Undici giocatori nuovi (per ora). Più uno. E quell'uno è un attaccante ceco, ha gli occhi di ghiaccio, la faccia di chi sembra dire «ora vi faccio vedere io chi sono», lo sguardo feroce di chi vuole prendersi una grande rivincita. Patrick Schick, insomma. Perché in questo precampionato che qualche ansia ce la sta creando, il pareggio con l'Avellino, le quattro pappine beccate dal Tottenham, l'amarezza per quello che poteva essere per Malcom e non sarà, lo spicchio di luce più confortante ce lo sta regalando il ceco arrivato da Genova dodici mesi fa per oltre quaranta milioni peraltro pagabili in cinque anni. Cinque gol in tre partite, un paio di notevole qualità tecnica, supportando la speranza che Schick non sarà quello balbettante, tra infortuni e prestazioni senza effetti speciali, visto nella sua prima stagione all'ombra di Trigoria.

Sulla carta è un panchinaro

È anche vero, però, che se dovessimo oggi fare una formazione della Roma con gli undici titolari, a logica e non solo, nel ruolo di centravanti, il nome da scrivere non potrebbe essere che quello di Edin Dzeko. Che, tra l'altro, il nostro inviato al seguito della Roma, ci descrive quasi già in forma campionato, migliorato pure in quella cattiveria agonistica che non faceva prendere sonno a Luciano Spalletti. Schick non ha mai fatto mistero di sentirsi una prima punta, un centravanti nel senso più completo del termine. Dunque, ora come ora, il ceco non potrebbe che accomodarsi in panchina, puntando a mettere in difficoltà Di Francesco e Dzeko, pur sapendo della grande stima che il tecnico ha nei confronti del bosniaco e pur riconoscendo le straordinarie qualità di Edin che nelle ultime due stagioni, solo in campionato, ha fatto scrivere il suo nome nei vari tabellini per quarantacinque volte.

L'opzione esterno

Partendo da una delle massime di Nils Liedholm che sosteneva, con ragione, che non sarebbe mai stato un problema far giocare insieme due giocatori bravi, la possibilità c'è anche per vedere la coppia bosniaco-ceco. Si dirà: nel quattro-tre-tre è impossibile, Schick non puoi costringerlo a giocare sulla fascia e a un doppio lavoro che prevede anche la fase difensiva. Qualcosa di vero c'è, non c'è dubbio, ma è anche vero che il ragazzo ha voglia di affermarsi e prendersi la rivincita, sapendo peraltro che in quel ruolo può comunque far vedere le sue qualità. Come fece, per esempio, nel passato campionato nella trasferta genovese contro la Sampdoria quando, entrando dalla panchina, cambiò il corso di quella sfida. È quella la partita che deve essere di riferimento per vedere i due insieme in campo. Nel calcio, a eccezione del talento che ce l'hai o non ce l'hai, si può imparare tutto partendo dal presupposto che rappresenterebbe solo un'ulteriore ricchezza. Schick lo ha capito ed è pronto a farlo vedere in campo