Il pugno al cielo plumbeo di Damiano Tommasi e il senso di Torosidis per la neve: due istantanee da Bergamo, dove oggi la Roma è attesa da una partita fondamentale contro una delle sfidanti dirette per un posto in Champions League l'anno prossimo. Tornati stabilmente in Serie A nel 2011 dopo una serie di saliscendi durati circa novant'anni, i bergamaschi nelle ultime due stagioni si sono imposti in Italia come una delle realtà più solide, facendo bella figura anche in Europa. Non era di certo così agli albori del ventunesimo secolo, quando i giallorossi si accingevano a conquistare con una cavalcata leggendaria il terzo tricolore della loro storia, atteso diciotto lunghi anni.

Era il 7 gennaio 2001, prima partita dopo la sosta natalizia, e la Roma di Fabio Capello arrivava all'impegno in terra lombarda con molte assenze. Senza Zebina, Emerson, Assunçao e soprattutto Batistuta, il tecnico di Pieris chiede ai suoi una vittoria per tenere a distanza di sicurezza le inseguitrici. Si gioca sotto il diluvio universale, fa un freddo cane e il terreno di gioco è un pantano di fatto impraticabile. Ma a Delvecchio bastano cinquanta secondi per sbloccare il risultato e indirizzare la gara nel migliore dei modi: per SuperMarco è il primo gol in campionato (era a secco da marzo) e risulta pesante come un macigno. Totti e compagni non si tirano indietro di fronte al gioco duro della Dea, che a settembre aveva eliminato la Roma dalla Coppa Italia, provocando una dura contestazione a Trigoria da parte dei tifosi giallorossi. Ma questa è un'altra Roma e lo dimostra poco prima dell'intervallo, andando a ipotecare la vittoria: Tommasi, da posizione defilata all'interno dell'area bergamasca, lascia partire un missile dopo un rimpallo difensivo su tiro di Batistuta e trafigge il suo futuro compagno Pelizzoli. L'Anima Candida scaglia un pugno al cielo, quasi a volerlo sfidare, quasi a volergli ricordare che per quell'anno non c'è storia: ogni ostacolo - che sia all'interno del campo o al di fuori - verrà superato da un gruppo ai limiti dell'invincibile. A metà secondo tempo l'espulsione di Cristiano Zanetti è utile solo per tabellini e almanacchi, non per l'Atalanta di Vavassori: Aldair e compagni fanno buona guardia e il risultato non cambia. E la Juventus scivola a meno otto.

Tris in bianco

Di bianco vestita, la Roma allenata da Aurelio Andreazzoli si reca a Bergamo il 24 febbraio 2013 con l'obiettivo di dare continuità alla prestigiosa vittoria contro la Juventus firmata dal bolide di Totti. L'Atalanta di Colantuono passa subito in vantaggio con Livaja, ma Marquinho ristabilisce la parità. Pjanic ci porta in vantaggio alla mezz'ora con un magistrale calcio di punizione dei suoi, ma prima dell'intervallo è ancora Livaja a colpire per il 2-2. Nella ripresa la nevicata si fa sempre più intensa, ricoprendo il manto verde dello Stadio Atleti Azzurri d'Italia di bianco; un bianco perfettamente in tinta con le divise di Lamela e soci. Ma è proprio quando il meteo concede una tregua che la Roma colpisce con la zampata che vale i tre punti. Bradley, dalla trequarti, vede l'inserimento di Torosidis e lo serve con un gran lancio: il greco è defilatissimo e in mezzo all'area non c'è nessuno pronto a raccogliere l'eventuale cross; il greco allora colpisce di testa, quasi alla testa, e la parabola che ne esce scavalca Consigli e termina in rete. È il gol della vittoria: alla fine, a rimanere in bianco è la Dea.