La Roma si ferma in banchina (e pure un po' in panchina) a salutare le altre squadre che partono col treno della Champions e adesso si carica sulle spalle la responsabilità di dover "per forza" andare avanti in Europa League, pena il fallimento totale. E a decretarlo non sarebbe certo il pareggio di Reggio Emilia, contro una buona squadra (il Sassuolo è la migliore dell'altro campionato) e in condizioni oggettivamente complicate (con una difesa improvvisata e tanti giocatori in imperfette condizioni, e col pensiero dominante della sfida di Amsterdam a condizionare scelte e, magari involontariamente, prestazioni), ma il trend più recente: due sconfitte e un pareggio in tre partite, così il posto dell'8 marzo è diventato il di oggi dentro questo amarissimo uovo di Pasqua. Ieri, per l'appunto, passava l'ultimo treno e la Roma c'è salita sopra due volte e due volte s'è fatta ricacciare fuori dagli ingombranti avversari, apparentemente senza stimoli di classifica, in realtà motivati dalla forza delle loro conoscenze tattiche trasmesse dal bravissimo allenatore che li guida, De Zerbi, uno che per valori morali e conoscenze tecnico-tattiche si è ormai meritato la chiamata di una grande, non appena lascerà il Sassuolo. E prima o poi accadrà.

Intanto ieri si è tolto lo sfizio di fermare la Roma, recuperando due volte sul campo lo svantaggio e gestendo comunque più o meno per tutto il tempo la partita (il possesso è stato intorno al 65%). Sono state diverse le occasioni per tutte e due le squadre, ma la Roma è mancata soprattutto sotto il profilo della tigna, quella cosa che dovrebbe far parte del nostro dna di squadra popolare e che invece quest'anno a poco a poco si è smarrita dietro l'eleganza di un allenatore che anche ieri a fine partita è apparso troppo fatalista e poco seccato per l'occasione persa. In assoluto può non essere un difetto (neanche Liedholm, forse il migliore di ogni epoca tra gli allenatori della Roma, in panchina o dopo le partite perdeva mai sorriso e serenità), ma lo diventa se nel gruppo c'è sempre qualcuno che capirebbe meglio un rimprovero a brutto muso piuttosto che la carezza della giustificazione postuma. Sia lui che De Zerbi hanno provato a vincerla animati di sicuro dalle loro buone intenzioni, tali da portarli a volte a sottovalutare gli avversari. Così in questi due anni nelle sfide incrociate si sono viste partite piene di gol (nello scorso campionato, 4-2 e 4-2 per le squadre di casa) e anche stalli tattici quando ha prevalso la cautela (0-0 all'andata, ma lì l'arbitro fu determinante). Poi quando sul campo si liberano le briglie dei loro cavalli da corsa è dura difendere, ma poi è facile riattaccare per chi sa difendere bene. E in entrambe le squadre non succede spesso.

Questo è stato il primo tempo, con tre o quattro occasioni a testa, e equilibrio numerico rotto solo su calcio di rigore, ineccepibile, concesso dall'attento Pairetto (uno che, lavorando sul proprio atteggiamento, sta decisamente migliorando l'arbitraggio, poi però è ancora capace di rovinare tutto assegnando solo 3 minuti di recupero e poi facendone giocare solo 1,50" cronometrati, impedendo alla Roma di battere una punizione su cui si appuntavano le ultime speranze di vittoria), per fallo di Marlon su Carles Perez, nell'unica cosa riuscita allo spagnolo nella partita. Era il minuto 26 e la Roma era uscita dalla tempesta dell'assalto iniziale del Sassuolo facilitato da meccanismi difensivi resi più complicati per via di un assetto che Fonseca è stato costretto a cambiare almeno per la fase di non possesso. Perché il rituale 3421 è variato in un 442 già naturalmente favorito dalla pressione di Boga a sinistra, su cui si è spostato Karsdorp, tenuto più basso da Fonseca per non rinunciare alla spinta offensiva di Spinazzola a sinistra, attento comunque alla fase difensiva su Traoré. Così si è formata una linea a 4, con centrali Cristante e Mancini, con Peres esterno di un'altra linea più avanzata a 4 con Diawara e Pellegrini centrali ed El Shaarawy a chiudere a sinistra, e Perez a fare da seconda punta a Borja Mayoral. Ma c'è voluto un po' per prendere le distanze al 4231 del Sassuolo (col solito inesausto movimento di rotazione di centrocampisti e trequartisti ad ingannare le uscite difensive degli avversari) che apparentemente non pareva risentire delle numerosissime assenze patite tra infortuni, assenti per Covid e defezioni precauzionali (dei nazionali).

