Crotone, minuto 90 o giù di lì. Mancini azzarda un alleggerimento alle sue spalle che rischia di appesantire la domenica calabrese instradata sulla tranquillità dopo mezz'ora. Messias si avventa sul pallone, trovando fra sé e la porta soltanto Pau Lopez, che non soltanto si mostra tempestivo nel chiuderla lanciandosi fra i piedi dell'avversario, ma indovina anche la necessaria scelta di tempo per non causare il rigore. Risultato: 3-1 in cassaforte e ansia evitata nel recupero.

Tutto dopo aver tolto un altro pallone indirizzato sotto l'incrocio dei pali con un gran colpo di reni. Un altro rimedio preventivo alle preoccupazioni, passato in secondo piano per colpa del gol arrivato sugli sviluppi del corner successivo proprio alla parata. Ma certo la sua prestazione nell'ultimo turno resta largamente positiva, come in quasi tutte le altre occasioni stagionali che gli sono state concesse.

Fa eccezione il match contro il Torino, in cui una sua goffa respinta ha permesso il tap-in vincente a Belotti. Ma il mero bilancio numerico messo insieme da Pau Lopez in questa seconda annata da romanista - al di là di ogni giudizio tecnico - parla chiaro: undici presenze (dieci da titolare, una da subentrato), dieci vittorie e un pareggio, sette reti incassate (di cui due su rigore e una su autogol), quattro clean sheet. Non sarà la reincarnazione di Jascin, ma nemmeno la jattura troppo spesso dipinta negli ultimi tempi a discapito dei fatti.

Certo, lo spagnolo paga una serie di errori marchiani risalenti all'ultima parte del 2019-20, su tutti quelli nell'infausta sfida di Europa League contro il Siviglia, costata l'interruzione senza appello del percorso in coppa. E se il finale di un film rischia di imprimersi maggiormente nella memoria rispetto alle scene precedenti, è anche vero che le sue prestazioni sono apparse quantomeno discutibili dalla ripresa dell'attività agonistica post-lockdown, tanto da costargli il posto a vantaggio di Mirante e da indurre la Roma ad ascoltare possibili offerte nell'ultima sessione di mercato per il proprio ex-titolare.

Le proposte però non sono arrivate, almeno non tali da evitare minusvalenze (il cartellino di Lopez è costato 23 milioni più altri 7 legati con una complessa formula all'ex Sanabria) e così il catalano ha dovuto accettare di ripartire alle spalle del collega più anziano. Un portiere che è comunque risultato sempre affidabile da quando è nella Capitale (almeno fino alla doppia débacle di Napoli e Bergamo) in caso di necessità. L'ultima volta prima di scalare le gerarchie è stata proprio sul finire della scorsa stagione, quando Pau è rimasto bloccato dalla frattura del polso, non proprio l'ultimo dei problemi per chi deve usare le mani più dei piedi. Un infortunio che ha prolungato lo stop degli allenamenti per la pandemia e ha probabilmente inciso sul suo rendimento estivo. Diciamolo sottovoce, ma la nuova fase sembra incanalata nel verso opposto. E a giovarne sarebbe soprattutto la Roma.