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Una vittoria è una vittoria: Barça-Roma 2-4, l'analisi della partita

A confronto due diversi tipi di 433: quello orizzontale e letale del Barcellona, quello verticale nell'impostazione sin dal portiere della Roma

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
01 Agosto 2018 - 04:31

Vince la Roma 4-2 la seconda gara dell'International Champions Cup e verrebbe da scherzare che ormai maramaldeggiare con il Barcellona per i giallorossi non è più una notizia, ma ad essere onesti bisogna tener conto che finché in campo è rimasto il Barça B (con Malcom in grande spolvero) la squadra di Di Francesco ha sofferto ed è andata in difficoltà, ribattendo però colpo su colpo senza mai arrendersi, e poi ha dilagato quando Valverde ha mandato in campo le terze linee. Basti pensare alla formazione degli assenti dei blaugrana: Ter Stegen, Yerri Mina, Piqué, Umtiti, Jordi Alba; Rakitic, Busquets, D. Suarez; Coutinho, Suarez, Messi. In pratica gli undici titolari.

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Ma una vittoria è sempre rassicurante e la Roma se la porta a Boston volentieri, salutando Dallas e mettendo nel bagaglio a mano qualche bagliore della squadra che tra diciotto giorni sarà chiamata all'esordio in campionato con il Torino. E in questo senso vanno sicuramente citati Kluivert, Olsen, in parte Florenzi ed El Shaarawy nel primo tempo e poi, col compito facilitato dal livello diverso degli avversari, di Luca Pellegrini, Cristante (man of the match) e Schick nella ripresa.

L'inizio della Roma è stato choccante o forse lo è stato, in positivo, quello del Barcellona. Ma per dieci minuti i catalani hanno assediato Olsen e dopo aver trovato il vantaggio con una magnifica combinazione Rafinha-Munir, con splendido scavetto dello spagnolo di origine marocchina a chiudere il triangolo e rete al volo dell'ex interista su Olsen in uscita, hanno insistito mandando nel panico la difesa romanista. Troppo larghe le maglie dei giallorossi e i fraseggi a breve gittata dei blaugrana, in versione giallo evidenziatore, rendevano il confronto improbo: palleggiavano in uscita dal portiere e si ritrovavano facilmente dalla parte opposta.

Così sono arrivate altre tre occasioni, la prima concessa all'osservato speciale Malcom, la seconda a Munir, la terza ancora al brasiliano che ha rifiutato la Roma, con parata speciale nell'occasione dal portiere svedese, all'esordio con la maglia giallorossa. Solo a quel punto si è svegliata la Roma, semplicemente col contributo personale di tutti i giocatori in campo, perché ognuno deve aver chiesto a se stesso di dare di più e come fanno le grandi squadre a poco a poco è cresciuta la personalità, la copertura del campo in non possesso, la serenità per tentare le giocate.

Il pallino del gioco e il possesso palla (75%!) è rimasto nelle mani degli spagnoli, ma la Roma ha assunto sempre maggiore spessore, finendo poi col tracimare, pareggiando con El Shaarawy su fantastica iniziativa personale di Kluivert e rischiando il vantaggio prima della fine del tempo. A confrontarsi sono stati due diversi tipi di 433, entrambi vincenti: quello orizzontale e letale del Barcellona negli spazi concessi dalla Roma, quello verticale nell'impostazione sin dal portiere (bravo a parare, un po' meno nelle apertura di piede sugli esterni) della Roma.

In campo dall'inizio, e per un'ora, Di Francesco stavolta ha mandato una formazione diversa per nove undicesimi rispetto a quelli schierati col Tottenham, con Florenzi, Manolas, Marcano e Santon davanti a Olsen, Lorenzo Pellegrini, De Rossi e Strootman a centrocampo, Kluivert, Dzeko e El Shaarawy in attacco. Ha sofferto soprattutto il centrocampo in fase di non possesso (brutti gli errori di De Rossi, in occasione del vantaggio catalano, e Pellegrini due volte), ma soprattutto per certe mancate coperture degli attaccanti. In cronaca, vanno segnalate alcune occasioni: al 12', a rompere l'assedio, un gran destro al volo di Florenzi di poco a lato su assist dalla parte opposta di Dzeko, un sinistro a giro di Rafinha fuori al 16', un'iniziativa di De Rossi per El Shaarawy e quindi per Dzeko interrotta da Marlon e subito dopo di Strootman ancora per Dzeko ancora fermato da Marlon, e nel finale di tempo la doppia occasione prima per El Shaarawy che dopo un ottimo stop ha ciccato la conclusione (poi l'arbitro ha fermato tutto per fuorigioco che non c'era) e poi di Dzeko, che ha tirato alto un comodo sinistro.

Nella ripresa il Barcellona ha inserito altri sei giocatori nuovi (in pratica, la terza squadra) mentre Di Francesco ha atteso come col Tottenham il 15' per cambiare i suoi. All'intervallo era uscito solo Olsen. Ma quando sono entrati tutti i cambi giallorossi il destino della partita era cambiato di nuovo, e repentinamente, sempre per interpretazioni personali del fuorigioco: un magnifico lancio di Manolas per El Shaarawy a inizio ripresa, con relativo stop in corsa e gran destro a giro all'angolino, è stato vanificato dal fischio del signor Rivero e dai suoi collaboratori che però non hanno trovato niente da dire sulla verticale al 4' di Rafinha per Tabla che ha servito Malcom che non vedeva l'ora di segnare il gol del 2-1 contro quella che avrebbe potuto essere la sua squadra e per un giorno di luglio lo era anche stata.

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Ma la Roma è stata in grado di rimettersi subito bene in campo con Jesus e Luca Pellegrini al posto di Manolas e Santon, con un centrocampo nuovo con Cristante, Gonalons e Pastore, e Perotti e Schick al posto di Kluivert e Dzeko mentre Valverde ha decisamente indebolito il Barca con altri quattro ragazzini delle giovanili. E a quel punto non c'è stata più partita, a vantaggio della Roma, che ha prima pareggiato con Florenzi, su azione insistita di Schick (33'), poi è passata in vantaggio con Cristante su bella iniziativa di Luca Pellegrini e infine ha segnato su rigore con Perotti il gol del definitivo 4-2 per fallo del disastroso Cuenca su Schick.

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