Immaginate. Come lavoro fate il farmacista in un'azienda di proprietà di un altro farmacista. Sbagliate la composizione di una medicina. Il titolare s'incazza anzicheno. Vi licenzia. La prendete, comunque, con filosofia sospetta, dato che già da tempo eravate in trattativa con un'altra farmacia per cambiare padrone e sede di lavoro. Siete assunti dalla nuova farmacia, concorrente della precedente, con ruolo e contratto peraltro più prestigiosi, durata tre anni, stipendio migliorato. Il precedente datore di lavoro, però, che ha pagato un pedaggio pesante per quella ricetta sbagliata, diciamo con la chiusura di un giorno del suo esercizio, convoca il suo vecchio farmacista come testimone nel processo in cui chiede che il suo negozio non venga chiuso, cosa che avvantaggerebbe il vostro nuovo datore di lavoro. Ecco, se siamo riusciti a essere chiari ma crediamo di sì perché non ci sembra una cosa così difficile, la sceneggiatura che vi abbiamo proposto sarà quella che dovrà interpretare Pantaleo Longo, ex Segretario Sportivo della Roma, licenziato dopo il pasticciaccio Diawara e poi accasatosi proprio in quel Verona che ha usufruito di quell'errore. Visto che il pareggio che era maturato in campo, prima il Giudice Sportivo, poi la Corte d'appello federale, lo hanno trasformato in una vittoria dei veneti che ha voluto dire due punti in più assegnati a tavolino alla squadra di quel tarantolato (lo diciamo come un complimento) di Juric.

La cosa andrà in scena in presenza e sempre che la nuova Corte accetti l'istanza giallorossa, il prossimo quindici marzo (ore 15.30) davanti al Collegio di garanzia del Coni a cui la Roma si è appellata con l'obiettivo di riavere quel punto legittimamente conquistato in campo. La convocazione di Longo è uno dei punti cardine della strategia difensiva che l'avvocato Antonio Conte ha messo a punto da tempo per provare a scardinare un principio che anche un totale ignorante di qualsiasi cognizione giuridica, è in grado di comprendere. Ovvero che non si può comminare la stessa pena per un errore di negligenza a un errore commesso con dolo. Sarebbe come certificare la stessa pena per uno scippo e una rapina a mano armata.

L'avvocato Conte che avrà tempo fino al prossimo sei marzo per presentare la controreplica del club giallorosso richiesta dal fatto che il Verona si è costituito diciamo come parte civile, non si è limitato soltanto alla convocazione di Longo. Sono stati citati anche Gianluca Gombar, allora team manager della Roma e Pier Paolo Marino (curiosa omonomia con l'attuale dirigente dell'Udinese) funzionario della Lega che all'epoca attivò l'alert sull'errore della Roma. E anche su questo funzionario della Lega si punterà per provare a riavere il maltolto. Perché Marino, all'epoca, una volta contattato da Longo e Gombar, avrebbe motivato anche come un possibile errore informatico l'allert scattato. Cioè non allertando fino in fondo i dirigenti della Roma. Tutto questo, come detto, andrà in scena il 15 marzo, a patto che, come per la presenza (cosa che ha fatto molto piacere al club giallorosso), il Collegio di Garanzia del Coni accetti l'istanza presentata dalla Roma. In presenza, dunque, ma a patto che ‘sto maledetto Covid non peggiori ulteriormente i suoi numeri, costringendo le Istituzioni a richiudere tutto trasformando la presenza in remoto.

Riavvolgendo il nastro di un film di cui avremmo volentieri fatto a meno, l'obiettivo della Roma rimane molto difficile da centrare. Anche se nella nuova memoria difensiva è stato di nuovo ammesso con trasparenza l'errore commesso. La normativa, a proposito, è chiara, per avere ragione si dovrà provare a convincere il Collegio che si è di fronte a un norma sbagliata e che quindi la pena va cancellata (infatti si dice che in un prossimo futuro sarà cambiata). Oltre all'accettazione dell'istanza di un'udienza in presenza, un altro piccolo segnale positivo si può immaginare nel fatto che la Federcalcio fino a ieri non si è costituita nel processo. Al contrario, come detto, del Verona che nella sua nuova memoria ha ribadito le accuse di dilettantismo alla dirigenza della Roma (quindi pure a Longo che dopo ha assunto) che, secondo il club veneto, «ha sbagliato e quindi da regolamento è giusta la nostra vittoria a tavolino». Questi possibili segnali positivi, però, pensando alla sentenza, sono stati in buona parte azzerati dalla vicenda in coppa Italia contro lo Spezia. Dove, come purtroppo ricordiamo tutti, la Roma è andata incontro a un nuovo errore regolamentare (i sei cambi) che hanno portato a una nuova sconfitta a tavolino (sconfitta che come ricordiamo c'era stata pure in campo con la Roma in nove causa due espulsioni). Questa recidività nell'errore, potrebbe essere fatale a tutta la strategia difensiva della società giallorossa. Appuntamento al 15 marzo.