Ricordi ed emozioni contrastanti per i romanisti, quando si parla di trasferte in terra portoghese. I giallorossi ci ritornano oggi per la decima volta nelle competizioni europee: il bilancio dei nove precedenti è in perfetto equilibrio, con tre vittorie, tre pareggi e altrettante sconfitte. Si comincia nel migliore dei modi, nel lontano 1963: negli ottavi di finale della Coppa delle Fiere, i giallorossi allenati da Mirò si recano a Lisbona per affrontare il Belenenses. È l'11 dicembre e Losi e compagni sono forti del 2-1 ottenuto nella gara d'andata, in casa. «Una battaglia bella e buona»: così viene raccontato da L'Unità l'incontro, che la Roma vince 1-0 grazie a un bel gol di "Picchio" De Sisti al 19'. Alla fine, i combattivi portoghesi sono costretti ad arrendersi. Passano gli anni, diciotto per la precisione: la Roma di Liedholm, che sta diventando grande (come ha dimostrato vincendo la Coppa Italia nel 1980), si trova ad affrontare il Porto nella Coppa delle Coppe 1981 82. Di Bartolomei e compagni, però, all'Estadio das Antas sono costretti a soccombere: i Dragoes vincono 2-0 all'andata, ipotecando di fatto la qualificazione ai quarti di finale. Il Portogallo è amaro anche nella stagione seguente, quella del trionfo tricolore atteso quarantuno anni: dopo aver eliminato agli ottavi di Coppa Uefa il Colonia con la leggendaria rimonta (c'è chi è pronto a giurare che all'Olimpico si senta ancora l'eco del boato per il gol di Falcao all'88'), Pruzzo e gli altri si trovano di fronte il Benfica. In casa perdiamo 2-1 in una gara stregata, ma il rigore trasformato da Ago dà speranza. Purtroppo, al Da Luz finisce 1-1, con reti del solito Filipovic e Falcao.

L'inizio della cavalcata

Siccome la vendetta è un piatto che va servito freddo, contro il Benfica ci rifacciamo sette anni più tardi: è il primo turno della Coppa Uefa 1990-91, quella in cui la Roma di Ottavio Bianchi arriverà a un passo dal trionfo: vinciamo la prima gara, in casa, 1-0 con gol di Carnevale. Al ritorno a Lisbona, sul match program dei portoghesi si ricorda che «le italiane non hanno mai eliminato il Benfica». C'è sempre una prima volta, e ci pensa il "Principe" Giannini a metterla in atto con un tocco morbido al 27'. Solo il Liverpool era riuscito a espugnare il Da Luz negli ultimi dieci anni. Nella Coppa Uefa 1999-2000 la trasferta a Setubal contro il Vitoria è una formalità: dopo la vittoria per 7-0 di Roma, il ko per 1-0 del ritorno è indolore. L'anno seguente ,quello
che terminerà con il terzo Scudetto, affrontiamo il Boavista nei trentaduesimi di finale: a Oporto basta un gol di Montella (1-0) per avvicinarci alla qualificazione, poi raggiunta con l'1-1 casalingo. Arriviamo alla Champions League 2007-08: nella fase a gironi affrontiamo lo Sporting Lisbona il 7 novembre allo Stadio Alvalade. Sotto 2-1 a un minuto dal 90', ci pensa il "Pek" David Pizarro a evitare la sconfitta. È un punto fondamentale in ottica qualificazione agli ottavi di finale (che la Roma di Spalletti passerà, eliminando il Real Madrid).

Porto amaro

Come già nel1981, il Porto si conferma avversario ostico anche nel nuovo millennio: nel playoff di Champions del 2016-17, otteniamo un buon 1-1 in Portogallo (nonostante 50' in inferiorità numerica per l'espulsione di Vermaelen), ma poi veniamo battuti 3-0 all'Olimpico e andiamo in Europa League. Due anni dopo, agli ottavi di Champions, il gol su rigore di De Rossi (l'ultimo per lui in competizioni europee) vale i supplementari, ma alla fine i Dragoes riescono ad avere la meglio all'extra-time. Ora sotto con un nuovo avversario; un avversario che Fonseca conosce bene.