Finisce 2-2 per la terza volta consecutiva all'Olimpico il confronto tra la Roma e l'Inter e finisce con i giallorossi all'attacco e i nerazzurri a difendersi, assecondando l'inerzia di una gara che è stata gestita benissimo e con maturità da grande dalla Roma nel primo tempo (con il vantaggio di Pellegrini al 17'), che è stata contraddistinta per buona parte del secondo dall'enorme spinta dell'Inter (con i due gol di Skriniar e Hakimi a ribaltare il risultato) e che ha vissuto il generosissimo assalto finale ancora dei giallorossi meritevoli non solo del pareggio (raggiunto con Mancini) ma anche di continuare a recitare un ruolo di primo piano nel campionato di serie A, mentre è andato in fuga il Milan di Pioli (ora tre punti sopra Conte e sei sopra Fonseca), a due giornate dalla fine del girone d'andata. E il calendario prevede ora un lunghissimo diciottesimo turno, che partirà venerdì col derby romano, continuerà domenica sera con Inter-Juventus e finirà lunedì con Cagliari-Milan.
Tatticamente è stata una sfida molto interessante, tra due diverse scuole di pensiero, eppure con sistemi di gioco piuttosto simili. Fondato sulla consistenza difensiva quello di Conte, nonostante numericamente in questa stagione sia stato proprio questo elemento a mancare ai nerazzuri (che hanno solo la sesta difesa), poggiato su palleggio e verticalizzazioni offensive quello di Fonseca. Nella scacchiera tattica ci si è andati a godere i dettagli delle formazioni annunciate da giorni: nell'impostazione nerazzurra, a seconda della zona di partenza (più spesso a destra), uno dei due trequarti romanisti si apriva in pressione fino al "braccetto" in possesso palla, con Dzeko a vigilare sul centrale e l'altro trequarti a stringere in mediana, con Veretout ad alzarsi subito su Brozovic per impedirgli ogni sponda, Ibanez quasi sempre a salire sull'intermedio di zona palla e Villar sull'interno opposto, con Smalling a chiudere su Lukaku e Mancini su Lautaro, e gli esterni delle due squadre a fronteggiarsi, fino a formare per entrambe le squadre una linea da cinque difensori. In possesso romanista era una mezzala ad aprirsi sull'esterno dei tre in impostazione, con gli altri due centrocampisti a specchio e i tre difensori a uomo sui tre attaccanti romanisti, anche nei ripiegamenti nella propria metà campo.

Massima concentrazione per entrambe le squadre e, di conseguenza, occasioni con palla a terra ridotte al minimo. Ma poi c'è l'imprevedibilità del calcio. Così al 13' sul primo corner rimandato dalla parte opposta dell'area da Hakimi, da posizione mancina, una lenta risalita di Spinazzola ha tenuto in gioco Lukaku, praticamente solo davanti a Pau Lopez, bravissimo a distendere il braccio sotto la traversa sull'improvvisa deviazione di testa del belga. E su un errato rinvio di Pau un minuto dopo, Vidal ha servito rapidamente ancora Lukaku, stavolta magnificamente contrato da Smalling. Passata la paura la Roma ha messo più vigore nei contrasti, col segnale lanciato da Veretout con Barella e immediatamente messo a frutto dalla squadra al 17': portentoso il francese a strappare il pallone dai piedi dell'interista che gli stava sfuggendo via e a trasformare l'azione, poi rifinita da Dzeko per Mkhitaryan, a sua volta bravo ad apparecchiare il tiro a Pellegrini, sul cui esterno collo Bastoni proteso in avanti ha deviato di poco la traiettoria rendendola comunque irraggiungibile per Handanovic. Sull'onda la Roma ha continuato ad attaccare e l'Inter è sembrata andare in difficoltà soprattutto nello sviluppo di gioco, continuamente spezzato dalla vigoria romanista. Al 23' un allungo bruciante di Spinazzola ha lasciato dietro Hakimi, sul cross Dzeko ha solo sfiorato, Darmian rinviato e Veretout prima controllato e poi calciato fortissimo, costringendo Handanovic al miracolo, soprattutto per il tempo di reazione. E due minuti dopo un'altra transizione ha favorito una percussione di Mkhitaryan che poi ha servito Dzeko in fuorigioco invece di assecondare la sovrapposizione di Veretout a destra. L'Inter ha provato allora a poggiarsi sulle sue certezze, alzando la palla su Lukaku che la teneva reggendo l'urto di Smalling e la smistava, lo schema preferito da Conte: così Vidal in combinazione con Hakimi è arrivato al tiro al 27', sbagliando però la misura della conclusione. Poi si è fatto male Darmian e Young, il suo sostituto, ha confezionato un bell'assist per Lautaro, che ha sprecato di testa. Nel finale di tempo l'incerto Di Bello ha ammonito per un intervento di vigoria sproporzionata Lukaku (che aveva comunque preso il pallone) e poi, per compensare, si è inventato un giallo per Smalling che invece aveva fermato due minuti dopo il belga tenendolo a distanza con la mano, più per difendersi dall'impeto dell'avversario che per far fallo.

