Tre minuti e trentanove secondi. Tanto basta a Daniele De Rossi, nel giorno del suo esordio con la maglia della Nazionale maggiore, per timbrare il cartellino. Un gol pesante, quello dell'allora 21enne centrocampista di Ostia: è la rete che dà di fatto inizio alla cavalcata che si concluderà circa due anni dopo a Berlino con la vittoria della Coppa del Mondo.

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Il 4 settembre 2004 allo Stadio "La Favorita" di Palermo contro la Norvegia Lippi lancia dal 1' minuto Daniele, reduce dal successo nell'Europeo Under-21. Gli azzurri vanno subito sotto a causa del gol dell'ex romanista Carew, ma riescono a replicare subito con la zampata mancina di De Rossi: un gol da vero bomber, nel cuore dell'area di rigore, ad anticipare l'intervento del difensore avversario. Passa poco più di un mese e DDR si ripete, stavolta contro la Bielorussia: l'Italia vince 4-3 al "Tardini", segna anche una doppietta Francesco Totti.

Quindi i Mondiali del 2006, l'espulsione contro gli USA per la gomitata a McBride e il ritorno in finale, giusto il tempo di tirare - e segnare - un rigore che pesa come un macigno. Lo spara all'incrocio dei pali, con rabbia e determinazione. Quindi la festa al Circo Massimo, Seven Nation Army cantata da tutto il Paese.

Con l'arrivo di Donadoni in panchina, la Nazionale vuole ripetersi a Euro 2008: Daniele veste la maglia numero 10, nella fase a gironi un suo gol su punizione (deviata da Trezeguet) consente agli Azzurri di accedere ai quarti di finale, ma contro la Spagna i rigori sono fatali. È tra i leader dell'Italia che si qualifica ai Mondiali sudafricani del 2010 e all'esordio contro il Paraguay evita la sconfitta con un colpo di piatto sugli sviluppi di un corner. La Nazionale va comunque fuori al primo turno, pareggiando con la Nuova Zelanda e perdendo contro la Slovacchia.

Cambia il ct, non la guida in mezzo al campo: anche Prandelli affida a De Rossi le chiavi della squadra in vista di Euro 2012. L'attuale capitano romanista lo ripaga con prestazioni sontuose, ma anche stavolta c'è la Spagna a rovinare la festa, proprio all'ultimo atto. Dopo il fallimento di Brasile 2014, Prandelli lascia il posto ad Antonio Conte: anche per l'ex juventino, Daniele non si tocca. Agli Europei francesi tre gare da titolare, quindi un problema fisico che gli impedisce di giocare la semifinale, persa ai rigori contro la Germania.

Con Ventura due gol nelle qualificazioni per la Coppa in Russia, ma gli Azzurri vengono buttati fuori ai playoff dalla Svezia. L'immagine-simbolo è Daniele che, chiamato per scaldarsi a San Siro nel match di ritorno, suggerisce allo staff di far scaldare Insigne: «Dovemo vince'!», si legge nel labiale. Non entra, chiudendo a 117 presenze. Almeno così si credeva. Perché cambiano i ct, ma Daniele c'è sempre.