Finali degni di un thriller di Alfred Hitchcock: tutto sembra scritto, quando il destino, il caso, la fortuna o l'invenzione di un singolo calciatore regalano un finale a sorpresa. Ormai ci siamo abituati a chiamarla "zona Cesarini", in onore dell'italo-argentino Renato Cesarini, che aveva il vizio di segnare proprio allo scadere. Come ha fatto Dzeko a Torino, e mica con un gol qualsiasi: una prodezza che più la vedi e più fai fatica a spiegarti come abbia fatto, Edin. Un capolavoro che ha riportato alla memoria un'altra splendida rete allo scadere in casa del Torino: la sforbiciata con cui Julio Baptista, al 91', ci ha regalato la vittoria il 18 gennaio 2009. Facendo esplodere di gioia il settore ospiti, i compagni e tutti i romanisti davanti alla tv.

Contro la Juventus

Torino è terra dove il finale di gara sa regalare emozioni forti. Roba da rischiare l'infarto. Come quando, con lo Scudetto sul petto, sfidiamo la Juventus al Comunale: il 4 dicembre 1983 siamo sotto 2-1 contro la Vecchia Signora di Platini, Cabrini e Tardelli. Quando mancano ventotto secondi alla fine del tempo regolamentare, Chierico controlla all'altezza del vertice sinistro dell'area, supera con un sombrero Platini e mette in mezzo: Pruzzo, spalle alla porta, non ci pensa neanche un secondo. Rovesciata e Tacconi non può nulla. A fine gara, intervistato da Galeazzi, il Bomber dedica il gol ad Ancelotti, infortunatosi nel corso della gara dopo uno scontro con Cabrini.

Non è una rovesciata, piuttosto una sforbiciata sotto porta, quella di Vincenzino Montella il 6 maggio 2001, sempre in casa della Juventus. Anche in questo caso vale il 2-2, arriva al 91' e vale una bella fetta di tricolore. È la notte di Nakata, della Roma di Capello che dopo 6' è sotto di due gol, ma riesce prima a riaprirla con il giapponese, poi a pareggiarla con la girata dell'Aeroplanino, che vola e atterra sotto il settore dei tifosi giallorossi, prima di essere travolto da i compagni. È il momento in cui i giallorossi si cuciono mezzo Scudetto sul petto, perché una sconfitta avrebbe riaperto i giochi.
Vale invece la vittoria la zuccata volante del "Roscio" John Arne Riise al 93' della sfida del 23 gennaio 2010: la Roma di Ranieri è lanciata in una rincorsa all'Inter e a farne le spese è Ferrara, tecnico bianconero, che dopo quell'1-2 per i giallorossi verrà esonerato.

Falcao, Ago e Voller

È ancora nel cuore e nelle orecchie di chi l'ha vissuto l'urlo dell'Olimpico l'8 dicembre 1982, Roma-Colonia. «Non passa lo straniero», recita lo striscione in Sud. Sono gli ottavi di ritorno di Coppa UEFA e in Germania i giallorossi - che di lì a qualche mese si laureeranno Campioni d'Italia - hanno perso 1-0. C'è bisogno di un'impresa contro la squadra allenata da Rinus Michels, padre del "calcio totale". Ma quella sera di totale c'è solo la gioia quando, sull'1-0 per noi, Paulo Roberto Falcao calcia col destro il pallone che vale il raddoppio e la qualificazione. È come se, insieme al "Divino", in quel momento stiano colpendo la palla tutti i Romanisti. Il boato fa letteralmente tremare lo stadio, nel cielo della Capitale si alza un grido che continua ad aleggiare fino all'8 maggio 1983, quando torniamo sul tetto d'Italia dopo 41 anni. Il trionfo arriverà anche grazie alla vittoria di rigore firmata da Ago alla seconda giornata: al 90' di una gara inchiodata sullo 0-0, il Capitano si prende la responsabilità di calciare e trasformare il rigore decisivo al 90'.

A proposito di boati, c'è quello del 24 aprile 1991. Ancora Coppa UEFA, ma stavolta in palio c'è la finale. Giannini e compagni se la vedono con il Brondby: 0-0 in trasferta, a Roma Rizzitelli ci porta in vantaggio alla mezz'ora. Si gioca alle 19 e quando segna Ruggiero c'è ancora il sole, che però è tramontato quando una sfortunata deviazione di Nela spedisce il pallone nella nostra porta a metà ripresa. Ma la Roma non si dà per vinta e dà vita a un assedio: Schmeichel però para qualsiasi cosa, sembra che la porta sia stregata. Fino all'87', quando il portierone non trattiene una conclusione di Desideri: sulla ribattuta si avventano Rizzi e Rudi, ma è il tedesco a buttarla dentro e a regalarci la finale, mentre in Curva la gente finisce venti file più giù e il cuore rischia di esplodere.

Mapou e gli altri

«Parlami d'amore, Mapou»: il 25 maggio 2015 il difensore francese entra nella storia della Roma, pur essendo rimasto per una sola stagione. È l'85' quando di testa ci regala la vittoria contro quegli altri che vale l'accesso in Champions. E a proposito di sfide contro i biancocelesti, non tutti sanno che c'è un antesignano di Paolo Negro: l'11 gennaio 1942, nella corsa verso il primo Scudetto c'è la zampata vincente dell'uruguagio Maximiliano Faotto, che gioca con loro, ma sbaglia porta. Al 92'. Regalandoci una vittoria determinante in un momento cruciale della stagione.

È ancora viva - perché più recente - l'esplosione di emozioni del 28 maggio 2017: nel giorno dell'addio di Totti, è Diego Perotti a siglare al 90' il gol del 3-2 che ci consegna il secondo posto e l'accesso alla Champions. Le lacrime di gioia si mischiano a quelle di commozione, in un tumulto di sentimenti che non ha eguali.

Arriva la Var, che ci tiene col fiato sospeso il 16 dicembre scorso: Fazio segna al 95', l'arbitro va a verificare, mentre ogni Romanista attende con la tachicardia. È buono, vinciamo noi. Un finale al cardiopalma, come gli altri: roba da sceneggiature di Hitchcock.