Fa un certo effetto vedere la classifica adesso, dopo aver trascorso l'Epifania senza alcuna sofferenza, se non quella del cuore per l'incidente stradale di Morgan De Sanctis che ha movimentato la vigilia di questo Crotone-Roma, ma con la gioia sportiva di una pratica calcistica sbrigata con l'autorevolezza della grande squadra, scansando l'insidia della partita da vincere a tutti i costi (e nella storia quante volte è capitato invece di non vincerle sfide così...) e chiudendola addirittura in 35 minuti, con una doppietta di Borja Mayoral, il sostituto di Dzeko, e il settimo sigillo di Mkhitaryan, che invece è forse l'unico insostituibile per Fonseca, e che oltre ai gol ha fatto fino a oggi anche sette assist (ieri il primo per Borja) per un grado di incisività che lo mette sullo stesso piano di Bruno Fernandes dello United e Kane del Tottenham nel podio dei giocatori più performanti dei primi cinque campionati europei. Poi nel finale un certo rilassamento ha favorito il gol del Crotone (il primo segnato alla Roma al quinto confronto della storia) e dunque qualche batticuore nel finale, ma solo per il fatalismo tifoso, non certo per ciò che il campo ha mostrato. Altri tre punti, dunque, terza vittoria consecutiva, decima su dieci partite giocate contro squadre più deboli, e tredicesima trasferta (sulle 27 di Fonseca) in cui la Roma ha segnato almeno tre gol. Davvero numeri lusinghieri che consolidano la squadra al terzo posto, ora a soli tre punti dall'Inter, sconfitta ieri dalla Sampdoria appena battuta dalla Roma: e domenica all'ora di pranzo c'è proprio il confronto tra Fonseca e Conte. Una vittoria della Roma timbrerebbe il passaporto per partire con i sogni, una sconfitta limiterebbe le ambizioni alla zona Champions: comunque vada, la squadra si è già meritato il rispetto della sua gente.

Ieri per esempio ha avuto la capacità di mettere il campo in discesa sin dall'inizio, con il gol che all'8' ha subito indirizzato la partita, grazie ad un perfetto assist di Mkhitaryan, aperto a sinistra, a beffare la linea sempre esageratamente alta di Stroppa: anche se poi ci vuole il piede dell'armeno per raggiungere esattamente la postazione occupata in area da Borja Mayoral senza far intervenire sulla traiettoria né Golemic né Cuomo, inermi accompagnatori dello spagnoli nella corsa verso la porta. La partita il Crotone come al solito non l'aveva impostata male, ma la coperta sempre troppo tirata in avanti contro le grandi squadre a volte diventa davvero troppo corta: così i tre difensori centrali calabresi (per modo di dire, l'unico italiano del gruppo è Cuomo, campano) restano sempre soli a difendere uomo su uomo, così la differenza la fanno i valori tecnici, anche nel giorno in cui Fonseca (regolarmente in panchina dopo aver raggiunto Crotone con un volo privato in mattinata) rinuncia a tre dei suoi migliori giocatori offensivi, uno per costrizione (l'infortunato Pedro), due per scelta tecnica in vista dell'Inter (Dzeko e Pellegrini) e dentro finiscono l'evanescente Carles Perez e lo spietato Borja Mayoral. Sì perché il vice Dzeko non si è limitato ad appoggiare quell'assist in rete a un metro dalla porta, ma al 29' ha definitivamente indirizzato la sfida con un gol bellissimo: è successo che Cristante (folgorante nella prima mezz'ora) abbia rubato altissimo una palla senza commettere fallo su Simy e l'abbia lasciata allo spagnolo che prima ha pensato di allargare a sua volta verso Perez, poi non ci ha pensato più, ha chiuso gli occhi e ha calciato di collo esterno mandando la palla dritto per dritto all'incrocio dei pali, lontano dalle mani tese del povero Cordaz, allibito anche lui dalla precisione della battuta un po' come tutti quello che avevano sprezzantemente commentato l'ingaggio del giovane spagnolo (classe 1997) da parte della Roma.
Non pervenuto il Crotone. O meglio, nel palleggio gli uomini di Stroppa come al solito arrivavano quasi agevolmente oltre la metà campo, ma poi perdevano altrettanto facilmente la strada, grazie anche alle aggressive marcature del dispositivo difensivo romanista, nella formazione tipo con Mancini, Smalling e Ibanez (Kumbulla entrerà solo nel secondo tempo al posto del brasiliano, ammonito: ora è in diffida). L'unico lampo un sinistro di Messias (davvero un gran bel talento, peccato solo per la non più giovanissima età, ha appena compiuto 30 anni) deviato da Ibanez e respinto da Pau Lopez. Al 33' una prodezza tottiana di Cristante su palla ricevuta direttamente dal portiere ha aperto il campo a Karsdorp, immediato il cross basso ancora per Mayoral che ha anticipato Golemic che l'ha steso: giallo e rigore, trasformato da Mkhitaryan in assenza di Veretout. Roma molto cinica, ha messo a frutto le occasioni lasciando persino il possesso palla maggiore agli avversari. Poi nel finale per un eccesso di accademia non si è segnato ancora, prima con Cristante e poi con Mayoral.

Nella ripresa è stata ancora la Roma a partire forte e Fonseca, rassicurato, ha messo Kumbulla e fatto riposare Mkhitaryan per inserire Pellegrini che appena entrato si è trovato sul sinistro la palla del quarto gol, al culmine di un'altra bellissima azione passata sui piedi di Villar, magnifico regista, e rifinita da Cristante, ma Cordaz è volato a respingere. E lì la Roma s'è un po' spenta, ha abbassato la tensione e ha concesso al 25' agli avversari il loro primo, storico gol, segnato di testa da Golemic svettando dal primo palo all'indietro su un corner nato peraltro da una prodezza di Pau Lopez che aveva appena impedito a Messias di segnare di testa volando all'incrocio dei pali. E nel finale, con Dzeko e Veretout in campo, un clamoroso errore di Mancini in un retropassaggio senza guardare aveva servito ancora a Messias la palla che avrebbe dato un senso diverso agli ultimi quattro minuti (più i 4 di recupero), ma per fortuna Pau è uscito tempestivamente chiudendo la strada al brasiliano e sul successivo tentativo di Simy è stato Peres a respingere sulla linea.