Più che Jordan, chiamatelo Jolly: Veretout, un po' come si dice del prezzemolo, sta bene ovunque. Ma è molto più di un calciatore duttile; il francese è l'autentico pilastro della Roma di Fonseca. Lo era stato già nella passata stagione, e in questa sta facendo ancora meglio: basterebbero i numeri a corroborare la tesi: domenica sera contro il Milan ha messo a segno il suo decimo gol in questo campionato (l'undicesimo, se si considera anche l'Europa League). L'ultimo centrocampista francese a riuscirci in Serie A era stato un certo Michel Platini, che poi del centrocampista aveva ben poco. Tanto per fare un esempio, nemmeno un mostro sacro come Zinedine Zidane aveva fatto tanto bene in termini di reti in campionato; e anche "Zizou", come Platini, era di fatto un trequartista, molto più portato alla fase offensiva che a quella difensiva.

Jordan è l'uomo-ovunque della Roma: centrocampista totale, "box-to-box", come l'interista Barella, che però segna di meno. Certo, i rigori hanno dato una mano al francese nell'incrementare il bottino, ma anche quando si va sul dischetto, non è scontato buttare la palla dentro. Aiuta in interdizione, Veretout, ma è subito pronto a capovolgere l'azione con i suoi proverbiali strappi in avanti. Contro il Milan ne aveva compiuto uno notevole, salvo poi perdere il passo e cadere al momento del contatto con Tomori. Fatto sta che, al momento, è il capocannoniere romanista con undici gol assieme a Mkhitaryan e Borja Mayoral. Con Paulo Fonseca, a inizio stagione, aveva fatto una scommessa: il tecnico gli aveva chiesto dieci gol in stagione e il numero diciassette lo ha accontentato già dopo sei mesi. Senza dimenticare che, in situazione di emergenza, contro il Braga ha fatto anche il terzino destro (e in Portogallo ha servito a Mayoral l'assist per il raddoppio); il tecnico lo ha riproposto in quel ruolo anche nella gara di ritorno, e Jordan ha risposto ancora una presente, lodando lo spirito di sacrificio di tutta la squadra.

Compleanno amaro

Ieri Veretout ha festeggiato il suo ventottesimo compleanno al lavoro a Trigoria: se, da una parte, c'è soddisfazione per l'ennesimo gol, vince la delusione per il ko contro il Milan. Ma, come è solito fare da sempre, il ragazzo di Ancenis è ripartito a testa bassa, focalizzando l'attenzione sulla prossima sfida. Una sfida dal sapore speciale per lui, che domani sera tornerà al Franchi per sfidare la Fiorentina, squadra che lo ha lanciato in Serie A. Due stagioni in Toscana gli sono valse le attenzioni di tutti i grandi club italiani, e alla fine a spuntarla è stata la Roma. Settantacinque presenze con la maglia viola (in giallorosso ha raggiunto quota settantadue l'altra sera) e quindici gol, tre in meno rispetto a quelli messi a referto in un anno e mezzo nella Capitale. Le emozioni di certo non mancheranno, soprattutto perché la sfida si gioca a ridosso dell'anniversario della morte di Davide Astori, ma Veretout dovrà metterle da parte e guidare, come al solito, il centrocampo giallorosso. Nonostante i tanti impegni ravvicinati, Fonseca non può permettersi il lusso di rinunciare al giocatore più in forma. Se proprio vorrà concedergli un po' di riposo, potrebbe farlo domenica all'Olimpico contro il Genoa. A Firenze invece (salvo clamorose sorprese) ci sarà: la sua grinta è fondamentale per reagire alla sconfitta contro il Milan e per riprendere la corsa al quarto posto.