L'ex centrocampista della Roma Damiano Tommasi ha rilasciato un'intervista ai microfoni di TMW Radio. L'ex centrocampista ha trascorso 10 stagioni con la maglia giallorossa (vincendo il terzo Scudetto) e dal 2011 al 2020 è stato alla presidenza dell'Associazione Italiana Calciatori. Queste le sue parole.

Roma, Fonseca è l'uomo giusto su cui puntare?
"Se i giocatori ne parlano bene, vuol dire che ci sa fare. Una cosa che mi ha stupito è il fatto di essersi adattato alla realtà in maniera sobria e pacata. Negli anni ha dimostrato di saper comunicare fuori dal campo. La squadra ha esaltato e deluso, ma Roma alterna questi momenti in maniera esagerata".

Chi il favorito per il campionato?
"Sarà una stagione atipica. Ho il sentore che da oggi inizi un nuovo campionato. Il calendario fitto e le coppe che entreranno nel vivo condizioneranno il rendimento delle squadre e cambierà il volto del campionato. Ad oggi solo una squadra può perderlo ed è la Juve, che ha dimostrato in questi anni quello che serve, ossia quell'equilibrio mentale fondamentale per arrivare fino in fondo".

Cosa salvare di questo 2020?
"È stato un momento che ci ha riportati con i piedi per terra. La pandemia ci ha fatto rivalutare tante cose, gli affetti, le persone a noi vicine. Sono cose che avevamo trascurato". 

E' tornato anche il calcio con i piedi per terra?
"Non mi sembra. C'è un problema economico ma le prospettive del calcio sono comunque quelle di un mondo che avrà sempre di più da dividere. Il simbolo della pandemia è stata la partita del cuore senza tifosi. Lo sport fa a meno dei tifosi ora, ovvio però che non può farne a meno in futuro. Ma ora è un problema".

Crisi del calcio: cosa potrebbe fare un calciatore oggi?
"Scendere in campo, nonostante tutto, come è successo finora. La stesura del contratto avviene negli uffici delle società e non nelle case dei calciatori. Chi fa i contratti non è il calciatore, che non ha il coltello dalla parte del manico. Di sicuro è mancata la lungimiranza sull'investire nelle strutture, negli investimenti sugli stadi o sui centri sportivi. I calciatori hanno sempre mostrato la loro professionalità, perché è nel loro interesse che tutto sia in attivo". 

Forbice tra Serie A e campionati minori destinato ad aumentare?
"Se vediamo le risorse delle squadre, sono molte più di qualche anno fa. Il grande tema, non solo a livello nazionale ma anche europeo, è quello della redistribuzione verso le categorie inferiori. Chi viene promosso non può essere troppo indietro rispetto alle altre o spendere tanto per mantenersi". 

Ha ancora senso avere la Serie C professionistica?
"Negli anni si è assestata la situazione, ma se le risorse che arrivano dall'altro diminuiscono, sarà un problema".

Un suo pensiero su Juve-Napoli:
"Difficile discutere una sentenza non avendo gli elementi. Il virus condiziona tutti, è difficile anche mettersi nei panni di chi deve pensare alla salute pubblica. Sempre meglio che le partite si giochino, ma ci sono casi particolari in cui si deve intervenire".