Non resta che l'Europa League per poter pensare Champions. Inutile girarci intorno, sarebbe soltanto autolesionistico: il pareggio di ieri pomeriggio contro il Sassuolo, dopo essere stati due volte in vantaggio, se non è la pietra tombale nella rincorsa a quel quarto posto che vuole dire una cinquantina di milioni Champions, poco ci manca. E quel poco è soltanto legato al fatto che la matematica ci hanno garantito che non sia un'opinione, due più due fa quattro. E, in questo caso, il settimo posto ad almeno cinque punti di distanza (dipende dal recupero Juve-Napoli) e con tutti gli scontri diretti probabilmente a sfavore, è lo specchio di una delusione che purtroppo non lascia più spazio neppure al più ottimistico dei sogni. Del resto, già prima della sosta, quella sconfitta all'Olimpico contro il Napoli, era stata già più di un campanone d'allarme sulle ambizioni Champions. Eppure mancavano dieci giornate, i numeri dicevano che era ancora possibile, a patto di ricominciare a vincere. Da subito, dal Sassuolo. Non è andata così e le colpe sono un po' di tutti, facciamo fatica a vedere innocenti.

La Roma di ieri, pur con tutte le attenuanti del caso, gli assenti (ma pure il Sassuolo ne aveva una vagonata), i rientri dalle nazionali, ha fatto pochino per alimentare il sogno. E, in questo senso, non vogliamo sentir parlare di testa all'Ajax, cosa che per quanto ci riguarda, sarebbe nel caso solo un'aggravante senza se e senza ma. Tutto è stata, quella contro il Sassuolo, meno che una Roma che desse la sensazione di una squadra almeno convinta di poter tornare ad ambire a quel quarto posto che, peraltro, è stato nostro per una buona parte della stagione fin qui giocata. Primo quarto d'ora da mani nei capelli, poi una sistematina schierandosi in fase difensiva con un inedito, per Fonseca, quattro-quattro-due, il rigore del vantaggio, la sensazione che poi potesse andare soltanto meglio. Invece abbiamo subito il pareggio di petto da Traorè (oh di petto da uno che tutto è meno che un gigante). Dopo non è stato neppure sufficiente tornare in vantaggio con il destro di Bruno Peres (oh Bruno Peres) per tornare a Roma con i tre punti che avrebbero lasciato in vita il sogno. Troppo compassata, troppi passaggi indietro piuttosto che insistere nella ricerca del terzo gol, troppa voglia di far scorrere il cronometro invece che fare la voce grossa, troppo senso estetico al posto di tutti zitti e pedalare che è quello che sarebbe servito per evitare questa nuova delusione.

Ci sarà tempo e modo per fare analisi e bilanci, ora sarà il caso che tutta la Roma, nessuno si senta escluso, pensi che per tornare ad ascoltare la piacevole e remunerativa musichetta della Champions League, è rimasta soltanto la strada dell'Europa League. Che tutto è meno che semplice, ma dove Fonseca e giocatori hanno l'obbligo di farci vedere una Roma diversa da quella andata in campo in questo girone di ritorno. Certo che a metterla così si corre il rischio di alimentare quella pressione che questo gruppo di giocatori, chi più chi meno, ha dimostrato di saper sopportare pochino. Ma in questa situazione senza ritorno ci si sono messi loro, sarà il caso che facciano di tutto per uscirne almeno dopo aver dato tutto in campo.

Il primo appuntamento con il sogno è fissato giovedì prossimo ad Amsterdam, sul campo di quell'Ajax che in fatto di esperienza europea ne ha come pochi altri club. Non è più quello di un paio di anni fa che ha incantato l'Europa arrivando a un passo dalla finale Champions, ma rimane una squadra che non si batte da sola, dovrà essere la Roma a batterla. All'Ajax hanno aperto un nuovo ciclo, via a suon di decine di milioni le stelle di prima, spazio ai ragazzi di un settore giovanile che da decenni produce una quantità industriale di buoni giocatori e pure qualche campione. Il tutto supportato da un gioco che da quelle parti cominciano a fare da quando sono più che bambini. Sono forti, non ci sono dubbi, ma è anche vero che hanno perso per infortunio un uomo di esperienza come Blind, per errore non hanno inserito Haller nella lista Uefa (roba che al confronto il pasticciaccio Diawara è quasi poca roba), il portiere titolare Onana è stato squalificato per doping, i ragazzi che andranno in campo (alcuni molto bravi) non possono avere la stessa esperienza che può vantare il club. Insomma, si può. Ma a patto che la Roma sia diversa, molto diversa, da quella che abbiamo visto contro il Sassuolo. Magari pure una Roma che recuperi alcuni giocatori fondamentali come Smalling, Mkhitaryan e Veretout (ieri in campo giusto per mettere minuti nelle gambe), in sostanza il leader difensivo, il centrocampista insostituibile, l'uomo offensivo in grado di garantire tutta altra qualità alla manovra d'attacco della squadra di Fonseca. Il quale ha l'obbligo di alimentare il nostro sogno. Poi quel che sarà, sarà.