Alla Juventus stagioni ricche di successi, poi il passaggio nella Capitale in virtù della promessa fatta a Viola nel 1982. Una volta arrivato qui non se n'è più andato. A Zibì Boniek Roma e la Roma le sono rimaste dentro: «Nel mio cuore sono rimaste tutte le squadre con le quali ho giocato, partendo da quelle polacche, passando per la Nazionale, la Juventus e la Roma. Io non sono mai andato via da squadre per mancati accordi o problemi con le società, stavo bene dappertutto. Negli ultimi anni della mia carriera ho giocato nella Roma e poi sono rimasto a Roma, perché è una città bella, stupenda, accogliente. All'inizio pensavo di rimanere qui qualche anno per far andare i bambini a scuola, poi qualche anno si è trasformato in tutta la vita. Roma è diventata la base della mia famiglia. Certo ci possiamo lamentare della città e di alcuni problemi, ma esistono posti più belli al mondo? Ancora devo trovare qualcuno che mi faccia vedere una città più bella di Roma».

Che ricordi ha dei suoi Juventus-Roma?
«Erano partite totalmente diverse, c'era un altro spirito. Oggi con tutte le partite che si giocano non ci si capisce più niente, se uno non è concentrato rischia anche di perdersi qualcosa. Una giornata di campionato comincia il venerdì e finisce il lunedì, tutto per soldi e diritti. Ai miei tempi poi le partite tra Roma e Juve erano gare tra due squadre italiane, con uno o due stranieri per squadra. Oggi sono multinazionali. Rischi di giocare con uno o due italiani in campo. Non hanno lo stesso valore emotivo di un tempo, ma sono gare che comunque possono cambiare la stagione. Devo dire con sincerità: è una gara che si sente più a Roma che a Torino. Quando ero alla Juventus eravamo più focalizzati nel vincere in Europa, mentre nella Capitale ho capito che giocare contro la Juve è una cosa speciale, affronti quella che è la squadra probabilmente più "odiata" dall'ambiente».

Ha fatto riferimento ad esigenze economiche delle società. Le squadre stanno vivendo un momento molto complicato dal punto di vista finanziario, con difficoltà ampliate dalla pandemia. Lei ha un ruolo dirigenziale sia nella sua Polonia che nell'Uefa, il calcio europeo ha bisogno di un forte cambiamento per ripartire?
«Tra poco si faranno i conti con la pandemia e saranno conti molto tristi. Tutte le squadre hanno perso molto denaro, chi più chi meno, ma purtroppo è così. Sarà necessario rivalutare e rivedere tutti i piani, saranno bravi quelli che riusciranno ad anticipare i tempi, guardando in avanti di tre o quattro anni. Le aziende post-Covid penseranno a non fallire, a ripartire, a promuovere i propri brand e cercare denaro anche dalle sponsorizzazioni. Ora siamo ancora in guerra con questo virus, ci siamo abituati a convivere con questa situazione, ma fino a quando questa guerra non sarà vinta i problemi aumenteranno, si continuerà a giocare senza pubblico. Una volta che riprenderà la vita normale ci saranno da fare i conti e, sicuramente, ci saranno grossi problemi. Abbiamo visto come anche il Barcellona, uno dei clubpiù importanti al mondo, è in difficoltà».

Un ritratto di Zibì Boniek, visto da Giorgio Fasan negli Anni 80

Tornando al calcio giocato, alla Juventus prima e alla Roma poi ha avuto dei compagni di squadra formidabili. Se dovesse scegliere una formazione tipo, con lei ed altri dieci, chi schiererebbe?
«Quindi in campo mi mettete voi, non voglio sembrare presuntuoso (ride, ndr). Non è facile. In difesa metterei Nela a destra e Cabrini a sinistra, in mezzo Scirea e Boniek. Mi metto in difesa così da lasciare posto a tanti bravi in avanti. In attacco ci sarebbero Pruzzo, Rossi, Voeller... Non si può fare, undici non bastano. Dovrei mettere in panchina giocatori troppo forti. A centrocampo ci sarebbero: Platini, Tardelli, Conti, Ancelotti, Cerezo e Giannini. In attacco: Pruzzo, Graziani, Rossi e Voeller. Troppi campioni».

Passando all'attualità, che gara si aspetta domani?
«Ho visto la Juve cresciuta negli ultimi dieci giorni, una squadra che sta tornando a giocare come ci aveva abituato negli anni scorsi. Contro l'Inter è stata brava a reagire subito, ha tenuto il pallino del gioco per buona parte della partita. Hanno fatto gol su due episodi, ma hanno giocato meglio dell'Inter. Sarà una partita diversa da quelle degli anni passati, la Juventus prima era quasi sempre davanti in classifica. La Juve dovrà vincere a tutti i costi, altrimenti le distanze dalla vetta si allungherebbero troppo. La Roma è una squadra tosta, ha buone possibilità offensive, con tanti giocatori di qualità. Se organizza bene la gara può far male alla Juventus in ripartenza».

