L'importanza di chiamarsi esterno, quelli in forza alla Roma l'hanno (ri)scoperta nell'ultima estate. Ovvero da quando Fonseca ha modificato il modulo che ha accompagnato gli inizi della sua avventura romana e quasi tutte le esperienze precedenti. Il passaggio dalla difesa a quattro a quella a tre ha affrancato gli uomini di fascia da compiti prettamente difensivi, relegandoli in fase di non possesso al mero supporto ai rispettivi centrali alle loro spalle. Sollevati dall'incombenza, i giocatori adibiti a occupare le corsie laterali hanno potuto sprigionare così tutte le proprie capacità di corsa lunga, caratteristica che ha giovato tanto a loro quanto alla squadra.

Leonardo Spinazzola rappresenta l'esempio più fulgido dei benefici tratti dalla trasformazione tattica. Fatta eccezione per le tre presenze successive allo stop muscolare, in cui ha fornito prestazioni deficitarie (due delle quali guarda caso coincidenti con i peggiori risultati degli ultimi tempi), l'ex juventino è con Mkhitaryan e Veretout il giocatore più continuo della rosa da luglio a oggi. E appena è tornato a essere un fattore - nell'ultima di campionato con lo Spezia - la Roma ha ritrovato la vittoria. Le ultime due reti giallorosse sono nate da due sue impressionanti accelerazioni, entrambe rifinite con la ricerca dell'omologo sul versante opposto (prima Karsdorp, poi Peres). La genesi del gol decisivo lo ha visto protagonista di uno scatto da velocista in pieno recupero che, come spesso capita, gli ha permesso di lasciare sul posto l'avversario diretto. Uno spunto che non rientra nelle statistiche degli assist, ma senza il quale non si sarebbe sviluppata l'azione che ha fissato il punteggio finale sul 4-3. Come già accaduto in numerose altre circostanze. Anche volendo fermarsi alla mera analisi dei numeri, il contributo offensivo del numero 37 resta notevolissimo in questa stagione: una rete realizzata, cinque propiziate da suoi passaggi vincenti, sette occasioni da gol create. Cui bisognerebbe aggiungere un altro centro personale e un altro assist nel finale della scorsa annata.

La conferma dell'incidenza degli esterni arriva dalle cifre messe insieme anche dagli altri giocatori che si sono alternati sulle due corsie. Proprio nell'ultimo turno Rick Karsdorp ha trovato la sua prima firma da romanista. Ma prima di mettere a segno il gol contro lo Spezia, l'olandese è diventato il secondo uomo-assist della squadra, dietro Micki (che comanda la specifica graduatoria dell'intero campionato) e insieme a un trequartista dai piedi raffinati come Pellegrini: entrambi sono a quota quattro. Il numero 2 ha ritrovato la continuità dei giorni migliori grazie a una condizione fisica finalmente normalizzata dopo le prime stagioni in balìa degli infortuni. Poco alla volta si sta avvicinando ai clamorosi numeri che lo avevano messo in evidenza al Feyenoord (19 passaggi vincenti in poco più di due stagioni) grazie alla possibilità di proporre anche e soprattutto nella metà campo avversaria le sue galoppate prorompenti.

E dal sistema adottato a partire dall'estate 2020 ha ricavato sicuri benefici anche Bruno Peres, che ha fornito un'alternativa credibile ai titolari su entrambe le fasce. Al di là delle sue caratteristiche altalene di rendimento, il brasiliano ha messo in fila quattro assist - il più recente ha fruttato il successo all'ultimo respiro sullo Spezia - e un gol in questa stagione (nell'ultimo finale della scorsa rispettivamente due e due), considerando Europa League e Serie A. Se si aggiunge la rete rifilata allo Young Boys da Riccardo Calafiori, che pure ha giocato pochissimo (appena 199 minuti quest'anno, 60 nella giornata conclusiva dello scorso torneo), l'apporto complessivo degli esterni è valso finora 17 gol sui 56 realizzati nel 2020-21 dalla Roma. Circa un terzo. Mica male.