Bello il piglio decisionista con il quale Fonseca ha affrontato ieri una conferenza stampa in cui è stato sostanzialmente messo sotto accusa per la sconfitta con il Milan, ultima di una lunga serie di risultati negativi conseguiti contro le squadre migliori del campionato. Ha ragione l'allenatore portoghese a rivendicare l'identità precisa che ha dato alla sua Roma, un po' meno quando sostiene che dal punto di vista tattico la sua squadra non ha faticato con il Milan se non nelle circostanze in cui i suoi giocatori hanno regalato il pallone agli avversari. Se, come lui stesso ha confessato, la strategia tattica era quella di attendere i rossoneri senza le consuete, altissime pressioni, non si può dire certo che il piano di attendere più bassi abbia funzionato. Al netto degli errori nella trasmissione del pallone - figli comunque di una pressione ben portata dal Milan e di una insicurezza nella gestione del pallone indice sempre di una personalità non ancora ben definita - la Roma è sembrata mancare soprattutto in mezzo al campo, anche per una questione numerica. È vero, come abbiamo rilevato anche nell'analisi tattica di ieri, che Pellegrini si abbassava a fare il terzo centrocampista, ma con la velocità della trasmissione del pallone degli avversari gli capitava spesso di arrivare in ritardo scendendo dalla chiusura del terzino di zona palla, finendo così per lasciare molto spesso Villar in balia dei due centrocampisti avversari, con Veretout richiamato in uscita sulla fascia sinistra, su Calabria. Questo giochino ha costretto i cinque difensori ad abbassarsi spesso lasciando spazio alle avanzate rossoneri. Ma vedere Fonseca in conferenza stampa in versione così combattiva è stato confortante

Anche perché si può comunque sostenere che adesso per la Roma il peggio sia passato. Delle prossime undici partite di campionato, nove saranno contro squadre della seconda metà della classifica, e due, quelle con Napoli e Atalanta, in casa. Se la Roma non fallirà queste prestazioni si andrà a giocare la sua posizione di prestigio (e presumibilmente un posto in Champions) nel doppio confronto finale della stagione contro l'Inter a San Siro e nel derby con la Lazio, prima del commiato a La Spezia. Il calendario insomma consente alla Roma adesso di riprendere fiato e di rimandare di qualche settimana la questione del suo spessore tecnico, tattico e mentale contro le big della Serie A. Stasera (stadio Franchi, calcio d'inizio ore 20,45) davanti ci sarà la Fiorentina di Prandelli, su cui soffiano i venti di guerra di una tifoseria esasperata dalla continua mancanza di risultati e da un presidente che sembra dover attendere solo l'ok finale per procedere all'azzeramento delle cariche. Non vivono, insomma, giorni tranquilli gli ex romanisti sul ponte di comando, il ds Pradè e l'allenatore Prandelli. La sconfitta di Udine ha lasciato il segno, il calendario in arrivo non promette nulla di buono proprio a partire dalla sfida di questa sera. Se la Roma dovesse poi tornare con i tre punti da Firenze, Fonseca centrerebbe un curioso primato: nessun allenatore della storia della Roma è mai riuscito a vincere quattro partite consecutive contro la Fiorentina. Fonseca è a quota tre, avendo sommato alle due dello scorso campionato anche il 2-0 del 1° novembre, reti di Spinazzola e Pedro. L'anno scorso, invece, a Firenze la Roma giocò la partita più bella della sua stagione, in un venerdì prenatalizio che deliziò i tifosi del famoso formaggino del Franchi, ad ammirare le quattro reti realizzate da Dzeko, Kolarov, Pellegrini e Zaniolo, a cui si oppose solo Badelj nel provvisorio 1-2. È un anno ormai che la Roma gioca senza il suo pubblico, speriamo che stasera non ne senta il bisogno. Su 82 precedenti in trasferta in serie A, solo 16 volte siamo tornati con una vittoria. Ci vorrà decisione per ottenere la 17ª. Per far ripartire un altro campionato.