Come valuta il percorso della Roma di Fonseca? Ci sono margini di miglioramento?
«Non mi sta deludendo affatto. Forse poteva raccogliere qualche punto in più, uno sicuramente lo aveva preso sul campo a Verona, poi lo ha perso per le questioni regolamentari. Penso che la squadra sia in un'ottima posizione in classifica, è una formazione che diverte. Ha dei momenti in cui sembra uscire dal campo e concede troppo agli avversari, ma devo dire che la Roma è sulla strada giusta per sognare. Nella vita non bisogna porsi limiti, la Roma ha sei punti di distanza dalla prima in classifica, se vinci una serie di partite di fila potresti trovarti al comando. Bisogna guardare al futuro con ottimismo. Sicuramente la rosa non è attrezzata come quella di Inter e Juventus, ma nelle gare singole la Roma è una squadra tosta. Fonseca mi piace molto come allenatore: è equilibrato, non è mai polemico, cerca sempre di gestire l'ambiente, anche se sappiamo che qui non è facile ed ultimamente qualcosa è successo. Da tecnico sa far giocar bene le sue squadre».

Sul caso Dzeko-Fonseca: dopo uno strappo così evidente è possibile tornare a lavorare per un obiettivo comune?
«Sì, assolutamente. Sono cose che sono sempre accadute nel calcio. Teoricamente determinate dinamiche non dovrebbero mai uscire fuori da Trigoria, ma oggi con i social e i media non è facile. L'allenatore poi fa le sue considerazioni giustamente, perché perdere credibilità nello spogliatoio non è mai positivo. Penso che, tuttto sommato, Fonseca abbia gestito bene questa situazione. Conosco Dzeko e sembra una persona perbene, l'allenatore è educato e in grado di gestire il gruppo. Con un pizzico di buona volontà da parte di tutti e due la cosa si risolverà. Poi certo, se in ogni finestra di mercato si parla della cessione di Dzeko, questo non aiuta lo stato psicologico del giocatore. Mi auguro che da oggi in poi si possa parlare soltanto del campo».

Dopo anni di dominio da parte della Juventus, assistiamo ad un campionato molto equilibrato, con una classifica corta. Quale squadra secondo lei è favorita per il titolo?
«Potrebbe essere l'anno dell'Inter, ma è una squadra strana. Ha capacità offensive incredibili, ma subisce parecchio al livello difensivo. Il Milan non so, se loro possono competere per lo scudetto, allora lo può fare anche la Roma. L'organico che ha a disposizione Pioli non è superiore a quello romanista, anzi mi sembra più completo quello della Roma. Quindi se teniamo in considerazione il Milan per la vittoria finale, secondo me, dobbiamo includere anche la Roma. Teoricamente le due più forti sono Inter e Juventus, ma i bianconeri hanno fatto un po' di fatica all'inizio della stagione e se non vincono contro la Roma diventa complicato pensare di poter recuperare. Oggi nella mia griglia vedo Inter e Juve davanti, con Milan, Roma e Napoli leggermente dietro».

Ha parlato di alcune difficoltà iniziali della Juventus: è stato un azzardo puntare su un allenatore esordiente come Pirlo o è convinto della scelta fatta dalla società?
«Non è stato assolutamente un azzardo, Pirlo ha tutto per fare l'allenatore. Se uno ha un passato da grande calciatore e vuole fare il tecnico di livello non deve per forza passare dalle serie inferiori o dalle giovanili. Capello, Mourinho, Mancini e altri non hanno cominciato dai dilettanti. Per Pirlo andare ad allenare la Juventus non è un problema, la vedo come una questione più esterna che interna. Ho sentito qualche giocatore della Juventus e mi dicevano che il modo di gestire la squadra e gli allenamenti di Pirlo sono fantastici. Mi auguro che De Rossi ad esempio, uno tagliato per fare l'allenatore, cominci subito con una squadra di livello, non dalle giovanili. La cosa più importante poi è la società: se un allenatore arriva in un club organizzato, non ci sono grosse difficoltà. Pirlo è allenatore in una delle squadre più organizzate al mondo, insieme al Bayern Monaco. Vorrei che la Roma diventasse come loro. Ritornando a Pirlo, la apprezzo come scelta e dico di più: spero che De Rossi diventi il nuovo allenatore della Roma, augurando ovviamente a Fonseca di rimanere qui il più a lungo possibile. Se un tecnico ha vicino un presidente o un vice-presidente che gli danno sicurezza e lo aiutano nel gestire la squadra, il suo lavoro sarà più semplice».

Sotto questo aspetto, i primi mesi dei Friedkin alla Roma possono rappresentare un passo in avanti verso quell'organizzazione a cui lei faceva riferimento?
«Prima di tutto la loro vicinanza alla squadra è già un elemento molto positivo. Questo loro essere sempre allo stadio e a Trigoria dimostra interesse e li aiuta ad individuare i problemi ed affrontarli direttamente. Pallotta veniva poche volte a Roma, la proprietà secondo me deve essere sempre presente. Ho sentito dire da qualcuno vicino a loro che i Friedkin lavorano bene, sono persone organizzate. Speriamo che possano fare bene. Oggi la Roma ha la strada spianata verso un futuro con una società organizzata. Certo esistono i problemi economici di cui parlavamo e per questo sarebbe fondamentale arrivare in Champions League, visti gli introiti che ne derivano».

Una società che ancora si sta formando. Ha già detto che non ci sono stati contatti con la nuova proprietà, ma ha mai pensato ad un ritorno a Trigoria da dirigente?
«La signora Sensi un tempo mi fece una proposta per entrare nella Roma, ma io ero già impegnato in altro e il progetto era in chiusura. Io fino a giugno ho il contratto con la Federazione polacca, ci sono gli Europei da affrontare. Ovvio che mi piacerebbe aiutare a far crescere la Roma, lo dico con molta sincerità. Vivo qui, sono romano di adozione... Non voglio però che sembri un'autocandidatura la mia, sarebbe veramente triste (ride, ndr). Pensiamo a Juve-Roma per adesso, una gara molto aperta».