A inizio ripresa la pioggia ha cominciato a battere forte e ha spento l'ardore con cui la Roma aveva gestito il primo tempo. E ha invece rigenerato l'Inter, partita all'assalto subito dopo il fischio. E qui si è vista la differenza tra le macchine lanciate ad alta velocità. Perché per venti minuti l'Inter ha dispiegato tutta la sua potenza fiscale e la Roma non è proprio riuscita a reagire, e non per mancanza di volontà. Tatticamente, forse, c'è stata la presunzione di tenere alto il baricentro quando invece sarebbe stato necessario chiudersi un po' meglio. A differenza del primo tempo, ad esempio, adesso gli esterni andavano in pressione troppo alta, addirittura uscendo sui centrali opposti, aprendo dietro spazi troppo invitanti nelle transizioni veloci. Così l'Inter ha sfruttato gli spazi spingendo al massimo il motore soprattutto di Lukaku, bravo e furbo già al 2' a spingere Ibanez e poi a deviare di testa di poco a lato. Al 4' Mancini ha fermato bene Lautaro e ha lanciato una transizione poi sprecata da Dzeko, al 6' un altro assalto interista è culminato con una conclusione di Brozovic deviata in corner in spaccata, al 7' ancora Lukaku ha spazzato via di spalla Mancini ed è partito dritto nel vuoto, servendo poi perfettamente Lautaro su cui Lopez con lo stinco ha compiuto il secondo miracolo della giornata. Al 10' il distratto assistente Bindoni ha regalato all'Inter un corner che non c'era e sulla parabola, calciata come in quasi tutti i corner interisti a uscire verso il secondo palo, Skriniar è saltato da solo mentre Veretout si è limitato ad osservare. L'1-1 ha rinforzato ulteriormente l'autostima degli ospiti che hanno spinto ancora soprattutto sulla destra dove Spinazzola, al rientro dopo l'infortunio di Bergamo, non sembrava più in grado di replicare alle discese di Hakimi con efficacia. Bravo ancora Lopez ad opporsi al marocchino di Madrid al 12', dopo un impressionante coast to coast, impossibile invece togliere dall'incrocio dei pali la sua conclusione al 18', dopo un'azione piuttosto simbolica della confusione tattica in cui era caduta la Roma: Karsdorp era infatti uscito troppo presto dalla linea difensiva, costringendo Mancini a tamponare in fascia Young, e consequenzialmente Smalling a inseguire Lautaro molto largo, così sul cambio di fronte rapido Spinazzola si è trovato da solo contro Hakimi e Barella, e l'esterno è stato bravissimo a puntarlo per poi entrare in area sul sinistro e spedire la palla ad accarezzare traversa e palo.
La Roma allora si è innervosita, Mancini è stato ammonito per un fallo inutile (alla fine, buona notizia, l'unico difensore risparmiato è stato Ibanez, l'unico dei tre diffidati), stessa sorte toccata a Bastoni per un fallo su una ripartenza romanista culminata in un corner: ma Di Bello ha clamorosamente preferito far battere la punizione poco dopo la metà campo in una davvero bizzarra interpretazione della regola del vantaggio. Poi è stato fischiato un fallo a Dzeko che era saltato dritto in area resistendo ad un intervento scomposto di Handanovic, col fischio beffardo dell'arbitro proprio mentre la palla stava arrivando a Veretout, con il portiere sloveno a terra. E non solo: al 30' Mkhitaryan, servito da un acrobatico controllo di Pellegrini, è stato decisamente spostato da Hakimi al momento del tiro, sempre con Di Bello impassibile. Ma la Roma quest'anno sa essere più forte di tutto ed ha rialzato il ritmo costringendo alle corde Conte, che poi ci ha messo del suo con tre cambi che hanno spento la sua squadra: Perisic, Gagliardini e Kolarov al posto di Lautaro, Vidal e Hakimi. Fonseca dopo il tardivo inserimento di Peres per Spinazzola ha messo anche Cristante (togliendo Veretout e non il portentoso Villar che a un certo punto sembrava non averne più ed invece è stato il re del finale), Cristante, Smalling, Karsdorp, Dzeko e Mancini hanno avuto il destro del pareggio, ma hanno sempre calciato male o trovato ostacoli sulla via della gloria. Ma sul cross (indovinate?) di Villar su calcio d'angolo battuto corto al 41', Mancini ha svettato ancora su Skriniar (che è crollato a terra piagnucolando) e ha infilato l'angolino alla destra di Handonovic. E nei nove minuti finali a vincere ha provato più la Roma, a conferma di una mentalità ormai acquisita che fa inorgoglire i tifosi che continuano a soffrire da lontano.