E pensare che questa partita Edin avrebbe potuto giocarla con la maglia a strisce nerazzurre. Invece la disputerà, dal primo minuto, con la casacca giallorossa e la fascia di capitano al braccio. Per Dzeko quella di oggi è una partita da sliding doors, una sfida per cui viene quasi naturale chiedersi: «E se le cose fossero andate diversamente?». Preferiscono non pensarci i tifosi romanisti, felicissimi della permanenza nella Capitale del bosniaco, ormai terzo miglior goleador nella storia del club con 114 gol. Ma, già nel gennaio del 2018, il numero nove sembrava in procinto di fare armi e bagagli in direzione Londra Nord. Lo voleva, al Chelsea, proprio Antonio Conte, che nel frattempo si è accomodato sulla panchina dell'Inter (preferita a quella della Roma): alla fine non se ne fece più niente; Edin rimase e contribuì in maniera determinante al terzo posto in Serie A e al raggiungimento delle semifinali di Champions League. Semifinali ottenute schiantando anche i Blues nel girone "di ferro": a Stamford Bridge due gol, tra cui la botta al volo di sinistro che Dzeko stesso ha eletto migliore rete in maglia giallorossa. Lui, che proprio contro l'Inter aveva segnato il gol capace di sbloccarlo definitivamente (il 2 ottobre 2016), è stato poi a un passo dal trasferimento a Milano. Di mezzo, anche stavolta, c'era il tecnico salentino: nell'estate del 2019, appena arrivato in nerazzurro, Conte aveva chiesto come primo rinforzo il centravanti bosniaco. Sognava la coppia Lukaku-Dzeko, ma alla fine s'è dovuto accontentare del solo belga; lo sgambetto glielo fece l'amico Petrachi, che fu chiaro: «In sede di mercato - disse - la Roma non si farà prendere alla gola da nessuno». Morale della favola: il 16 agosto Edin rinnovò fino al 30 giugno 2022 con la Roma. Niente Inter, niente Juventus: Dzeko rimase («La Roma è casa mia», disse annunciando il prolungamento contrattuale) e, con la partenza di Florenzi assunse anche i gradi di capitano. Con buona pace di Antonio Conte, che da Manchester (sponda United) prelevò Lukaku e Sanchez.

Il mestiere del gol

Acciaccati nel turno infrasettimanale, Dzeko e Lukaku si sono accomodati in panchina mercoledì, sostituiti rispettivamente da Borja Mayoral e Sanchez, ma con destini opposti: lo spagnolo ha guidato la Roma alla vittoria contro il Crotone, mentre il cileno ha sbagliato un rigore a Marassi, contribuendo al ko per 2-1 contro la Samp. Entrambi sono andati in campo nel finale, giusto per mettere qualche minuto nelle gambe in vista della partita di oggi. Per le due squadre è una settimana cruciale: i giallorossi sono attesi dal derby venerdì, i nerazzurri mercoledì hanno gli ottavi di Coppa Italia con la Fiorentina e domenica il derby d'Italia contro la Juventus. I centravanti sono pronti a guidare i rispettivi attacchi, forti dell'esperienza in ambito internazionale e di un feeling con il gol che fa di loro i prototipi ideali del numero nove: giocano per e con la squadra, partecipano alla manovra e spesso ne sono i finalizzatori. Attaccanti moderni e completi: forse più spietato il belga, ma sicuramente più tecnico Edin, che ha i piedi di un fantasista, a differenza del collega.
Hanno vestito le maglie dei due club di Manchester, ma il precedente che Dzeko ricorda con maggior piacere è senza dubbio quello del 3 maggio 2014, quando Lukaku vestiva la maglia dell'Everton: una doppietta del bosniaco permise al City di vincere (3-2, segnò anche Romelu) a Goodison Park e di agganciare il Liverpool in testa alla classifica. Uno step decisivo verso la conquista della seconda Premier League per Edin. Che, però, in Italia non ha ancora battuto l'amico e rivale: la speranza è che oggi possa essere la volta buona.