro sono loro e noi non siamo un..., ci siamo capiti, no?

In attesa di un'ufficialità, qualcosa comunque siamo venuti a saperla (grazie a una fonte Uefa molto qualificata). Ovvero la Roma è decisamente contraria alla Superlega e non ha nessuna intenzione di farne parte. C'è di più. Quando nei due giorni scorsi è circolata la notizia che il club giallorosso potesse trasformarsi in uno degli altri tre soci fondatori (sono saltati Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Psg), l'irritazione a Trigoria e viale Tolstoj è stata notevole. E anche per questo ieri Dan Friedkin alle persone a lui più vicine, ha detto in tono perentorio «chiamatemi Ceferin». Che, per chi ancora non lo sapesse, è il presidente dell'Uefa che ieri ha rilasciato dichiarazioni durissime nei confronti della Superlega e, in particolare, verso Andrea Agnelli fino a due giorni fa presidente dell'Eca (l'associazione che raggruppa oltre cento club europei), con Ceferin arrivato a dire di non aver mai conosciuto una persona «in grado di mentire come il presidente della Juventus». Trovare il telefono di Ceferin libero, come è facile immaginare, non è stato semplicissimo, ma poi il presidente dell'Uefa ha risposto. Dan Friedkin si è presentato e gli ha spiegato la posizione della Roma. Cioè che è decisamente contraria alla Superlega; di appoggiare totalmente la nuova Champions League varata proprio ieri a Montreaux; di essere assolutamente al fianco delle istituzioni per qualsiasi azione si intenda intraprendere; che condivide il concetto di meritocrazia al cento per cento; e che prima di qualsiasi altra cosa viene il rispetto dei tifosi, l'autentico e unico motore di tutto il mondo pallonaro (qualcuno però pare che se lo sia dimenticato). Ceferin ha gradito molto l'incondizionato appoggio della Roma, garantendo al club giallorosso che sarà messo al corrente di qualsiasi novità sarà decisa nei prossimi giorni, azioni legali comprese. E a proposito di azioni legali, c'è da dire che la stessa Roma oggi avrà un approfondito incontro con il suo studio legale per cercare di capire quello che si potrà fare, insieme ad altri club, per difendere i campionati nazionali e le coppe europee istituzionali.

C'è da aggiungere che la Roma non è rimasta del tutto stupita dall'annuncio dei dodici club dissidenti, chiamiamoli così. Semmai è rimasta sorpresa dalla tempistica dell'annuncio che a Trigoria sapevano che ci sarebbe stato, ma non prima della prossima stagione. Lo sapevano perché, con la precedente proprietà, c'era stato più di un contatto con i fautori della Superlega. Pallotta (che ieri rispondendo a un tifoso si è detto decisamente contrario alla Superlega) e i suoi massimi dirigenti all'epoca avevano ascoltato con molta attenzione quello che gli era stato proposto (in particolare da Andrea Agnelli), incuriositi dall'idea, ma mettendo sempre il paletto che la cosa si doveva fare in collaborazione con le massime istituzioni calcistiche europee e mondiali. Di fronte a questa richiesta della Roma, Agnelli a suo tempo lasciò perdere.

La posizione della Roma ieri è stata ribadita dall'amministratore delegato Guido Fienga nel corso dell'assemblea straordinaria convocata in fretta e furia dopo l'annuncio della «sporca dozzina» come li ha definiti il presidente Uefa Ceferin. Assemblea a cui hanno partecipato tutti i venti club della nostra Serie A, cioè pure Juventus, Inter e Milan. Presente anche Agnelli che pare non abbia detto una parola e che c'è stato descritto con la faccia dei giorni peggiori (problemi in famiglia?). Dire che gli altri diciassette club fossero imbufaliti, è un esercizio di galanteria. Soprattutto perché molti di quei club che hanno seguito Juventus, Inter e Milan nella vicenda dei diritti televisivi per il prossimo triennio, hanno finalmente capito che la posizione dei tre assunta sulla possibilità dell'ingresso dei fondi nel nostro calcio, era propedeutica soltanto alla nascita della Superlega. Per l'ingresso dei fondi, infatti, tutti i club dovevano firmare un documento in cui c'era da garantire la loro partecipazione al campionato per non meno di dieci anni. E allora Agnelli ha detto no. Speriamo che Lotito, De Laurentiis and company lo abbiano capito, anche se ormai conta zero.