Se l'approccio di chi ha a cuore le sorti della Roma alla partita di andata ad Amsterdam, una settimana fa, era dubbioso e cauto, stasera sarà altrettanto dubbioso e altrettanto cauto semplicemente perché chi ha a cuore le sorti di una squadra di calcio non conosce le logiche della ragionevolezza ma solo le speranze e le paure che provengono dal cuore. Non conta, non deve contare, ma realmente e non solo a parole, lo striminzito vantaggio raggiunto una settimana fa. Quando stasera (calcio d'inizio ore 21, nessuna concncessione riguardo il numero degli accessi, saranno come al solito al massimo 500 tra addetti di varia natura, giocatori, dirigenti e operatori dell'informazione) l'arbitro inglese Taylor fischierà l'inizio della partita nessun giocatore della Roma dovrà sentire dentro di sé il conforto del minimo vantaggio raggiunto alla Johann Cruyff Arena e far leva su quello.

Semmai qualche ragionamento si potrà cominciare a fare a 10 minuti dalla fine, se il risultato lo consentirà, ben sapendo dei rischi che comunque si corrono in situazioni come questa. Se la Roma ha vissuto ormai tre anni la sera più bella della sua storia, con esclusione ovviamente di quelle in cui si è realmente vinto qualcosa, è solo perché il Barcellona quella volta arrivò a Roma in gita, convinto di dover solo espletare una pratica.

Il primo avversario dei giallorossi questa sera sarà così proprio l'armadillo sulla spalla dei giocatori che proverà a suggerire di pensare solo al tempo che passa, non a mettere in campo tutte le forze necessarie per vincere anche stasera. Sarebbe fantastico presentarsi in semifinale con il Manchester United (strafavorito sul Granada dopo la vittoria in trasferta all'andata) sull'onda di sei vittorie consecutive negli scontri ad eliminazione diretta. Sarebbe terribile, viceversa, lasciare la competizione stasera dopo l'illusione covata sette giorni a sostegno magari di una lunga, irrazionale speranza che davvero solo in Olanda ha preso forma concreta.

Con la gara di stasera Fonseca in due sole stagioni diventerà in ogni caso il quarto allenatore della storia della Roma per presenze sulla panchina nelle competizioni europee, dietro solo a mostri sacri come Liedholm, Capello e Spalletti, tre dei pochi allenatori vincenti della nostra storia. Chissà se tutti quelli che hanno ingiustamente denigrato l'allenatore portoghese questa stagione, spinti magari non da argomentate critiche, come sarebbe lecito, ma dalle turpi convenienze tipiche di questo ambiente semimarcio, dovranno ritrovarsi stasera a mezzanotte a chiedere scusa al tecnico o semplicemente a mordersi la lingua (o la mano che digita sulla tastiera) per non aver saputo trattenere il livore nei confronti di un uomo che con i suoi pregi e i suoi difetti ha comunque compiuto un ottimo lavoro in questi due anni, oltretutto, particolare non secondario, rappresentando la società in ogni occasione pubblica e privata con un atteggiamento dignitoso che ai tre quarti degli allenatori della nostra serie A è totalmente inaccessibile.

Ma non può essere neanche questo il pensiero principale di ogni tifoso romanista. Stasera si vola, stasera si sogna, stasera gioca la Roma per una semifinale europea, sogno conquistato sette volte in passato, in 94 anni di storia. Resta un solo grande rammarico: quello di non poter essere lì, sulle gradinate, a colorare una serata facendo sussultare il cielo sopra il Foro Italico ad ogni azione offensiva della squadra gialla rossa. Torneremo ad abbracciarci, grazie anche a alle recenti decisioni assunte in vista degli Europei di calcio, proprio all'Olimpico, ma siamo pronti a farlo anche idealmente, dietro 11 giocatori chiamati a restituire dignità ad una stagione che in poche settimane era sembrata precipitare nell'incubo dopo tanti mesi di confortevole incoraggiamento. Siamo pronti. Andiamo.