Non è il miglior risultato della Roma americana, a questo punto del campionato, il -7 dalla testa della classifica (rimasto -6 per qualche ora, prima che l'Inter battesse la Lazio, domenica sera, scavalcando il Milan e portandosi al primo posto). Però ci si avvicina molto: solo una volta la Roma fece meglio, nel campionato 2013-14, quello della grande illusione, dopo l'annus horribilis iniziato con Zeman e finito con Andreazzoli.

Un anno cominciato talmente bene, quello, che il -6 alla ventiduesima non venne neppure accolto con entusiasmo perché ci si aspettava ben altro dopo le prime giornate: la Roma, che aveva fatto una signora campagna acquisti, prendendo Gervinho, Benatia, Maicon, De Sanctis, Ljajic e soprattutto Kevin Strootman, iniziò la stagione con 10 vittorie in 10 giornate. E l'ultima, la più sofferta, contro il Chievo, finì 1-0 con grazie a un giocatore ai margini del progetto come Marco Borriello, tornato dal prestito al Genoa: fu l'ultimo dei suoi «25.000 gol» in maglia giallorossa, e venne preso come un segno del destino. Poi la Roma rovinò tutto con 4 pareggi di fila, facendosi rimontare e superare dalla Juventus, che il 5 gennaio le inflisse l'unica sconfitta (3-0) delle prime 22 giornate.

La ventiduesima partita, Roma-Parma 4-2, iniziò domenica 2 febbraio e finì mercoledì 4 aprile, dopo una sospensione per pioggia al 9': segnarono Gervinho, Totti, Pjanic e Taddei. Il giorno in cui si concluse la partita la Roma era a -8 dalla Juventus, considerando invece la giornata era a -6, in entrambi i casi seconda, come del resto a fine campionato. Quell'anno la squadra bianconera vinse lo scudetto con la quota record di 102 punti, la Roma chiuse seconda, mollando un po' (parecchio) nel finale (tre sconfitte nelle ultime tre giornate, Catania, Juve a Roma e Genoa) e chiudendo a 17 lunghezze dai bianconeri. La voragine che la separava dal primo posto ha fatto passare in secondo piano il dato, molto più che positivo: 85 punti a fine campionato, record assoluto (fino a quel momento) della storia della Roma.

L'ultimo Luciano

Meglio ha fatto, tre anni dopo, solamente l'ultimo Spalletti, quello che si rovinava il fegato discutendo con Totti, che non aveva nessuna voglia di smettere, ma quando pensava solo ad allenare faceva giocare una Roma con pochi eguali negli ultimi 20 anni: chiuse seconda, con 87 punti, al termine dello psicodramma sfiorato in Roma-Genoa, quando senza il 3-2 di Perotti nel recupero la squadra giallorossa avrebbe mancato la qualificazione ai gironi di Champions (all'epoca la quarta faceva l'Europa League, e la terza i playoff: toccò al Napoli, che tallonava i giallorossi) nel giorno dell'addio del giocatore più forte della sua storia. Dopo 22 giornate quella Roma aveva 7 punti di distacco dalla capolista, gli stessi di quest'anno. In cui però non è seconda ma terza (diventerebbe quarta se la Juve battesse il Napoli nel recupero: con pari o successo azzurro sarebbe raggiunta). Ma alzi la mano chi lo credeva possibile, a inizio stagione.