Clicca qui per leggere la prima parte dell'intervista.

Nella passata stagione la Roma è arrivata in semifinale di Champions. Quest'anno?
«Ritengo la Roma più una squadra da Europa che da campionato. In una partita secca può fare male a tutti».

Il sorteggio, poi, stavolta è stato benevolo.
«Ma non ditelo alla Roma».

In che senso?
«Se la Roma dovesse pensare che il girone è facile, allora sarebbero guai. I giallorossi vanno meglio quando le cose si fanno difficili».

Schick che ruolo potrà avere in questa annata?
«Mi sembra un giocatore elegante, bello, tecnico. Ma ha un problema».

Pure lui?
«Il problema si chiama Dzeko. Se Schick non gioca centravanti, è difficile trovargli un ruolo. Da esterno offensivo fa fatica a garantire anche la fase difensiva».

Il fiore all'occhiello del mercato della Roma è stato Pastore. Al momento, però, l'argentino sta faticando.
«È un ottimo giocatore, quando giocava con il Palermo mi aveva fatto una grande impressione, da un punto di vista tecnico ce ne sono pochi come lui. Ma per tornare quel giocatore che abbiamo visto ai tempi siciliani, ha bisogno di lavorare duro dal punto di vista fisico. Deve stare al cento per cento, altrimenti si fa dura pure per lui».

Dei nuovi acquisti chi ti intriga di più?
«Nzonzi mi sembra un giocatore interessante, Cristante ha grandi prospettive, ma è meglio non fare discorsi sui singoli perché poi alla fine quello che conta e ti fa vincere è la squadra».

Sono stati venduti Alisson, Nainggolan e Strootman. Chi avresti tenuto?
«Tutti e tre. Ma so che non era possibile. Ci sono esigenze di bilancio da rispettare e questo cambia tutto».

Ünder già c'era, sono arrivati altri due baby come Coric e Kluivert. Come ti sembrano questi ragazzini?
«Ragazzini».

Che vuoi dire?
«Che non si può pretendere che un ventenne ti faccia subito la differenza. Sono bravi tutti e tre, ma bisogna dargli tempo e fiducia. Kluivert lo conoscevo da tempo, ha qualità e margini di miglioramento, ma è ancora leggero e deve lavorare duro. Non caricateli di responsabilità, il rischio è di perderli».

Da più parti si dice che la rosa della Roma sia troppo numerosa. Che ne pensi?
«Che non è così. Ci sono tantissime partite in una stagione, ci sarà bisogno di tutti. La Roma potrebbe andare in difficoltà se in un ruolo dovessero infortunarsene un paio. Quindi meglio uno in più che uno in meno».

Di Francesco è l'allenatore giusto sulla panchina giusta?
«Io dico di sì. Va sostenuto da tutti, partendo dalla società. È un allenatore bravo, lo ha già dimostrato, lavora ed è capace di capire le cose. Sono convinto che, come l'anno scorso, sarà capace di ripresentare una Roma competitiva ai massimi livelli. Anche se...».

Anche se?
«Oggi gli allenatori fanno un lavoro molto diverso da quello che facevano ai miei tempi. Ora se vinci una partita il merito è dei giocatori, se la perdi è solo colpa del tecnico. È una cosa sbagliatissima. A Di Franceso auguro di essere l'allenatore della Roma almeno per altri cinque anni, vorrebbe dire che di partite ne ha perse pochine».

Da presidente della federazione polacca calcio, che idea ti sei fatto dei problemi del calcio italiano?
«Nel mio ruolo non mi posso permettere di mettere bocca».

E da appassionato di calcio cosa ci dici?
«Io dico che l'Italia ha giocatori fortissimi».

Gli ultimi risultati dicono il contrario.
«Ma non è così. Se mi posso permettere di evidenziare un'anomalia, dico che ci sono certi giocatori italiani che nei club sono fortissimi, ma poi in Nazionale rendono la metà. Penso a Insigne, per esempio. Io non so quale sia il motivo, ma lavorerei su questo cercando una soluzione».

Se potessi regalare un giocatore polacco chi doneresti?
«Ce ne sono parecchi nella mia Polonia che sono bravi».

Facci un nome.
«Ne faccio due che giocano già in Italia: Zielinski e Linetty. Farebbero comodo a Di Francesco».