L'Europa è casa nostra, e dopo Young Boys, Cska Sofia e Cluj, e poi il Braga ai sedicesimi, anche lo Shakhtar agli ottavi è stato respinto con perdite con una gara perfetta, l'ennesima in questa competizione, dove finora la Roma ha vinto sette partite su nove (una pareggiata, l'altra persa con la Primavera quando non contava più), e l'ultima, ieri sera, è servita per ipotecare il passaggio ai quarti. 3-0 il risultato che sa di Roma antica e di vecchie leggi europee, quando passare per l'Olimpico per gli avversari dei giallorossi significava andare incontro a bruttissime sorprese, proprio com'è successo ieri sera al presuntuoso Shakhtar di Castro, sconfitto dalle reti di Pellegrini nel primo tempo e di El Shaarawy e Mancini nel secondo, ma più in generale da una Roma spietata, concentrata e anche sofisticata, mai banale, un sapiente mix di forza e brillantezza, modellata evidentemente a sua immagine e somiglianza da Fonseca. E ora arriveranno solo elogi per questo signore gentile e preparato che sembra sempre docile ma che è anche bene non far arrabbiare, come sa bene Dzeko e come ha capito anche Pedro ieri sera, brontolone in campo dopo un paio di rimproveri del tecnico e subito sostituito.

La partita è stata un lungo confronto tattico su una scacchiera peraltro prevedibile, con la difesa altissima dello Shakhtar, già vista in ogni sortita degli ucraini in Champions League e anche al turno precedente di Europa League con gli israeliani del Maccabi, nel tentativo di tenere la squadra corta per i palleggi stretti e le veloci transizioni da muovere negli spazi eventualmente aperti della difesa romanista, ma che ha sbattuto invece con una disposizione attenta ed equilibrata, che Fonseca ha imposto alla Roma dopo alcune partite tatticamente non soddisfacenti per una certa sovraesposizione alle ripartenze avversarie. Ora Karsdorp e Spinazzola, gli esterni titolari puntualmente riproposti nello schieramento iniziale, difficilmente raggiungono entrambi il fondo, e quando accade uno dei centrocampisti si ferma sempre a vigilare sui tre centrali (ieri i "braccetti" sono stati Mancini e Kumbulla, con Cristante in mezzo, preferito inizialmente a Smalling per via delle condizioni non ancora ideali dell'inglese, ma anche per garantire rifornimenti lunghi dalla prima linea proprio contro la difesa schierata alta dello Shakhtar). Così raramente la Roma si fa trovare scoperta: ieri nel primo tempo è successo solo al 27', con Kumbulla salito alto a contrastare Teté, e sullo scarico è stato mandato lungo in sovrapposizione Dodò, per un due contro due che la Roma è sembrata gestire con disinvoltura (Cristante a vigilare sull'esterno in percussione e dentro Mancini a marcare Moraes), ma sul cross malauguratamente Mancini è scivolato lasciando campo aperto all'avversario, su cui è uscito per fortuna assai tempestivamente Pau Lopez. Ha tenuto bene la Roma, con il doppio regista Villar e Diawara, pronti sempre al palleggio e umili tanto da non lasciare mai scoperta la linea difensiva, e con i due trequartisti Pellegrini e Pedro bravi ad assistere Mkhitaryan in un continuo alternarsi di profondità e ripiegamenti utili a togliere ogni punto di riferimento alla statica difesa a 4 di Castro. Così quando al 23' su fallo laterale proprio Miky ha mosso la palla veloce su Pedro, lo spagnolo ha messo il turbo e Lorenzo è andato in taglio davanti a lui, controllando per un attimo il perfetto servizio del compagno e calciando di esterno destro in anticipo sull'uscita di Trubin, per l'1-0 che ha indirizzato la partita. La Roma aveva già sfiorato il gol al 6', su un corner di Pellegrini impattato di anca da Villar, con Trubi bravo a non farsi sorprendere e a respingere la palla quando era entrata solo per trequarti, non interamente. Qualche sinistro presagio ha cominciato a palesarsi alla mezz'ora quando Mancini prima e Mkhitaryan poi hanno riferito alla panchina i loro dolori muscolari: l'armeno aveva appena provato a beffare Trubin, che aveva rinviato corto, con un sinistro a pallonetto terminato alto di pochissimo. Sul tiro evidentemente deve aver sentito tirare il polpaccio e si è fermato, sostituito al 35' da Borja Mayoral. E sul corner immediatamente successivo, una torre di Cristante indirizzata al secondo palo è stata solo sfiorata da Kumbulla, forse impaurito dal palo: sarebbe stato il 2-0.

Mancini è rimasto in campo tutta la partita stringendo i tempi e, come vedremo, sarà un bene. Perché ad inizio ripresa ci è voluta tutta la sua tigna per aiutare Pau Lopez, che al 3' se l'è dovuta cavare da solo su Teté e al 5' ha visto sfilare la palla oltre la traversa sul tiro ancora dell'esterno brasiliano grazie proprio alle deviazione di Mancini, a rimediare a un buco di Kumbulla e Spinazzola. Sulla inattesa difficoltà della Roma Fonseca ha richiamato soprattutto gli attaccanti, ma Pedro non ha gradito l'appunto e lo ha fatto notare e il portoghese ha subito inserito El Shaarawy al suo posto. E tre minuti dopo il Faraone, servito da un altro chirurgico servizio di Pellegrini a spaccare ancora l'altissima difesa ucraina, avrebbe potuto segnare subito, ma l'impatto col pallone non è stato dei migliori e Trubin ha potuto assorbire la deviazione. Stessa cosa accaduta altri tre minuti dopo a Borja Mayoral sul servizio stavolta di Spinazzola. La Roma è sembrata sul punto di tracimare, ma ha dovuto ancora ringraziare Pau Lopez che al 22' ha sbrogliato una mischia in area con un intervento d'istinto su Moraes. E nell'ennesima transizione con la difesa avversaria scoperta, El Shaarawy ha saltato come birilli Dodò e Vitao e ha superato Trubin con un pallonetto delizioso, imitato quattro minuti dopo da Mancini, ad incornare in area una torre di Cristante. Sette cambi non hanno poi variato il menù e nel finale è stata più la Roma a sfiorare il quarto che lo Shakhtar ad andare vicino al gol della bandiera. Appuntamento tra una settimana.