Tra il 3' e il 5' due volte i verdi si sono presentati al tiro in area, prima con Djuricic dopo errata impostazione di Cristante (bravo Pau Lopez nell'uscita bassa) e poi con uno slalom di Boga: il tiro deviato è finito sui piedi di Traoré che di sinistro ha masticato il pallone mandandolo fuori di poco. Poi è stata la Roma a liberare i suoi corridori negli spazi insolitamente sgombri, al 9', rubando il pallone in pressione, con l'ottimo assist di El Shaarawy vanificato da una poco convinta conclusione di piatto di Perez, deviata in angolo. Poi al 12' un'occasione dopo l'altra: Raspadori (classe 2000, ieri capitano e migliore in campo: questo ragazzo farà carriera) ha infilato la difesa attirando fuori zona i due centrali e ha mandato (Maxime) Lopez a tu per tu con (Pau) Lopez, ma il tiro si è stampato sul palo, poi Spinazzola ha invitato ancora Perez alla conclusione in semirovesciata, ma la conclusione è stata ciabattata e Consigli ha deviato. Al 24', improvvisa, una combinazione veloce tra Peres e Perez è stata stroncata in area da Marlon: rigore trasformato da Pellegrini. Al 30' Mayoral ha stoppato perfettamente un gran lancio di Cristante, ma poi si è allungato il pallone e ha sbattuto su Consigli. Al 42' su errore di Boga Spinazzola ha mandato al tiro Pellegrini, ma il destro a giro del capitano è finito fuori di pochissimo.

Il finale di tempo aveva dato nuove speranze alla Roma, stroncate ad inizio ripreso da un altro approccio soporifero, che ha rivitalizzato il Sassuolo: al 4' ci ha provato Raspadori, fermato da Pau Lopez, al 9' ancora lo scatenato centravanti ha mandato al cross Traoré per Boga che sulla dormita di Peres ha deviato alto a un metro dalla porta, e al 12' una sventata uscita di Mancini fuori porta rifinita male per El Shaarawy ha favorito l'ennesima transizione profonda, con Lopez chiamato ancora al miracolo su Raspadori, che ha schernito Cristante. Ma sul corner Peres ha fatto saltare da solo Djuricic e Spinazzola ha tenuto in gioco senza marcarlo Traoré, che ha umiliato l'avversario segnando addirittura di petto sulla riga di porta. Nuovo pareggio e nessun segnale dalla panchina: ma la Roma ha reagito da sola, sprecando subito con El Shaarawy (solo e in pieno controllo del pallone su bel lancio di Diawara) l'occasione per riportarsi subito sopra (destro addosso a Consigli). Ci ha provato allora Pellegrini su punizione e El Shaarawy su respinta da corner, bravo ancora il portiere del Sassuolo. Ma niente ha potuto al 24' sull'ennesima incursione di Spinazzola a sinistra, rifinita in area da Peres con un elegante controllo e con un diagonale ciclonico. Eppure non è bastato. Pairetto ha prima ignorato e successivamente segnalato un fallo di Djuricic su Karsdorp (che meritava il secondo giallo), poi sono arrivati i cambi (Veretout per El Shaarawy e Dzeko per Mayoral, niente da fare per Pedro nonostante l'evidente stanchezza di Perez e Pellegrini). Ma è rimasta l'indolenza tipica di questa squadra: e sulla combinazione veloce sulla catena di destra dei neo entrati Haraslin e Oddei (classe 2002), Cristante in area si è perso Raspadori che ha avuto il tempo di controllare e battere Pau Lopez, condannando la Roma al settimo posto. Poi Cristante è stato pure ammonito, così salterà il Bologna: speriamo che al suo posto giochino dei difensori.