Fra quarto e quarti. La Roma si appresta a sostenere l'ultimo ciclo stagionale, quello senza appelli, con lo sguardo su due fronti. Ancora in ballo fuori e dentro i confini nazionali, unica fra le italiane (è sempre bene ricordarlo), con due obiettivi complicati ma tuttora possibili. Si spera fino all'ultimo momento. Se nei prossimi sette giorni le attenzioni di larga parte della piazza sono rivolte all'impegno di Europa League con l'Ajax, che per fascino e prospettive è comprensibilmente più appetibile, la squadra non può però permettersi di far venire meno la concentrazione nella prima gara che l'attende. Poco più di un anno fa la trasferta del Mapei si rivelò sanguinosa, per risultato, umore e strascichi anche in seno alla dirigenza. E lo stesso match d'andata contro il Sassuolo nella stagione in corso grida ancora vendetta, sia pure per motivi riferibili più a una direzione di gara ai limiti del surreale che a veri e propri demeriti dei giallorossi. Ulteriori ragioni per affrontare questa prima partita dell'ennesimo tour de force (otto partite in 29 giorni, che potrebbero diventare nove se Pellegrini e compagni centrassero l'accesso alla semifinale di coppa) al massimo delle forze, fisiche e mentali. Se le notizie provenienti dall'infermeria lasciano poco spazio a previsioni ottimistiche - almeno nell'immediato - non c'è più spazio per i cali "di testa", soprattutto dopo le parole di Fonseca al termine della deludente gara con il Napoli. L'evidente calo collettivo nel girone di ritorno ha già esaurito tutti i margini d'errore: la classifica si è maledettamente complicata dopo gli ultimi due stop consecutivi, ma concede ancora un piccolo spazio per rientrare in pista e lottare fino all'ultimo turno per l'obiettivo qualificazione alla prossima Champions.

Dieci partite equivalgono a trenta punti in palio, e cinque lunghezze di ritardo sull'Atalanta (attuale quarta) possono ancora essere recuperabili. A patto di capovolgere l'andamento della prima parte del girone di ritorno e tornare ai livelli dell'andata, quando la Roma ha occupato più o meno stabilmente la terza posizione alle spalle delle milanesi. Nella scorsa stagione, la prima con il portoghese sulla panchina giallorossa, il finale di campionato è stato all'insegna dello sprint: nelle ultime dieci sono state inanellate sette vittorie e un pareggio, macchiate dalle due sconfitte iniziali, arrivate però prima di trovare la quadra tattica definitiva con la difesa a tre. Un cammino che ha fruttato ventidue punti complessivi, quasi in media con quanto accaduto nell'ultimo quinquennio (22,2). I due gironi di ritorno a conduzione spallettiana sono stati conclusi con un bottino che è servito a garantire il podio, e che se confermato ora probabilmente spalancherebbe l'accesso all'ambito quarto posto: 24 punti nel 2015-16, addirittura 25 l'anno successivo.

Nella stagione seguente, con Di Francesco in panchina, il totale è sceso a 21, ma in quel caso il terzo posto pur non essendo in cassaforte, era più al riparo da attacchi delle inseguitrici. E nel frattempo lo straordinario cammino in Champions ha accresciuto la consapevolezza del gruppo. Un precedente da cui trarre insegnamento anche per il presente. I 19 punti raccolti due anni fa da Ranieri rappresentano la somma più bassa del periodo preso in esame, ma il tecnico romano subentrò due giornate prima della volata finale, a situazione già ampiamente compromessa. Quella attuale non è delle più rosee, ma guai a considerarla già definita in negativo: sarebbe l'anticamera del fallimento. Mentre questa squadra ha dimostrato in passato di saper reagire alle avversità e perfino ai propri periodi-no. È l'ora di rifarlo, con convinzione anche maggiore e senza più pause.