Un campetto qualsiasi, anche improvvisato, in un parco o su una distesa di cemento. Seconda metà anni novanta. Dieci bambini si preparano a dare inizio alla partita, le squadre sono fatte. "Noi siamo il Milan! Voi?". "Noi siamo la Roma. Io faccio Balbo! Guardate, c'ho pure la maglietta addosso!".

Io faccio Balbo. È una frase che qualsiasi bambino della Roma nato sul finire degli anni '80 ha detto, almeno una volta nella vita. C'era quello con i capelli un po' più lunghi che faceva Giannini, o chi – inspiegabilmente tiepido nei confronti di quell'orgasmo chiamato gol – impersonava Aldair. Ma Balbo... Balbo era un'altra cosa. E non si offendano il Principe o Pluto, né il ragazzo biondo che all'epoca cominciava a farsi strada a suon di magie, ma il fascino di "El Killer" non aveva rivali. Perché la buttava dentro, sempre e comunque. Perché non era Vialli, ma segnava di più. Perché non era Baggio, ma vestiva la maglia della Roma. E chi veste la maglia della Roma vince in partenza, con o senza codino.

Era il 4 ottobre 1997, il ragazzino che faceva Balbo aveva dieci anni e all'argentino non somigliava affatto. Né fisicamente – capello biondo tagliato a spazzola, occhi chiari, piuttosto in carne -, né tecnicamente. Quel bambino era piuttosto scarso, e lo è rimasto. Però quel giorno, forse per merito di quella maglia giallorossa con il numero 9 sulle spalle, segnò tre reti. La sua squadra vinse. E mentre tornava a casa sudato e felice, pensava che quando la tua squadra vince sembra che al mondo null'altro conti. Pensava che certe volte il calcio riempie i vuoti della vita, rendendo belle le giornate tristi. Facendo della domenica, che sarebbe il giorno più triste della settimana per antonomasia - perché è la vigilia del ritorno a scuola, a lavoro, e tu non puoi non pensarci mentre ti godi un riposo che in realtà è malinconia – quello più bello. A questo pensava, il bambino. A questo, e alla Roma. Che all'indomani avrebbe affrontato il Napoli ultimo in classifica. Mai fidarsi dell'ultima in classifica, nemmeno quando vieni da due vittorie e due pareggi nelle prime quattro gare. Soprattutto se la tua squadra è allenata da un boemo che fuma una sigaretta dietro l'altra e dice di voler giocare sempre all'attacco.

Però... però noi abbiamo Balbo, pensava il bambino. Abbiamo Balbo che è a 99 gol in Serie A e vorrà fare cifra tonda. Tra lui e l'allenatore boemo si diceva che non corresse buon sangue, però Abel nelle prime partite aveva già segnato tre gol. Come si può anche lontanamente pensare di giocare senza Balbo?