La Roma extralarge allestita da Monchi consente a Di Francesco di avere almeno due alternative valide in ogni ruolo (e in qualche caso anche tre). In un virtuale gioco delle coppie abbiamo analizzato uomini e soluzioni per ogni posizione del campo:

Olsen & Mirante

Una rivoluzione. Che è stata fatta un po' in tutta la squadra con l'arrivo di dodici giocatori nuovi, ma che nel ruolo dei portieri è stata totale. Tre via (e noi saremo sempre un po' orfani di Alisson), benvenuti a Olsen, Mirante e al giovane brasiliano Fuzato, con quest'ultimo nel ruolo dichiarato che fino allo scorso anno è stato di Lobont. In realtà, vista la particolarità del ruolo, quello del portiere sfugge alla regola che vuole la concorrenza auspicabile e propedeutica ai migliori dei duellanti. Sarà così anche a Trigoria. Perché, nonostante qualche peraltro ingiustificato dubbio alla vigilia del campionato, Di Francesco la sua scelta l'aveva fatta praticamente dal giorno in cui la società aveva ufficializzato l'arrivo del vichingo di quasi due metri. Del resto da anni è il titolare della nazionale svedese con cui ha partecipato, con risultati al di sopra delle aspettative, all'ultimo mondiale russo. Mirante sarà il dodicesimo potendo garantire sufficiente serenità considerando la sua lunga militanza nel nostro massimo campionato.

Florenzi & Karsdorp

Qui cominciano i problemi, si fa per dire. Perché se Karsdorp tornerà il giocatore che abbiamo ancora negli occhi quando vestiva la maglia del Feyenoord, la scelta su chi far giocare diventerà inevitabilmente molto complessa. Per il semplice motivo che saremmo di fronte a due giocatori di qualità, quantità, corsa, senso di squadra che sono poi la fortuna di qualsiasi allenatore. È chiaro che, pensando al bene della Roma, noi ci auguriamo che l'olandese costretto a giocare solo ottantadue minuti nella sua prima stagione in giallorosso causa un paio di interventi chirurgici al ginocchio, faccia più in fretta possibile a materializzarsi come autentica alternativa al bello di nonna, fresco e sorridente reduce da un prolungamento contrattuale a cui teneva moltissimo. È probabile, comunque, che almeno nella parte iniziale della stagione, toccherà al vicecapitano (migliorato anche in fase difensiva) andare in campo, ma è altrettanto chiaro che poi toccherà a Karsdorp far sentire la sua ingombrante ombra. E poi toccherà a Di Francesco.

Manolas & Jesus

Gioca il greco e non perché è greco. Manolas è uno dei pochi titolari quasi intoccabili di questa Roma. Perché è forte e, da un paio di stagioni a questa parte, da quando in pratica disse no ai rubli dello Zenit, oltre alle sue qualità, in campo sta mettendo uno spirito testaccino di quelli che ti fanno innamorare. È evidente, peraltro, che non potrà giocarle tutte, considerando pure che quando ci saranno le soste, l'uomo che ci ha regalato quel gol al Barcellona che sarà tra gli ultimi a svanire dai nostri ricordi, dovrà rispondere alle convocazioni della Grecia che certo non può fare a meno di lui. E allora Juan Jesus, se non altro perché il più veloce degli altri tre centrali difensivi a disposizione del tecnico, potrebbe essere una buona alternativa. È vero, tra i tifosi non è che ci sia un'eccessiva fiducia nei confronti del brasiliano, forse esagerata e determinata da giudizi degli addetti ai lavori non sempre sereni nei confronti del giocatore. Per dire: nel già citato tre a zero al Barcellona, Juan Jesus era in campo da titolare e di fronte aveva Messi. Basta?

Fazio & Marcano

È una sfida vera. Almeno negli auspici che hanno accompagnato il ds Monchi a prendere dal Porto (a parametro zero) l'esperto centrale difensivo spagnolo. Certo a dar retta al precampionato, roba che spesso più che verità dice bugie, Marcano sembra lontano dal miglior rendimento di Fazio. Troppe incertezze, oltretutto sempre castigate dai gol avversari (Rafinha col Barcellona per esempio) e che probabilmente hanno determinato la scelta di Fazio, tornato più tardi dalle vacanze, per l'esordio giallorosso sul campo del Torino. Ma la carriera e l'esperienza dello spagnolo possono indurre all'ottimismo: una volta capiti i non semplici meccanismi dell'organizzazione difensiva difranceschiana (a cominciare dal fuorigioco, in particolare quello alto), Marcano può diventare un'alternativa seria al gigante argentino. E a quel punto Fazio dovrà fare in fretta a tornare quello visto per tutta la stagione passata, quando è stato l'autentico comandante della difesa giallorossa, la seconda migliore dello scorso campionato.

Kolarov & Santon

Più che un duello, per il ruolo di esterno sinistro difensivo, siamo di fronte a una corsa a tre. Oddio, corsa si fa per dire. Perché il primo, staccato, rimane il serbo con cui uno non vorrebbe mai litigare, reduce pure da un Mondiale in cui ha ribadito che per lui sembra davvero che gli anni passino con una certa lentezza. Ma proprio in base alla carta d'identità, non è peccato pensare che nel corso di una stagione che ci auguriamo, per ovvi motivi, la più lunga e faticosa possibile, Kolarov ogni tanto dovrà tirare il fiato, considerando pure che anche per lui gli impegni con la sua nazionale non gli consentiranno settimane senza partite ufficiali. A giocarsi il posto alle sue spalle ci sono Santon e la sua esperienza, Luca Pellegrini e la sua esuberanza giovanile. Abbiamo scelto di inserire Santon come prima alternativa soprattutto per una questione anagrafica, ma il ragazzino cresciuto nelle giovanili di Trigoria, ha la voglia e la qualità di dimostrare alla Roma di aver fatto bene a puntare sulle sue qualità, che ci sono e non si possono discutere.