Di solito piovono gol, ma in assoluto sono le emozioni a caratterizzare le sfide tra Roma e Inter allo Stadio Olimpico. E, prima ancora, al Motovelodromo Appio e a Campo Testaccio. Nel primo si tiene il primo confronto ufficiale in casa nostra, il 4 marzo 1928: lo vinciamo con un netto 3-0 che porta le firme di Cappa, Fasanelli e Bussich. Le prime quattro sfide nella Capitale sono a senso unico, ce le aggiudichiamo tutte noi; è dall'inizio degli Anni 30 che la sfida comincia a farsi più combattuta ed equilibrata.

Equilibrio che non esiste, però, il 31 maggio 1942: la Roma di Schaffer, alla terzultima di campionato, gioca a tennis contro l'Ambrosiana-Inter di Molnar: 6-0 il risultato finale, con doppiette di Pantò e Borsetti e gol di Amadei e Coscia. Ma la notizia ancor più bella arriva quel giorno da Venezia, dove i lagunari battono 3-1 il Torino: i giallorossi effettuano dunque il sorpasso e, di lì a due settimane, conquisteranno il primo tricolore della loro storia.

Le sfide si confermano combattute anche negli anni a seguire, compreso il decennio dei Sessanta in cui i nerazzurri sono un'autentica corazzata: ma il 5 maggio (una data di certo non fortunata, per loro...) del 1963 Manfredini e compagni strapazzano gli uomini di Herrera con un altro 3-0. Nelle stagioni seguenti torna a regnare l'equilibrio, complice la graduale crescita della Roma, che anno dopo anno si fa sempre più forte, fino all'apoteosi del 1982-83: il secondo Scudetto, atteso quarantuno anni, passa anche da un preziosissimo 2-1 rifilato ai milanesi il 12 dicembre 1982. Falcao e Iorio, eroi già qualche giorno prima nella storica rimonta di Coppa Uefa contro il Colonia, timbrano ancora; nel finale accorcia Altobelli. È uno step fondamentale verso il tripudio tricolore, una dimostrazione di maturità da parte della banda guidata da Liedholm.

Qualche anno dopo le due squadre si sfidano in finale di Coppa Uefa: dopo il ko per 2-0 a San Siro (in una gara fortemente condizionata dalla direzione arbitrale), il 22 maggio 1991 ai giallorossi non basta il gol di Rizzitelli; è proprio Ruggiero l'uomo-copertina di quell'impresa sfiorata, e le sue lacrime - anche a distanza di trent'anni - non smettono di emozionare e di ricordarci cosa significhi davvero la Roma, al netto di qualsiasi discorso retorico. E cosa sia la Roma ce lo ricorda anche un'altra sfida con l'Inter: quella del 12 maggio 1996, quando la Curva Sud saluta il "Principe" Giannini, in procinto di trasferirsi allo Sturm Graz. Peppe è assente per squalifica, ma il messaggio del popolo giallorosso è da pelle d'oca: nella parte alta della Curva campeggia un suo ritratto; sotto, tre striscioni recitano: «Solo chi la ama e soffre per la maglia ha il diritto di onorarla... per sempre. Grazie Capitano!». Firmato: Cucs Roma.

Anche il terzo tricolore passa da una vittoria contro i nerazzurri: è il 4 marzo 2001 e a salire in cattedra è Vincenzo Montella; dopo essere andati sotto, prima sfiora con i capelli una punizione di Assunçao che vale l'1-1 (il gol viene assegnato al brasiliano), poi insacca il vantaggio. Prima dell'intervallo è ancora Vieri a firmare il 2-2 e nel secondo tempo è un assedio giallorosso. Il gol, però, arriva solo a 4' dalla fine quando l'Aeroplanino - nonostante l'altezza modesta - vola in cielo e di testa fa esplodere lo Stadio Olimpico: dopo tanta panchina è il suo momento di gloria. Dopo Calciopoli, Roma e Inter diventano contendenti per il titolo: sfide infinite, in cui non mancano polemiche e veleni, ma la banda Spalletti porta a casa due Coppe Italia e una Supercoppa. Ora in palio torna ad esserci tanto, proprio come qualche anno fa: quel che è certo è che le emozioni non mancheranno. In Roma-Inter non mancano mai.